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Aggiornato al 05/08/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Laurel Morley (Long Island City, NY, USA) - Pandemia

 

Intervento dello stato e tamponi

di Mario Salmon

 

C’è un, piccolo piccolo, lato positivo perfino nella pandemia che ci sta colpendo: tutti stiamo cercando di immaginarci il “dopo” con una serie di considerazioni che vanno dal personale, intimistico, “mi sono fermato e ho pensato” a chi immagina una serie di rivoluzioni che rimetterebbero in discussione il capitalismo, la globalizzazione, … e chi più ne ha più ne metta.

Personalmente la penso, solo questa volta, come Hulbeck: non cambierà niente ! La ripartenza non sarà una occasione per ripensare a valori, economia,… ma assomiglierà alla ripartenza in F1 dietro la pace car: il primo che passa dal “quasi fermo” al “in piena corsa” passa in testa e, con l’occasione, supera tutti !

Tra le mille idee è emersa, direi prepotente, la proposta di aumentare la presenza dello stato nell’industria italiana con proposte come:

  • quelle politiche e generali della Mariana Mazzucato autorevole, oggi, consigliera di Conte;
  • quella, quasi surreale, di Patuanelli di “bisogna tornare all’Iri “;
  • quelle di Prodi di intervenire nel capitale delle imprese o di creare addirittura nuove aziende lungo la supply chain;
  • diversi e variegati annunci di area, si diceva una volta, grillina.

Tutte le proposte, gratta gratta, hanno un aspetto politico e non hanno, nel contesto attuale, la minima probabilità di essere mai attuate: questa è una buona notizia per chi si ricorda, come il sottoscritto, lo sfascio dell’industria pubblica negli anni 80!

E, se lo stato avesse mai dei soldi, forse sarebbe meglio metterli in infrastrutture piuttosto che in capitali di imprese vecchie e nuove.

Tra le proposte assurde è giusto segnalare quelle realistiche, limitate, ma già messe in azione come il bando (5M€, delibera 382 24/4/20) della Regione Emilia Romagna, riservato ai “suoi” laboratori per la realizzazione di apparecchiature utili per ridurre i le carenze mostrate nella lotta al virus dal nostro sistema.

Se mi è permesso vorrei avanzare anch’io una, ovviamente modesta, proposta: la creazione di un “ente” per la realizzazione di una filiera, o catena di fornitura, nazionale capace di produrre i mezzi necessari a combattere questo virus.

Quindi non creazione di nuove aziende, ma una sorta di agenzia che coordini, e quando necessario, finanzi gli sforzi per realizzare un “sistema di imprese” capaci di fornire le armi per la lotta al virus.

Sotto certi aspetti si tratterebbe di una rinascita, dopo 50 anni, delle politiche di “programmazione industriale” degli anni 70 (De Carli-Gioltti, vi ricordate?) mai seriamente affrontate: forse è giunto il momento.

Una attività di questo tipo dovrebbe partire dall’elenco delle armi necessarie: respiratori, mascherine … tamponi … reagenti .. analizzare le carenze attuali e stimare i fabbisogni nel caso di future, Dio ce ne scampi, pandemie: quanti riusciamo a produrne, quanti sarebbero necessari.

Per poi passare a definire le catene, supply chain, necessarie per produrli in quantità sufficiente e nei tempi richiesti.

Infine, individuate le aziende interessate, l’agenzia dovrebbe intervenire, se necessario con finanziamenti, per incentivare le aziende a operare in modo coordinato per la produzione di … armi. Forse meglio dell’inseguire il mitico “manufacturing 4.0” avviato a nascere “fuori tempo massimo”.

Gran parte delle apparecchiature necessarie sono già prodotte in Italia, ma non nelle quantità necessarie; risultato per cui siamo dipendenti dall’estero per i reagenti e perfino per le macchine automatiche di analisi: sembra incredibile che nella packaging valley sia necessario acquistare sistemi in Germania malgrado ci siano già industrie italiane attive nel settore.

