Aggiornato al 15/01/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale

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Trop Facil Giacu!

di Davide Torrielli

 

“Parei a ‘le trop facil Giogia.

Chiel ‘a sgoba e chila as pia al merit…. Eg gia ma nui auti suma pa ‘nsa a na pianta! Cot crrdi?”

Alberto Trentini torna a casa ed il nostro governo dice che è merito loro. Incredibile dimostrazione, ancora una volta, della loro propaganda che meriterebbe un ministero dedicato come quando c’era lui.

…va detta una cosa con chiarezza, anche a costo di risultare scomodi: nella politica estera il merito non si proclama, si dimostra. E quando lo si rivendica a posteriori, ignorando i fatti e il loro ordine naturale, si scivola facilmente nella propaganda.

La recente liberazione di Trentini dal Venezuela è stata presentata dal governo italiano come un successo della nostra diplomazia. Una narrazione rassicurante, patriottica, perfino elegante: ma fatemi ridere!

Peccato che, a guardare bene il contesto, quella storia regga poco. Perché il punto non è chi ha telefonato meglio, ma chi ha cambiato davvero i rapporti di forza.

La svolta non è arrivata da una trattativa silenziosa all’italiana, come ai tempi della vecchia Farnesina che lavorava davvero dietro le quinte, bensì dall’inasprimento improvviso e brutale della pressione statunitense. L’intervento militare ordinato da Donald Trump (con tutti i suoi eccessi e le sue ombre) ha avuto un effetto molto semplice e molto antico: ha ricordato al regime venezuelano che il potere, quando sfidato apertamente, torna a parlare il linguaggio della forza.

È una verità che oggi molti fingono di ignorare, ma che la storia insegna da sempre: la diplomazia funziona quando è sostenuta da un credibile deterrente. Roma imperiale lo sapeva bene, come lo sapevano le grandi potenze europee dell’Ottocento. Trattare senza forza alle spalle significa implorare; trattare con la forza pronta significa negoziare.

In questo senso, attribuirsi il merito esclusivo della liberazione di Trentini appare quantomeno miope.

L’Italia, con ogni probabilità, ha beneficiato di un contesto creato da altri. Non è un’onta riconoscerlo: è semmai segno di maturità politica. Fingere invece che tutto sia stato frutto della nostra “abilità diplomatica” suona come un esercizio di autocelebrazione utile più ai comunicati stampa che alla verità.

C’è poi un aspetto più profondo, che richiama una visione tradizionale delle relazioni internazionali. Un tempo si sapeva che gli equilibri mondiali non si reggono sulle buone intenzioni, ma sulla chiarezza dei ruoli.

Oggi, al contrario, si preferisce raccontare favole rassicuranti: l’idea che bastino le parole giuste, il tono corretto, la foto al tavolo giusto.

La realtà, però, resta ostinatamente la stessa di sempre: in Venezuela, questa volta, non sono state le parole a far “ragionare” il regime, ma la paura concreta di perdere tutto. Che poi qualcuno, a Roma, abbia colto l’occasione per incassare il risultato, è politica. Rivendicarne la paternità storica, invece, è la solita inc….ta al popolino degli stadi. Olele olala faccela vedè … faccela toccà.

La storia, quella vera, difficilmente si lascia riscrivere ma occorre dirlo chiaro e forte: Trentini l’ha liberato Trump.

Che poi questo evento sia stato un effetto collaterale del furto di petrolio è altra storia.

Te curas

 

Inserito il:14/01/2026 10:10:48
Ultimo aggiornamento:14/01/2026 10:35:08
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