Aggiornato al 29/01/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

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ICE: tra diritto, propaganda e ignoranza giuridica

di Achille De Tommaso

 

Nel dibattito pubblico europeo, e in particolare italiano, la narrazione che circonda l’operato dell’Immigration and Customs Enforcement americano appare sempre più come una rappresentazione caricaturale, emotiva e profondamente disancorata dalla realtà giuridica e istituzionale degli Stati Uniti. L’ICE non è una milizia politica (come alcuni l’hanno descritta), non è una forza “speciale” improvvisata (una sorta di mercenari), né tantomeno una deviazione autoritaria dell’apparato statale. È, molto più semplicemente, un’agenzia federale preposta all’applicazione della legge federale in materia di immigrazione e sicurezza dei confini, ed è la stessa struttura che il cittadino europeo incontra al controllo passaporti prima di varcare l’ingresso negli Stati Uniti.

***

Per anni questi agenti hanno operato in un contesto di crescente frustrazione operativa, vincolati da indirizzi politici che, sotto la precedente amministrazione, hanno di fatto reso impossibile l’applicazione coerente delle norme sull’immigrazione. Oggi, a fronte di un chiaro mandato politico e legale, l’ICE è chiamata a fare ciò che ogni Stato sovrano (anche l’Italia) dovrebbe fare senza scandalo: far rispettare la legge e le FFOO. Non si tratta di “caccia all’uomo”, ma di rimpatri di soggetti presenti illegalmente sul territorio federale, decisi secondo procedure codificate e sottoposte al controllo giurisdizionale.

Città come Minneapolis e Portland sono il regno dei delinquenti di BLM ed Antifa, organizzazioni che di fatto devastano le due città da anni ed hanno organizzato una forma di resistenza alla volontà popolare di rimpatriare immigrati illegali. Nel farlo hanno coinvolto una vasta base di democratici convinti che la volontà popolare conti solo quando coincide con la loro. La resistenza di questi gruppi si realizza attraverso azioni di disturbo delle operazioni dell’ICE che in termini giuridici si configurerebbe come favoreggiamento o ostruzione alla giustizia. Non si tratta di protesta pacifica, ma di azioni organizzate di disturbo, intimidazione e, in diversi casi, violenza, che mirano esplicitamente a impedire l’esecuzione di atti legittimi dello Stato federale.

Dal punto di vista giuridico, tali condotte non sono affatto neutre. L’ostruzione delle operazioni dell’ICE configura, nel diritto statunitense, ipotesi che vanno dal favoreggiamento all’ostruzione della giustizia federale. È qui che emerge una delle più grandi incomprensioni europee, figlie di una cultura giuridica profondamente diversa e, direi io, di permissivismo istituzionale. Negli Stati Uniti non esiste un sistema di attenuazione “culturale” dell’offesa all’autorità pubblica come quello che, di fatto, si è consolidato in Italia, dove sputi, spinte, strattonamenti e resistenze alle FFO vengono spesso depotenziati sul piano penale in nome di valutazioni ex post e di una giurisprudenza iper-garantista. Valga come esempio la valutazione negativa nel nostro Presidente dell’uso del manganello da parte delle FFOO in occasione di una manifestazione autorizzata, che però stava cercando di deviare dal percorso. Egli affermò che “l’uso dei manganelli contro studenti e manifestanti è “inaccettabile” in uno Stato democratico”. Ed è mio parere che, a seguito di quelle affermazioni, gli attacchi alle FFOO con feriti si siano, in seguito, intensificati.