Verosimilmente la soluzione non dovrà essere la realizzazione di aziende dal “prato verde”, ma il rinforzo dell’anello debole della catena e la realizzazione, e relativa automazione, di una filiera di imprese.

Non si deve più ripetere il caso della Regione Veneto che ha acquistato macchinari in Germania, si dice 1,5 M €, perché le macchine prodotte dalla barese MASMEC erano state sequestrate dalla Regione Puglia!

L’operazione qui proposta non è certamente banale: le aziende del settore sono tutte delle multinazionali gigantesche (la Qiagen ha 2000 dipendenti solo in Germania), i brevetti costituiscono delle grandi barriere, il KH è complesso, interdisciplinare e riservatissimo.

Se vogliamo, per fare, per esempio, tanti tamponi quanti sono necessari non abbiamo molte scelte: acquistiamo in Germania, nazionalizziamo qualche impresa del settore o .. ci rimbocchiamo le maniche!

Certo non deve più ripetersi il caso che non facciamo i tamponi necessari perché ... non li abbiamo!

In Italia non partiamo di certo da zero: abbiamo i distretti della bioingegneria e dell’automazione tra i primi in Europa, abbiamo reti di ricerca, regionali e nazionali, capaci di fornire ottime collaborazioni.

Non è detto che questa iniziativa debba essere a “livello” nazionale, la Regione Emilia Romagna ha già eccellenti conoscenze e imprese nel farmaceutico, bioingegneria, automazione e altrettanto eccellenti Università, centri di ricerca e ospedali e potrebbe cavarsela da sola!

Ci manca, al solito, il tessuto industriale e, ancora di più, la capacità di operare “per filiere” in modo “finalizzato ad un obiettivo industriale”.

Con un poco di ottimismo si può sperare che le industrie e i capitali possano, in vista di un mercato … pandemico, sfruttare questa occasione mettendo in campo la velocità di reazione e le capacità tipiche delle nostre PMI: l’unione potrebbe fare la forza.

Infine, purtroppo, abbiamo il “bisogno” che, si sa, è una molla insuperabile.

Concludendo: alla larga da una nuova IRI, da ingressi nei capitali delle PMI (chissà con che criteri?), ma “progetto” di una filiera capace di produrre le armi necessarie.

Potrebbe essere un caso virtuoso di collaborazione pubblico-privato e potrebbe creare un esempio, raro in Italia, di committenza pubblica che traini l’innovazione.

Una iniziativa di questo tipo non può avere obiettivi monopolistici, di distorsioni del mercato o di autarchia, ma deve operare in ottica di mercato anche con una attenzione all’export: il mercato potenziale è proprio globale!

Forse c’è un legame tra le capacità dell’industria tedesca, il numero di tamponi eseguiti in Germania e il ridotto impatto locale del malefico virus sulla loro popolazione?

Una figura vale mille parole: questo schema vuole solo dare un’idea delle diverse filiere tecnologiche che potrebbero essere coinvolte nell’iniziativa “tamponi”: l’obiettivo è l’implementazione della “freccia rossa” cioè estrarre dal “gregge” dei cittadini il numero necessario di dati sull’epidemia.

  • FILIERA 1: progettazione e costruzione dei macchinari necessari per il prelievo e analisi dei tamponi
  • FILIERA 2: definizione, produzione, immagazzinaggio e distribuzione dei reagenti necessari nelle diverse fasi
  • FILIERA 3: sistemi di prelievo dei campioni, totem, fai-da te, .. trasporto e gestione tamponi prelevati
  • FILIERA 4: formazione personale, utilizzo e manutenzione macchine di analisi
  • FILIERA 5: trattamento dati raccolti, analisi, utilizzo AI.

 

Inserito il:12/05/2020 23:34:14
Ultimo aggiornamento:12/05/2020 23:40:12
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