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Aggiornato al 19/01/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

John D. Benson (Baltimore, Maryland, USA - Contemporary) - The White House

 

Gli ultimi 20 giorni di Trump alla Casa Bianca

di Vincenzo Rampolla

 

Il 20 gennaio, data del giuramento del 46⁰ Presidente, non ho intenzione di lasciare il Palazzo. Mi preparo a essere il 47⁰. - avrebbe confidato Trump ai suoi Consiglieri esterni.

Le azioni di Trump e dei suoi alleati hanno svelato una sorprendente realtà americana: molti Dem e Gop [Democratici e Repubblicani del Great Old Party], reclamano per il Paese un'elezione libera e corretta. Questo impone ai politici che l'integrità di ogni elezione sia garantita e rivista quando i risultati non sono chiari e a favore di un candidato, situazione perversa che non farà che erodere la fiducia dei cittadini e metterà alla prova le istituzioni democratiche. Con Trump che fa da ariete e i media che si trastullano in attesa di gonfiare le sue profezie, una grande fetta d’America si sarà bevuta un’illegittima vittoria di Biden con elezioni fraudolente. Questa settimana, dai sondaggi scodellati dalle Università, il 77% dei Gop crede che a novembre nelle elezioni ci siano state diffuse frodi e circa il 60% dichiara illegittima la vittoria di Biden, anche se ha incassato 306 voti del Collegio elettorale, contro 232 di Trump, superando Trump di oltre 7 M di voti a livello nazionale. È ormai ufficiale che le County (Provincie) conquistate dai Gop sono state 2.547, quelle dai Dem 509.

Nelle ultime 24 ore, Trump ha posto il veto sulle spese militari, ha minacciato di ribaltare gli interventi per il COVID-19 e ha emesso discutibili concessioni di grazia e perdoni a ambigui lobbisti e alleati del Congresso, pronti a sobillare e darsi a maneggi per ribaltare i risultati. Le 15 grazie e commutazioni di pena annunciate martedì sera, insieme alle 29 di mercoledì hanno causato un putiferio, in particolare quelle di 3 ex membri del Congresso caduti in disgrazia e di 4 appaltatori militari condannati per crimini di guerra in Iraq. Ha anche ribaltato un accordo congressuale bipartisan duramente combattuto sugli aiuti per la pandemia, esigendo in un video-tweet di elevarli da $ 600 a  $2.000 per cittadino. Veto presidenziale implicito con un "altrimenti…".

Mercoledì mattina, alla velocità della luce, i leader del Congresso hanno rivisto l'accordo ripulito dalle cifre che l’avrebbero affondato a fine anno. Dalla notte delle elezioni, moltissime persone hanno confuso gli elettori con le teorie del complotto - ha sentenziato Ben Sasse, senatore del Nebraska, dopo il rigetto dalla Corte Suprema del ricorso per rivoltare la vittoria di Biden e le sue parole hanno fatto presa sull’opinione pubblica. E nella Sala Ovale Trump alita ai suoi 6 fedelissimi: Continuate a combattere. In queste ore proprio 4 di loro fomenterebbero Trump pronti a pugnalarlo alla schiena. L’onnipresente Rudy Giuliani, punta il dito contro Mark Meadows, Capo dello Staff della Casa Bianca e Pat Cipollone, Consigliere Legale della Casa Bianca, subito silurato. Un Giuda di meno.  Alla Casa Bianca, nei giorni del declino, Trump gode a mettere Biden al palo, attacchi da brivido per molti repubblicani, restii a riconoscere la sua vittoria e con lo spettro che, una volta insediato, trarrebbero un misero incentivo politico a lavorare con lui, naufraghi della pandemia e dell'incertezza economica che corrode il Paese. Anche McConnell, leader della maggioranza al Senato e per decenni segugio di Biden al Senato, autore di accordi quando era VP di Obama, si è rifiutato di ammettere chiaramente che Biden ha vinto e Trump ha perso.

La bufala della frode elettorale diventerà uno degli episodi più imbarazzanti e disonorevoli della storia politica americana. Quanti funzionari repubblicani l’hanno bevuta! - ha detto J.Amash repubblicano indipendente del Michigan, abituale critico di Trump e del Gop. - Per settimane Trump si è scagliato contro le elezioni ignorando i fatti. I giudici di tutto il Paese hanno di corsa respinto le cause intentate dalla sua campagna e da altri Deputati. Trump ha martellato il Procuratore Generale W.Barr per il silenzio in campagna sull’indagine  federale sui rapporti finanziari del figlio Hunter. Lunedì, Barr si è rifiutato di sostenere la nomina di uno Special Counsel per indagare su Hunter e di attivare il sequestro federale delle macchine Dominion per il voto, azione che alcuni devoti di Trump caldeggiano da tempo per avere prove di manipolazioni. Dimissioni di Barr la scorsa settimana, un secondo Giuda alla gogna.

