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Aggiornato al 17/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

René Magritte (1898 – 1967) – Il vaso di Pandora (1951)

 

PUNTI DI VISTA (07)

di Gianni Di Quattro

 

Una delle cose che più colpisce di EMMANUEL MACRON, prossimo competitore con la Le Pen al ballottaggio per diventare Presidente della Francia, è il suo modo di raccontare i suoi progetti senza gridare e alzare la voce, di citare e riferirsi ad amici e avversari sempre con gentilezza, senza offendere, ringraziando e mai passando ad un linguaggio scurrile. In altri termini, il rispetto. La nostra epoca e la politica è arrivata al punto da farci rimanere sorpresi e ammirati per un comportamento normale!

E’ vero che i sondaggi per il BALLOTTAGGIO FRANCESE sono favorevoli a Macron, ma è anche vero che Marine Le Pen potrà quasi certamente contare sui voti della estrema sinistra di Mélenchon (a dimostrazione che gli estremi si toccano). Bene ha fatto Hollande a ricordargli la massima attenzione.

Ma gli HACKER RUSSI stanno lavorando per cercare di favorire Marine Le Pen? Qualcuno dice che stanno lavorando, ma più che per influenzare le elezioni per accumulare materiale magari imbarazzante per ricattare Macron qualora dovesse davvero diventare Presidente. La politica ormai è stata talmente condizionata dalla tecnologia che continua a fare e dire cose che non hanno senso. O sono cose criminali.

In GERMANIA TUTTI CONTENTI per la vittoria di Macron, ma credo stiano cominciando a pensare che se il francese venisse confermato al ballottaggio, l’Unione Europea a questo punto bisogna farla per davvero (non basterà appoggiare la Francia nel non rispetto dei limiti europei e continuare a fare quello che si vuole).

Le cose che dice DONALD TRUMP SUL COMMERCIO INTERNAZIONALE (cancellazione dei trattati multipli, rispetto delle reciprocità, rapporti solo bilaterali, protezionismo, lotta ai paesi che hanno superattivi nella bilancia dell’export come Cina e Germania) è ancora vago come e quando pensa di ottenerle e ciò rende incerto tutto il settore influenzando anche le politiche monetarie. Tutti aspettano e in questa attesa le riunioni internazionali servono a poco (anche quelle del G8).

Intanto sembra di capire che sta denunciando il NAFTA, il rapporto di libero scambio con Canada e Messico. Sembra, perché di tutto ciò che dice Trump non si sa mai se si tratta di sogni, di progetti concreti, di decisioni, di sparate di tipo elettorale. Soprattutto tutte le cose che dice sembrano slegate l’una dall’altra.

Il VETO CHE LA CASA BIANCA ha posto sulla disponibilità a consegnare alla Commissione del Congresso i documenti relativi a eventuali contatti tra i russi e alti funzionari americani (c’è un consulente dello stesso Trump) durante la recente compagna elettorale e che dimostrerebbero l’influenza appunto dei russi (e un relativo giro di soldi), non è un buon segnale. Non lo è per nessuno e la storia è brutta.

Intanto Trump decide di TAGLIARE LE TASSE ALLE IMPRESE dal 35% al 15%. Naturalmente non dice come farà a coprire i buchi che si apriranno nel bilancio dello Stato. Un modo di governare che finora si era visto solo in paesi africani o sudamericani con dittatori al potere. Ma mai dire mai! Vedremo le reazioni delle organizzazioni internazionali e dei creditori del paese.

Le PRIMARIE DEL PARTITO DEMOCRATICO sono alle porte e probabilmente le vincerà Matteo Renzi (a prescindere dalla affluenza), malgrado molti apprezzino la serietà di Orlando (anche Prodi, Napolitano e Letta), mentre Emiliano è considerato fuori ruolo (anche sul piano folcloristico). Viene in mente che forse tra le cose che andrebbero cambiate c’è anche questo modo di fare le primarie (meglio rendersene conto in tempo).