Nel sistema statunitense, invece, il ricorso allo use of deadly force da parte delle forze dell’ordine viene valutato secondo un criterio preciso e rigoroso: la ragionevolezza della percezione dell’agente nel momento dell’azione. Non conta il senno di poi, non conta la narrazione mediatica successiva, conta ciò che un agente addestrato poteva ragionevolmente ritenere necessario per tutelare la propria vita o quella altrui. Se un soggetto tenta di investire un agente con un veicolo, o se è sospettato di essere armato, l’uso della forza letale può risultare perfettamente legittimo. A decidere non è il commentatore televisivo né il tribunale dei social network, ma la giustizia statunitense, dotata di contrappesi solidi, indipendenti e strutturati. Esistono negli Stati Uniti esperti di altissimo livello che applicano framework operativi e modelli di analisi comportamentale per stabilire, caso per caso, se i presupposti legali dello use of deadly force siano stati rispettati. È un sistema imperfetto, come ogni sistema umano, ma è tutt’altro che arbitrario. In questo quadro si inserisce anche la questione, tutt’altro che secondaria, delle polizie statali degli Stati a guida democratica che rifiutano regolarmente di collaborare con le autorità federali. Anche questo comportamento non è privo di conseguenze giuridiche e sarà inevitabilmente sottoposto al vaglio dei tribunali, perché negli Stati Uniti il federalismo non è una bandiera ideologica, ma un equilibrio dinamico fondato su competenze e responsabilità precise.

Visto da questa prospettiva, l’ondata di psicosi anti-ICE che circola in Italia mi appare francamente grottesca. Un Paese, che sconta un gravissimo ritardo strutturale di almeno vent’anni nella gestione della sicurezza e dell’immigrazione, si permette di impartire lezioni morali a uno Stato che, piaccia o no, applica le proprie leggi.  

Faccio una provocazione che vale più di mille analisi: cosa accadrebbe in Italia se sputi, spinte e strattonamenti venissero rivolti non a un agente di polizia, ma a un magistrato in toga, magari durante un’udienza? La risposta è ovvia, e smaschera tutta l’ipocrisia di un dibattito che non parla di diritti, ma di doppie misure, ideologia e ignoranza giuridica.

Piaccia o no, lo Stato di diritto non si difende a slogan, ma applicando le leggi. Anche quando non coincidono con le proprie convinzioni politiche.

 

Fonti principali:

Minneapolis e Portland come sanctuary cities con resistenza organizzata

Fonte: Wikipedia - 2025 Portland, Oregon protests

  • Link: https://en.wikipedia.org/wiki/2025_Portland,_Oregon_protests
  • Contenuto: Portland dichiarata sanctuary city dal 22 marzo 2017. Oregon primo sanctuary state dal luglio 1987. Manifestanti hanno usato un segnale stradale come ariete sfondando la porta dell'edificio ICE. Rose City Antifa ha distribuito poster con foto, nomi e indirizzi di agenti ICE. Trump ha definito Portland "anarchia" il 5 settembre 2025. Fonte: U.S. Supreme Court - Graham v. Connor, 490 U.S. 386 (1989)

Link: https://supreme.justia.com/cases/federal/us/490/386/

 

Contenuto: Caso fondamentale che stabilisce lo standard della "ragionevolezza oggettiva" per l'uso della forza da parte delle forze dell'ordine

Dichiarazioni Presidente Mattarella sui manganelli

Fonte: Il Sole 24 Ore

Contenuto: Il 24 febbraio 2024 Mattarella telefonò a Piantedosi: "l'autorevolezza delle Forze dell'Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento"

Italia – statistiche e aumenti feriti

  • Un articolo de “Il Foglio” evidenzia come nel 2024 ci sia stato un aumento significativo degli agenti feriti durante eventi pubblici, con 273 casi registrati e un incremento del 127,5 % rispetto all’anno precedente, secondo dati del Ministero dell’Interno.
  • Scontri legati a un corteo pro-Palestina hanno causato 41 feriti tra le forze dell’ordine, con decine di persone fermate durante gli eventi a Roma.

Opinione e sindacati di polizia

  • Il sindacato FSP Polizia ha denunciato che «decine di colleghi sono rimasti feriti» durante i cortei pro-Palestina, sottolineando l’aggressività incontrata nel corso di alcune proteste.

 

Inserito il:28/01/2026 11:04:41
Ultimo aggiornamento:29/01/2026 10:21:50
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