Venerdì, aizzati da Trump, 120 repubblicani si sono mobilitati nel tentativo di convincere la Corte Suprema a rispettare la volontà degli elettori. K. McCarthy, leader californiano di minoranza, ha dato loro sostegno in una causa con “accuse false e confutate” sui voti in Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin - i 4 Stati vinti da Biden -. Il caso è stato sostenuto anche da 19 Procuratori Generali. Altri nel Gop tentano di seminare zizzania tra gli elettori e creare il caos in vista dei ballottaggi in Georgia del 6 gennaio per il controllo del Senato, quando si dovranno contare ufficialmente i voti dei Grandi Elettori che hanno dato la vittoria a Biden. Sarà il VP Mike Pence a condurre lo spoglio. Non mancano segnali che la fine delle schermaglie potrebbe mettere il Paese su una via ancora più impervia. Poco dopo la sentenza della Corte Suprema di venerdì, Allen West, Presidente texano del Gop, è arrivato a proporre la secessione degli Stati. Questo ha scritto: Forse gli Stati rispettosi della legge dovrebbero legarsi insieme e formare un'Unione di Stati che rispetterà la Costituzione. Entro fine anno Sidney Powell, la donna avvocato ombra di Trump, con poteri extra Ministero della Giustizia verrà nominata Special Counsel per raccogliere evidenze sui brogli elettorali.

E il 6 gennaio sarà ancora Pence a portare una mozione già di dominio pubblico, l’Amistad Project, sulla coerenza tra chi può votare e chi ha votato, cancellando i voti non legittimi oltre a gestire le liste contestate depositate. Intanto su Facebook, in diretta contemporanea a quello del 20 gennaio, c'è già chi prepara l’Inauguration Day alternativo, primo vagito del secondo mandato presidenziale di Trump. Migliaia le adesioni, in un’America confusa e divisa.

Il 21 dicembre, sotto il titolo: Il mio rammarico per avere lavorato per Trump, il NYTimes ha pubblicato questa lettera inviata da Erica Newland, avvocato presso l’Ufficio Consulenti Legali - Ministero della Giustizia dal 2016-18 e ora inserita nel Protect Democracy Group di Controllo del Governo [struttura apartitica, senza fine di lucro e dedita a combattere in Usa e all'estero le azioni che minano il diritto a un autogoverno libero, equo e informato]:

