Aggiornato al 27/01/2023

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Léa Roche (Francia, 1964 -    ) – Hope 2023

 

Come si prospetta il 2023?

di Bruno Lamborghini

 

Tutte le previsioni effettuate negli ultimi mesi del 2022 relativamente all’anno 2023 hanno espresso forti preoccupazioni e incertezze, dopo un 2022 partito bene e finito male, con prospettive a crescita zero o negative per l’Europa e per gli USA, una inflazione ancora elevata, interventi pesanti da parte delle Banche Centrali (Fed e BCE) con ulteriore crescita dei tassi e riduzione di base monetaria, in presenza di una guerra che non appare terminare.

A inizio 2023 peraltro il clima sembra migliorare: l’indice dei prezzi di dicembre in USA si è ridotto al +6.3% rispetto all’8/9% dei mesi precedenti, la disoccupazione è tra il 4 ed il 5% creando problemi di offerta di lavoro (skill shortage) rispetto a richieste crescenti delle imprese. Si prevede in USA un First Quarter 2023 negativo, seguito da andamenti moderatamente positivi. La politica restrittiva della Fed dovrebbe rallentare e fermarsi al 5% dei tassi base con possibili effetti positivi sulla ripresa dei mercati azionari, già in qualche misura espressi all’inizio del 2023. I titoli azionari penalizzati sinora dalla crescita dei tassi obbligazionari potrebbero presentare nel 2023 segni di graduale recupero.

Secondo Prometeia, il GNP USA nel 2023 crescerebbe peraltro solo dello 0.4% con una inflazione media del 3.8%. In Europa UEM non vi sarebbe di fatto crescita (+0,1%), con una inflazione media ancora alta (5%). L’Italia mostra una resilienza maggiore di altri paesi europei con un PIL in crescita al + 0.4%, ma stimato possibile anche al +1%, rispetto a precedenti stime più basse, proseguendo una spinta più vivace di altri già sperimentata nel buon andamento dei primi nove mesi del 2022, grazie ad un andamento positivo della produzione industriale, del turismo e dei consumi. L’inflazione si collocherebbe nell’anno al 5,8% in calo nel corso dell’anno, grazie alla riduzione attesa dei prezzi dei carburanti ed al risparmio di gas anche per un inverno meno rigido (a dicembre 23 i prezzi potrebbero scendere al 3,5% e nel 2024 a + 2%)). Nella seconda metà 23 si avrebbe una sensibile ripresa dell’economia, dopo una prima parte in moderata recessione. L’andamento degli investimenti potrà trarre beneficio dall’attuazione dei programmi PNRR (investimenti industriali da 0 nel 2023 a +2,5% nel 2024 e +3,1% nel 2025)  

La crescita dell’economia mondiale dal +3% nel 2022   scenderebbe a +1,8% nel 2023 e tornerebbe vicina al +3% nel 2024. Molto dipende dall’andamento della Cina, che nel 2022 ha subito un calo di crescita rispetto ai target governativi (+3.3% contro oltre il 5%), a causa Covid, lockdown e crisi edilizia con effetti anche sul 2023 (crescita attesa del +4,4%).

Fattore di incertezza in Europa resta la situazione ancora irrisolta dell’approvvigionamento energetico e relativi costi, con la sostituzione delle forniture russe di gas, mentre la mancanza di forniture che ha contribuito alla forte crescita inflazionistica del 2021-22 appare ora meno preoccupante, cosi come la riduzione in atto dei costi dei trasporti marittimi, a cui ha contribuito anche la ridotta pressione della produzione cinese.

Il contesto geopolitico costituisce il maggiore fattore di instabilità e di incertezza per tutti nel mondo. In primis, la guerra in Ucraina di cui ancora non si riesce ad immaginare una soluzione, così come appare difficile definire uno scenario postbellico ed il posizionamento della Russia rispetto all’Occidente.  Complesso appare anche il rapporto tra USA e Cina, non solo per la questione di Taiwan, ma anche per la presenza delle due potenze ed i loro interessi politici e commerciali nell’emisfero del Pacifico. La guerra russo-ucraina  ha innescato crisi, squilibri e nuove ambizioni territoriali in tutto il mondo, dopo alcuni decenni di stabilità, almeno formale post-Unione Sovietica.

Difficilmente condizioni di equilibrio internazionale potranno tendere a normalizzarsi in tempi brevi. Gli Stati Uniti che devono affrontare al loro interno fattori incerti di governabilità e di minore impegno internazionale non potranno più svolgere un ruolo di garante della stabilità a livello internazionale, ruolo che hanno svolto in passato con alterne vicende, prima e dopo la fine dell’Unione Sovietica.

In questo contesto, c’è da chiedersi quale ruolo potrebbe svolgere l’Unione Europea che opera attualmente quale entità solo intergovernativa e non ancora come istituzione federale, seguendo un processo che appare sempre più necessario e che è stato avviato con l’Euro e la politica monetaria della Banca Europea ed anche in maniera destrutturata con l’emissione di bond europei e gli interventi di sostegno comune NextGenEU.per affrontare la crisi Covid. Questi ultimi sono auspicabilmente primi segnali di una politica fiscale comune, cui ci si augura potranno seguire altre iniziative.

Recentemente, oltre al REPower EU, in reazione al programma USA IRA (Inflation Reduction Act) per cui vengono concessi elevati sussidi alle imprese che producono in USA legati alla transizione green, la Commissione Europea pensa ad un Fondo per la Sovranità Europea, un fondo di politica industriale finanziato con debito comune, evitando il rischio di allentare invece le regole degli aiuti di stato con politiche di intervento nazionale in concorrenza tra gli stati. Il termine sovranità peraltro può essere un rischioso fattore di protezionismo a danno della concorrenza e dell’integrazione europea.

Ma comunque gli interventi di politica economica della Commissione Europea finanziati con bond europei sono una strada da esplorare e sviluppare per una effettiva politica comune. Così come le direttive  comunitarie per la transizione ecologica possono essere la base di una politica industriale comune, possibilmente finanziata da bond europei e debito comune, peraltro senza rischiare di porre scadenze e target temporali difficilmente realizzabili e con possibili ricadute negative a livello produttivo ed occupazionale, come per  la totale sostituzione delle auto a combustibili fossili con auto full electric entro il 2035, così pure i poco  realistici obiettivi delle direttive europee per l’efficienza energetica degli edifici. 

 

Inserito il:17/01/2023 09:24:02
Ultimo aggiornamento:17/01/2023 09:36:47
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