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Aggiornato al 29/11/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Eba Enayat (Palestinian - ) - The Village (1984)

 

1 luglio 2020: Palestina addio

di Vincenzo Rampolla

 

1° luglio, inizia il conto alla rovescia. B. Netanyahu (Bibi) secondo il piano definito con D.Trump, mercoledì ha iniziato l'annessione a Israele di parte della Cisgiordania. La campagna intrapresa dal Premier israeliano, eletto a maggio a capo di un Governo di unità nazionale, dovrebbe essere un evento storico per la Nazione. Bibi deve intanto darsi da fare per distogliere l'attenzione dalle sue chiamate in giudizio, impelagato per corruzione in una tripla incriminazione. Di mezzo c’è anche la moglie Sara. In un'intervista con Point Visuel, prestigioso rotocalco francese, M.Vilnai, ex vice capo dello staff dell'IDF (Israel Defence Force), teme rischi per la sicurezza dello stato ebraico dovuti a questa decisione unilaterale.

E chi pensa ai palestinesi? L'annessione è ipocrisia, sostiene con fermezza Inès A. Razzek, capo dell’Institut Palestinien de Diplomatie Publique, L'occupazione e la colonizzazione israeliana è un sistema istituzionalizzato di discriminazione. Essere palestinese, questo è il malanno. Oggi un essere nato palestinese non ha gli stessi diritti di un israeliano. A Gaza e in Cisgiordania, la tua vita quotidiana dipende dai permessi rilasciati dall'esercito israeliano e dalla miriade di blocchi stradali. I palestinesi hanno difficoltà a viaggiare, a circolare e persino a sposarsi con chi vogliono. Sono soggetti a una sottile e crudele violenza da parte dell'esercito e dei coloni in ogni manifestazione della loro vita. Fin da piccolo, quando vai a scuola a Hebron o Gerusalemme, tutto è dominato dalle istituzioni israeliane. Per arrivare in facoltà, gli studenti palestinesi devono sobbarcarsi ore per varcare il muro di separazione, vincolati ovviamente dal rilascio da Israele di un permesso. E questo varia se risiedi in Cisgiordania, Gerusalemme, Gaza o se sei un rifugiato. Il Governo ha frammentato e disumanizzato i palestinesi e l'annessione della Valle del Giordano accelererà una situazione già in fase di espropriazione della terra, delle risorse e dei diritti dei palestinesi. Dal 1 luglio chi ferma più le azioni sancite dalla legge permanente israeliana. La comunità internazionale sostiene che l'annessione manderà in fumo le possibilità di pace e la possibilità dei due stati sui criteri per il confine del 1967 (prima dell'occupazione della Cisgiordania). È un dato di fatto che da 53 anni l'occupazione stia minando la soluzione dei due stati, come è stato con gli insediamenti, le strade separate tra coloni israeliani e palestinesi e poi l’infelice costruzione del muro, atto illegale che ha consolidato un regime di impronta apartheid. Si può dire che l'annessione è un altro passo. Da 10 anni Israele non ha mai firmato un documento né fatto alcunché per rendere possibile la creazione effettiva dei due stati. In pratica pare abbia adottato la politica di rendere impossibile tale obiettivo, rendendo permanente l’occupazione. Credere che tutto ciò sia stato fatto per essere temporaneo significa non ammettere la verità. Andando indietro al 1967 e ai piani di insediamento, già era palese la pianificazione del saccheggio di parte della Cisgiordania e di Gaza. Nel 1995, l'ex primo ministro Y. Rabin presentò gli accordi di Oslo alla Knesset (parlamento israeliano) e pose come condizione l'annessione di porzioni di insediamenti israeliani in Cisgiordania e la definizione di un confine con la Giordania, ovvero la Valle del Giordano. Il piano di colonizzare era già in nuce prima del 1967 e dal 1948 numerose leggi, come quella del 1952 sulla proprietà degli assenti per nazionalizzare i beni di tutti i rifugiati o sfollati palestinesi, hanno scatenato sistematiche espropriazioni dei palestinesi. Studiando le mappe satellitari del territorio oggi si vede Gaza totalmente separata e lontana dal resto della Cisgiordania, emerge il muro che divide Gerusalemme dai territori occupati e la stessa Cisgiordania è un colabrodo ove i palestinesi controllano poche isole frammentate. Detto chiusura di sicurezza (security fence) in arabo viene chiamato jidār al-faṣl al-ʿunṣūrī (muro di separazione razzista). Iniziata la costruzione nella primavera 2002, nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja ha dichiarato che la barriera viola il diritto internazionale. Nell’agglomerato urbano di Gerusalemme si alza a 8 m di altezza, in Cisgiordania per un tragitto di 9 km è alto 6 m, la lunghezza totale è di 708 km con trincee, checkpoint, reticolati, porte elettroniche.