Sono tormentata dal mio operato di avvocato di carriera al Ministero della Giustizia di Trump. Quando è stato eletto Presidente, ero un avvocato nell'Ufficio dei Consulenti Legali, quello a cui i Presidenti si rivolgono per certificare e autorizzare la legittimità e legalità dei loro ordini esecutivi e di altre azioni. Sono entrata al Ministero sotto l'Amministrazione Obama con un lavoro che doveva essere indipendente dalla politica. Subito lui, non appena insediato e in piena libertà ha dichiarato il suo programma: scardinare la nostra democrazia. Non per pregiudizi, mai mi sono illusa della presidenza Trump e ho deciso di rimanere al Ministero della Giustizia - fucina dei migliori avvocati d’America - finché ce l’avrei fatta. Credevo di potere servire meglio il nostro Paese affrontando e ricacciando dall'interno certe situazioni, forte della mia integrità. Nel tempo ho dovuto ricredermi. Il mio lavoro consisteva nell’adattare le azioni esecutive dell'Amministrazione personalizzandole e adeguandole alle leggi federali e ai principi costituzionali; con un buon lavoro di sintesi potevo anche renderle meno incisive, pensando di servire gli interessi del Paese. In realtà ero complice, recavo danno alla democrazia e consentivo al Presidente di manipolare e sovvertire i fatti reali. Mi impegnai a fondo per rispettare il mio giuramento anche se Trump si rifiutava di mantenere il suo. Di fatto tutto poggiava su un compromesso: ridurre gli effetti dannosi più immediati degli ordini esecutivi del Presidente e renderli più appetibili per i tribunali [facilitando il loro compito]. La situazione è esplosa fin dall'inizio, nel contenzioso sull'ordine esecutivo che vietava i viaggi da diversi Paesi in maggioranza musulmani (Muslim Ban) e approvati dal mio ufficio. Il primo Muslim Ban è stato cassato duramente, giudicato prolisso e piatto e subito scartato dai tribunali. Con più tempo e attenzione da parte nostra i successivi divieti, sono stati semplificati ma resi anche più tecnici e perciò più difficili da bloccare da parte dei tribunali. A giugno 2018, dopo che il terzo Muslim Ban è passato alla Corte Suprema, ho voluto rivedere il mio portafoglio, zeppo di casi sulle persone prive di cittadinanza, sulla demolizione della funzione pubblica e le azioni volte a mascherare la corruzione del Presidente. In quel periodo iniziai a essere disturbata e sopraffatta dalla paura del lavoro più orientato al male che al bene. Era una strada non più percorribile e era meglio andarsene. Così feci. Anche dopo la mia partenza, consigliai a chi restava di operare correttamente. I risultati di un forte numero di rapporti respinti dagli avvocati del Ministero di Giustizia sembrarono confermare l’ipotesi. Ho continuato a credere che il nocciolo duro degli avvocati responsabili rimasti al Governo avrebbe adottato una linea di difesa contro le subdole manovre dell'Amministrazione. Mi sbagliavo[…] e, all'inizio, gli avvocati del Ministero incaricati di vendere le menzogne dell'Amministrazione invece di stroncare e nascondere i piani di Trump, se tutti d’accordo si fossero rifiutati di partecipare sul piano etico e legale agli assalti sistematici di Trump alla nostra democrazia, gli attacchi sarebbero falliti. Avvocati come il signor Rudy Giuliani avrebbero dovuto difendere il Muslim Ban in tribunale. Se l’avesse fatto, i giudici avrebbero forse smantellato le mire di Trump dall'inizio, fermando l’impeto dei suoi sforzi più crudeli e distruttivi e portando la giusta responsabilità alla sua Presidenza. A differenza della solida competenza degli avvocati del Ministero, la campagna diffamatoria di Trump si è basata su avvocatucoli incapaci, prestati a coprire la farsa del Presidente. Il giudice repubblicano M.Brann ha scritto che la campagna aveva offerto "argomenti  e tesi senza merito e accuse speculative slegate nella denuncia operativa e senza prove". Persino i giudici nominati dallo stesso Trump si sono rifiutati di seguire cause con avvocatini inesperti e impreparati. Dopo quattro anni, aggredendo un'istituzione dopo l'altra e tutto sul gobbo di abili avvocati, Trump ha fallito. Prima delle elezioni del 2020, ero ossessionata da ciò che non facevo. Pur mettendocela tutta ho fallito. Non ho reagito abbastanza. Da dopo le elezioni del 2020, mi sento oppressa da quello che ho fatto: vano basare il mio lavoro su un compromesso. Favorendo colui che tenta di distruggere lo Stato di diritto e mascherando i suoi atti con la nostra competenza e le nostre manovre, abbiamo reso possibile questa devastazione. Per compensare il danno che abbiamo arrecato, avevamo iniziato a seminare bene altrove, attivando i rapporti del Presidente con i funzionari della Sanità pubblica per lo sviluppo dei vaccini. Tutto inutile. Siamo debitori verso il nostro Paese e mi sento in dovere di svelare onestamente ciò che abbiamo visto e fatto e di dire quello che dovremmo fare in futuro. Dobbiamo delle scuse. Sono qui a presentare le mie.

Manca il tocco finale di Trump, per una chiusura d’anno “unforgettable”. All'inizio di dicembre, Trump minaccia il veto al disegno di legge per $740 miliardi in spese militari (National Defense Authorization Act), a meno che il Congresso non abroghi la Sezione 230 del Communications Decency Act: La sezione 230 garantisce l’immunità per le informazioni diffuse, negata a giornali e emittenti tv. Facilita la diffusione della disinformazione straniera online, è seria minaccia per la nostra sicurezza nazionale. - ha dettoTrump mercoledì. Deve essere abrogata. C’è tempo fino al 29.12, con votazione il 3.1.2021. Quotazioni di Amazon, Fb e Google a crollare per prime e valanga di citazioni in giudizio. A bocca chiusa Biden se la fa sotto, stupefatto e terrorizzato e spara a zero contro Fb per avere scoperchiato le magagne del figlio. Vediamo che porta la Befana. Al grido: Fight for Trump. Save America. Save the World - tratto dal suo video odierno, con l’incitazione: Tutti a Washington il 6 gennaio!  

 (consultazione:  new york times; washington post; fbi investigation alerts, fox news )

 

Inserito il:28/12/2020 18:43:30
Ultimo aggiornamento:28/12/2020 18:54:28
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