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L’oro delle Nazioni - (1 di 2) - Italia e Germania a confronto
di Vincenzo Rampolla
Di chi è l'oro dello Stato italiano?
Grazie all’intesa con la BCE, i lingotti delle riserve auree della penisola sono affidati a Bankitalia a Roma, Palazzo Koch. Tempo fa il Governo italiano propose di usarne parte per risolvere problemi di bilancio, è normale che le riserve auree del Paese facciano gola ai politici nostrani. Secca reazione da Bankitalia: Opero nel rispetto delle regole fissate dal Sistema Europeo delle Banche Centrali, cioè della BCE. Devo sottostarvi. È storia di alcuni passi indietro nel tempo, quando una cricca di uomini dei partiti di maggioranza e opposizione uniti nell’impresa sperarono che la vendita dei lingotti potesse risolvere i problemi di bilancio italici, sterilizzando l'Iva (con rincari automatici delle entrate negoziati con l’UE, a fronte di spese pubbliche già decise e fatte in passato). Mossa ardita. Con gli attuali regolamenti, è vietato. Al massimo l'oro può essere utilizzato come garanzia per un prestito, come si fece negli anni '70 con un finanziamento concesso dalla Bundesbank tedesca.
Nell'ambito degli indirizzi definiti dal Consiglio direttivo della BCE, esordì Visco nella relazione al bilancio 2018: La legge del 2014 non dà alcun diritto ai Partecipanti [Banche, Enti Statali primari] sulle riserve auree e valutarie della Banca d'Italia, la cui custodia e gestione costituisce uno dei compiti primari assegnati alle Banche Centrali dal Trattato sul funzionamento dell'UE.
Giù le mani quindi dalle riserve auree, non si toccano. Stessa posizione fu espressa da Draghi in una risposta scritta all'interrogazione presentata da parlamentari europei. Secondo le dichiarazioni ufficiali, l'Italia detiene 2.451,8 t metriche * d'oro, pari al 4° ammontare di oro al mondo, dopo Germania, Usa e FMI. Questa riserva - formata da lingotti d’oro puro e monete di epoche e Nazioni diverse - non è tutta detenuta a palazzo Koch: 1.100 t stanno a Roma, l’altra metà è alla Federal Reserve Bank di New York. Altre parti sono sparpagliate a Londra, presso la Banca d’Inghilterra e a Berna, nei forzieri della Banca Nazionale Svizzera per conto della Banca dei Regolamenti Internazionali, come mostrato in tabella (t = tonnellata):
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Paese |
t |
% |
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Regno Unito |
141,2 |
5,76 |
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Svizzera |
149,3 |
6,09 |
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Stati Uniti |
1.061,5 |
43,29 |
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Italia |
1.100,0 |
44,86 |
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Totale |
2.452,0 |
100,00 |
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In totale, secondo gli ultimi dati disponibili, a Bankitalia le riserve d'oro sono in 95.493 lingotti del valore di €212,7 Mld (attualizzato a marzo 2025 con quotazioni a €87/g, metà del valore attuale).
L’origine è storica. Fino agli anni ’60 le riserve auree erano detenute dall'Ufficio Italiano dei Cambi (UIC), autorità fondata nel 1945 con compito di gestire le riserve valutarie straniere dell’Italia, oro compreso. Poi, iniziarono massicci trasferimenti di oro dall'UIC a Bankitalia, oltre 1.800 t metriche. Fu allora che la funzione principale dell’Istituto diventò la gestione delle sole riserve valutarie, escluse le riserve auree e a gennaio 2008 l’UIC trasferì tutte le sue funzioni a Bankitalia.
L'oro dell'Italia nelle mani di Trump. Quando Meloni diceva a Trump: Riportiamolo a casa. Lui le ha risposto: Con Musk vogliamo vedere se è ancora lì. Se l'oro non ci sarà saremo molto arrabbiati, questo durante il suo intervento al CPAC, il Raduno Internazionale dei Conservatori più importante dell'anno, presente anche Meloni. Dunque il Presidente USA vuole ispezionare il caveau del leggendario deposito delle riserve aurifere americane. Sospetta che, per un motivo imprecisato, l'oro non sia più lì, mentre il 43 % delle riserve italiane, pari a €85 - 92 Mld in lingotti sono in mano americana (attualizzati tra dicembre 2024 - maggio 2025). Il segretario al Tesoro, Scott Bessent conferma che ogni anno viene effettuato un controllo e assicura che tutto l'oro è presente e contabilizzato. E l'oro moltiplica le fissazioni di Trump.