Sottile maestro di ambiguità e del fatto compiuto, Bibi sta ridefinendo la soluzione dei due stati. Non la conferma in sede politica, davanti ai parlamentari e all’opposizione, ma lavandosi le mani, con un annuncio diretto al popolo, al Yedioth Aharonoth primo quotidiano israeliano dal 1939, dai tempi del mandato inglese in Palestina. Nel corso degli anni, i territori palestinesi sono stati erosi, piano piano rosicchiati e poi gli israeliani hanno preso a negoziare sulle briciole che restavano, le brughiere di stato decentrate, pietrose, adattate al pascolo umano. Palestinesi con le spalle al muro, senza batter ciglio. Questa volta con il sostegno di alti dirigenti israeliani, i palestinesi sembrano avere trovato la scappatoia per evitare di rimanere incastrati definitivamente: un'annessione unilaterale di parte della Cisgiordania può mettere a serio repentaglio la sicurezza dello Stato d’Israele, altissimo essendo il rischio che i palestinesi nello stato binazionale siano la maggioranza. La paura di tale stato terrorizza gli israeliani molto più dei palestinesi, mina il principio fondamentale che Israele sia Nazione a maggioranza ebraica. Non è certo il processo di pace che favorisce la soluzione di due stati, la realtà odierna è il controllo di un unico regime sull'intero territorio che va dal Mediterraneo alla Giordania. Controllo dell'intera popolazione ebraica e palestinese, la prima retta dal diritto civile israeliano, anche negli insediamenti in Cisgiordania, la seconda soggetta a leggi militari o discriminatorie dei cittadini palestinesi di Israele (gli arabi israeliani). Analizzando in profondità i principi costruiti e difesi dal Governo, si constata la totale negazione del diritto all'autodeterminazione dei palestinesi. La tesi primaria di Israele è: lo status quo è definito da noi israeliani, è il nostro e ci va a pennello per il controllo totale di cui Israele ha bisogno.

Se a dire dei palestinesi esso è insostenibile e inaudito, è un loro problema.

Al rischio evocato si aggiunge quello di uno stato con l'espropriazione della terra e il controllo dell'acqua, con l’agricoltura palestinese al contagocce e i territori palestinesi che importano oltre il 70% dei prodotti israeliani. E non basta. All'interno d’Israele, i cittadini palestinesi non sono uguali nei confronti degli ebrei israeliani, sanciti dalla legge dello stato nazionale approvato nel 2018. Sono cittadini di seconda classe. Se l'Autorità Palestinese (AP) oggi pare pienamente screditata dalla sua stessa popolazione, la leadership palestinese che ha puntato sulla soluzione a due stati si trova invischiata in un paradosso: secondo il piano di Trump avrà il controllo delle città collegate tra loro da tunnel sulla base della compensazione finanziaria. Le varie Autorità Palestinesi nel tempo hanno tentato ogni strada, dalla lotta armata, alla lotta pacifica, alla soluzione a due stati, a negoziati a non finire. A loro è stato promesso uno Stato che mai è arrivato. Sono andati a reclamarlo all’ONU. Risultato? Zero.

E ora che l’AP è uscita dal letargo e vuole perseguire i crimini di guerra d’Israele dinanzi alla Corte Penale Internazionale (CPI), Bibi denuncia l’AP di antisemitismo puro. Dov’è l'AP? Che influenza ha su Israele? Che credibilità ha all’interno del popolo?