MATTEO RENZI VISTO CHE APPREZZA molto Macron, dovrebbe prendere esempio da lui e smetterla di parlare dei suoi avversari ed invece raccontare dei suoi progetti per il paese e per l’Europa. Deve rifarsi una verginità politica dopo la sconfitta del referendum (dovuta peraltro al fatto che molti poteri temevano che andasse veramente avanti a cambiare le cose) e a sue imprudenti dichiarazioni (inutili) sul lasciare o meno la politica attiva. E deve avere coraggio e liberarsi dalla sindrome della sconfitta che lo tiene prigioniero della paura.

Deve sapere che Macron è uno molto competente, ha uno staff di primissimo ordine e di alto livello (non solo di ragazzotti entusiasti), ha UN MODO NUOVO DI VEDERE LA POLITICA. Dice che la libertà è di destra come la uguaglianza è di sinistra e lui pensa che bisogna cercare di avere sia l’una che l’altra, mentre quelli di destra pensano che basta avere la libertà e quelli di sinistra pensano che la libertà si può sacrificare alla giustizia.

GIULIANO PISAPIA LANCIA APPELLI per unificare la sinistra. Quello che dice è incomprensibile. Perché è vero che ci sono vari partiti grandi o piccoli che si richiamano alla sinistra e che dicono di essere di sinistra, ma tra di loro non esiste alcuna compatibilità ideologica, programmatica e umana. Allora che senso ha mettersi insieme solo per conquistare il potere e poi non gestirlo? Sarebbe un disastro per il paese e qualche esperienza la abbiamo anche fatta.

ANCHE MASSIMO D’ALEMA dice che Pisapia ha ragione (cosa che deve essergli costata). Comincia a sentirsi solo e capisce che tra qualche mese i giornalisti lo cercheranno meno (a parte la Annunziata e la Berlinguer)? Sta prendendo atto che la sua uscita dal PD è stata meno traumatica di quanto lui pensava?

Ogni tanto si ha la sensazione che IL MOVIMENTO 5 STELLE conta sugli scandali che succedono nel paese per prendere il potere. Non c’è dubbio che ha un programma, ma parla solo dell’alta velocità, dei vaccini, del traffico degli immigrati, delle corruzioni negli enti pubblici, degli ulivi, degli ONG e dei timbratori di cartellini in mutande. Anche loro potrebbero mettersi a fare politica per come si fa politica se pensano, come meritano, di essere un protagonista del paese e lascino pure a Salvini il ruolo del politico da bar sport.

Le polemiche che ANPI continua a suscitare sono tante. Diciamocelo: i vecchi partigiani ormai non ci sono più per motivi anagrafici (salvo qualche eccezione non più attiva comunque), l’Associazione è fatta da soci qualunque generalmente di sinistra che si riuniscono per tenere alto il nome della resistenza dicono, anche se nella loro versione che non è detto che sia quella storicamente fedele. Meritevole attività ma perché devono ricevere soldi dallo Stato?

LA STORIA DELL’ ALITALIA è uguale a quella delle banche italiane e di tante altre aziende non solo pubbliche. Mancanza di strategia, incapacità professionale, pressapochismo, influenza sindacale senza criterio, controlli borsistici assenti come quelli delle strutture di controllo e compiacenza dei media in cambio di pubblicità e sovvenzioni. Insomma, la storia del paese.

PER QUALCHE CAPITANO CORAGGIOSO che ha anche partecipato a questa avventura rappresenta il terzo disastro consecutivo. Ma lui sul piano personale ha sempre portato a casa i suoi utili. D’altra parte si sa che nessun top manager o imprenditore ha mai pagato qualcosa nel nostro paese per la sua spericolatezza.

ADESSO I DIPENDENTI ALITALIA che hanno votato no all’accordo che i sindacati avevano sottoscritto con gli azionisti dicono: il Governo ci deve salvare come ha fatto con le banche e con l’Ilva. È naturale che loro pensino in questo modo perché così è sempre stato nel nostro paese. Speriamo che lo Stato in questa occasione mantenga la schiena dritta, perché bisogna pure cominciare ad essere onesti.

A margine di questa vicenda Alitalia c’è la riprova che ORMAI I SINDACATI non solo non ne azzeccano una, ma che non hanno più neanche alcuna influenza. Forse solo sui pensionati, ma sarebbe da verificare.

 

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Inserito il:27/04/2017 18:12:10
Ultimo aggiornamento:27/04/2017 18:16:35
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