La Germania protesta. Berlino reclama l'oro depositato nei caveaux Usa. Non si fida più dopo il cambiamento nelle relazioni transatlantiche e l'imprevedibilità del Presidente Trump. La Germania detiene la seconda riserva aurea nazionale più grande al mondo dopo gli Usa, di cui 1.236 t sono depositate a New York, attualizzato a €164 Mld con quotazioni 2026. Emanuel Mönch, economista e ex responsabile della ricerca presso la Bundesbank (Banca Centrale tedesca), ha richiesto il ritorno in Patria dell'oro e ha dichiarato al quotidiano finanziario Handelsblatt: È troppo rischioso conservarlo negli Usa. Data l'attuale situazione geopolitica non è prudente immagazzinare così tanto oro fuori dal Paese. Nell'interesse di una maggiore indipendenza strategica dagli Usa, la Bundesbank farebbe quindi bene a considerare il rimpatrio dell'oro.
Mönch è solo l'ultimo di una serie di economisti a sostenere che tale mossa sarebbe in linea con una maggiore indipendenza strategica reclamata agli USA negli ultimi mesi dalla prima economia europea. Anche Michael Jäger, Presidente Associazione Contribuenti europei e dell’Associazione Contribuenti tedeschi, ha dichiarato: È ora che Berlino faccia i propri passi […] Il palese desiderio degli Usa di impossessarsi della Groenlandia dovrebbe allarmare. Trump è imprevedibile e fa di tutto per raccattare entrate per il proprio Paese. Ecco perché il nostro oro non è più al sicuro nelle casseforti della Fed. Cosa succederebbe se la provocazione in Groenlandia continuasse? Il rischio che la Bundesbank non possa più accedere ai lingotti depositati aumenta. Pertanto Berlino dovrebbe recuperare le riserve.
Jäger ha ammesso di aver scritto l'anno scorso alla Bundesbank e al Ministero delle Finanze, esortandoli a rispedirci il nostro oro. Fino a ieri, la questione dell'oro era appannaggio della destra Alternative für Deutschland, che ne ha più volte sollecitato il ritorno per motivi patriottici. Ora si è arrivati al dibattito pubblico. Chi caldeggia il ritorno dell'oro è anche Katharina Beck, portavoce per le finanze dei Verdi, opposizione nel Bundestag. Per lei: I lingotti sono un’importante ancora di stabilità e fiducia e non devono diventare pedine nelle controversie geopolitiche. Clemens Fuest, Presidente dell'Istituto per la ricerca economica, ha messo in guardia contro il recupero dell’oro: Potrebbe portare a conseguenze indesiderate, gettando benzina sul fuoco della situazione attuale.
Le riserve auree della Germania ammontano a circa €450 Mld. Poco più della metà è custodita presso la Bundesbank di Francoforte, circa il 37% nei caveaux della Federal Reserve, New York e il 12% presso la Banca d'Inghilterra, Londra, centro mondiale del commercio dell'oro. La Bundesbank afferma di effettuare regolarmente verifiche delle scorte in deposito. Lo scorso ottobre alle riunioni del Fondo monetario internazionale a Washington, il Presidente della Banca Centrale tedesca Joachim Nagel ha assicurato: Non c’è nessun motivo di preoccupazione per l'oro tedesco detenuto presso la Federal Reserve. Frauke Heiligenstadt, portavoce del Gruppo Parlamentare per la Politica Finanziaria dei Socialdemocratici, pro Governo Merz, ha aggiunto: Pur comprendendo le preoccupazioni relative alle riserve auree, non c'è motivo di farsi prendere dal panico. Le riserve auree della Germania sono ben diversificate. La nostra capacità di intervento è garantita. Avere oro negli Usa ha senso perché Germania, Europa e Usa sono strettamente legati in termini di politica finanziaria. Heiligenstadt, poeta diplomatico. Da che parte sta?
(Consultazione: Report Banca d’Italia; Alessandra Zavatta, Il tempo - 24 gennaio 2026; Andrea Bonzi, Il Resto del Carlino - 29 mar 2019; Cesare Treccarichi, giornalista, 24 febbraio 2025).
* Tonnellata metrica: Tonnellata di 1,000 kg = 2,205 pound
Tonnellata corta: Tonnellata di 907 kg= 2,000 pound
Tonnellata lunga: Tonnellata imperiale di 1,016 kg = 2,240 pound.
Oro: $166 – 167/ g; Oro: € 131 – 132/ g; Oncia = 28,5 - 31,1 g;
Oncia valore in $: 2.390 – 4.600; Oncia valore in €: 3.950 – 4.160; 1 t = 32.000 Once;
8.133 t x 32.000 once= 261 M once x $4.300 = $ 11,22 M.