Il suo controllo politico e di sicurezza sull'area A (17% della Cisgiordania) dipende unicamente da Israele. L'esercito israeliano entra a Ramallah quando e come vuole. L’AP è ridotta al ruolo di Amministratore di Servizi per i palestinesi nei territori occupati, senza alcuna reale sovranità. Il vero nodo è: come trasformare il PLO (Palestine Liberation Organization), rappresentante riconosciuto di tutti i palestinesi, per cambiare strategia e rinnovare il progetto nazionale - PLO di cui Fatah, al potere a Ramallah, è la maggioranza-. La domanda dovrebbe essere: come costruire il futuro, in modo che i palestinesi siano liberi e che con gli israeliani possano godere dei loro diritti fondamentali? Che si tratti di uno stato, due stati o una confederazione, il processo di pace, squallido mantra senza valore, vuoto di ogni senso, va abolito. Quale alleato d’Israele ha mai esercitato pressioni politiche o economiche, per ribadire che vera sicurezza non è quella che obbliga l’individuo a venire barricato dietro inaccessibili muri? Israele è sempre stato lasciato libero di fare ciò che voleva, eppure tutti hanno vissuto la nascita e il crollo di tali muri. Annebbiato dalle sue vicende giuridiche, Bibi sembra ignorare la data del 9 novembre 1989 a Berlino come l’esistenza nel dizionario ebraico della parola ghetto. Israele deve essere ritenuto responsabile delle sue azioni e ci deve essere un costo, per evitare di creare una voragine di impunità. I palestinesi oggi chiedono dignità e diritti. Se li aspettano. Vogliono andare sulle spiagge di Jaffa (a sud di Tel Aviv) e passare le serate in discoteca. E quelli che abitano a Gerusalemme vogliono sposarsi con chi vive in Cisgiordania senza il rischio di venire espulsi. I giovani palestinesi si confrontano quotidianamente con soldati e coloni israeliani. Al contrario, gli israeliani della stessa generazione in vita loro mai hanno visto un palestinese, forse sotto la naja. Per i palestinesi, la soluzione a due stati o uno stato non ha alcun significato. Vogliono semplicemente avere i loro diritti collettivi come popolo, la fine di un regime coloniale e la parità con i diritti civili degli israeliani.

Fulminee il 1° luglio le reazioni all’apertura delle deliberazioni del Governo israeliano sul progetto. Le autorità israeliane devono immediatamente abbandonare i piani per annettere nuove aree nella Cisgiordania occupata. Violano il diritto internazionale e prolungano decenni di sistematiche violazioni dei diritti umani contro i palestinesi, dichiara Amnesty International e invita la comunità internazionale a agire con fermezza contro l'annessione pianificata e gli insediamenti israeliani illegali nei territori occupati. Il diritto internazionale non lascia dubbi: l'annessione è illegale, fatto che illustra quanto cinicamente venga disprezzato.

La tabella di marcia di Bibi (Likud, estrema destra) e di Benny Ganz (Blu – Bianco, centro) due ex rivali, contiene l’inquietante progetto di annettere esattamente gli insediamenti ebraici e la Valle del Giordano, pari a 30% della Cisgiordania occupata dal 1967. Il neonato Governo di emergenza li vede alleati e entrambi Premier, con l’obbligo di rotazione a fine 2021. Bibi al 4° esecutivo consecutivo dividerà la poltrona con un ex Capo di Stato Maggiore, dopo 507 giorni di stallo, 3 tornate elettorali e la nomina di 34 ministri e 16 vice-ministri. Altissime le perplessità sulla tenuta del nuovo Governo. L'accordo di annessione, concluso il 20 aprile, è al voto in questi giorni. Il progetto è in linea con il cosiddetto Piano di pace per la regione presentato da Trump il 28 gennaio. Bibi ha osato descriverlo come esercizio della sovranità e momento storico nella storia del sionismo.

Nel 2017 Washington ha riconosciuto Gerusalemme capitale dello Stato ebraico, nel 2019 il Golan è stato annesso a Israele e a gennaio 2020 Trump ha annunciato il Piano di pace, la prospettiva di annettere parte della Cisgiordania ha messo in allarme le Capitali arabe. I loro leader sono stati costretti a destreggiarsi, da un lato, tra il collocamento filo-palestinese e un'opinione pubblica fortemente ostile a Israele e, dall'altro, tra gli interessi finanziari e quelli militari con gli Usa. Per i monarchi del Golfo, si aggiungono la tensione per la fragilità della politica israeliana e i crescenti interessi incrociati con il Governo di Bibi. Come da copione.

(consultazione: le monde, le point visuel, inès abdel razzek - institut palestinien de diplomatie publique - ong indipendente Ramallah, international herald tribune, the times of israel, platforme palestine, washington post, yedioth aharonoth)

 

Inserito il:06/07/2020 15:48:01
Ultimo aggiornamento:06/07/2020 15:53:48
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