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Aggiornato al 17/12/2018

René Magritte (1898 – 1967) – Il vaso di Pandora (1951)

 

PUNTI DI VISTA (06)

di Gianni Di Quattro

 

LA FRANCIA HA VOTATO. Al primo turno secondo le previsioni più accreditate hanno vinto, e si confronteranno al ballottaggio, Emmanuel Macron (En Marche) che è arrivato primo e Marine Le Pen (Front National) seconda. Il popolo francese ha votato in massa scongiurando il timore dell’astensionismo dimostrando maturità. Hanno perso i due partiti storici che da trenta anni gestiscono il paese e cioè Il Partito Socialista (praticamente quasi scomparso) e quello Repubblicano di Francois Fillon, hanno guadagnato gli estremisti di destra (Marine Le Pen appunto) e di sinistra (Jean Luc Melenchon) che hanno programmi in parte sovrapponibili (un sintomo inquietante). In generale si ha la sensazione che con queste elezioni sia morta la quinta repubblica (la prova sono i tanti voti per Macron che era la prima volta che si presentava e che dimostrano la voglia di cambiare del paese).  Per la Francia si apre un periodo nuovo e come al solito sarà un esempio importante.

AL BALLOTTAGGIO, il 7 maggio, si confronteranno la vecchia politica, il pessimismo, la chiusura e l’autarchia, l’anti europeismo con la nuova politica, l’ottimismo, l’apertura, la coscienza che per ambiziosi traguardi il palcoscenico deve essere più grande e quindi l’europeismo con un progetto di cambiamento per l’Unione. I francesi sicuramente voteranno per Emmanuel Macron che sarà il nuovo Presidente. Interessante come molti partiti (meno gli estremisti che non sono capaci di farlo ideologicamente) daranno indicazioni di voto per altri cercando comunque di giocare un ruolo e di assistere i propri adepti (si chiama democrazia). Saranno, infine, importanti e costituiranno un test decisivo le elezioni legislative che si svolgeranno tra un mese (i francesi riusciranno a dare a Macron e al paese un parlamento non arroccato?).

RILIEVI IMPORTANTI sono la spaccatura sempre più netta tra periferia agricola e provinciale e le città, il gap profondo tra anziani e giovani e una società nettamente divisa in due, da una parte l’élite e dall’altra il resto del popolo. Rilievi che si sono riscontrati anche in Gran Bretagna in occasione del referendum per la Brexit, negli Stati Uniti nelle ultime elezioni presidenziali e che a questo punto sono un fenomeno generale con cui bisogna fare i conti per la gestione della democrazia nel prossimo futuro. Non si può più pensare come prima anche per questo.

NEL NOSTRO PAESE SI COMINCERANNO a fare i confronti invece di fare analisi e di capire, si cercherà da parte di molti di identificarsi con chi ha vinto e si proverà a giustificare le cose nostre con le vicende d’oltralpe. Invece di prendere atto che la gente vuole cambiare (e che bisogna cambiare) con progetti seri e ampi, con prospettive che tengano conto del futuro per complicato, tecnologico e dominato da desideri di conquista sia. Forse però non abbiamo il coraggio dei nostri cugini francesi.

UNA CONSIDERAZIONE MARGINALE sulle elezioni francesi è la continuazione della marginalizzazione dei vecchi politici, della vecchia classe politica e dei vecchi partiti. In cambio assistiamo alla discesa in campo di personaggi diversi per provenienza e cultura. Una qualche motivazione ci sarà evidentemente (sicuramente fa parte della necessità di cambiamento di cui ormai tutti stanno prendendo atto).

IN GERMANIA il raggruppamento di estrema destra chiamato AfD (Alleanza per la Germania) aveva ottenuto alle ultime elezioni amministrative un notevole successo. Guidato da Franke Petry che comunque cercava di mantenere la barra del partito dentro la moderazione senza eccessi e senza spinte neonaziste. Adesso è stata sfiduciata e il partito sarà guidato dal duo Alexander Gauland e Alice Weidel. Sarà sempre meno moderato e più acceso con richiami al passato più evidenti.

In tutta l’Europa CRESCONO LE ESTREME di destra e di sinistra (Francia, Gran Bretagna, Germania, paesi ex dell’Est, Austria, Olanda) con programmi e atteggiamenti e rivendicazioni uguali (l’appartenenza dunque a uno dei due gruppi spesso è veramente casuale). Una tendenza cui si può rispondere solo riformando pesantemente il funzionamento degli Stati, rivedendo le politiche del lavoro, degli investimenti strutturali, della educazione, della prevalenza finanziaria. E per fare queste cose non ci vuole uno qualunque (anche per questo ha vinto Macron in Francia).

L’incontro tra il PRESIDENTE TRUMP E IL NOSTRO PREMIER GENTILONI a Washington è stato cordiale e formalmente perfetto. Il Presidente ha anche letto dai suoi appunti che l’Italia è stata importante per il mondo e che ora è un alleato prezioso. Cose di cui a Trump gliene importa poco diciamo, almeno a giudicare dalla faccia che faceva mentre le diceva. Ha detto che è contento di venire presto in Italia per il G8 (vicino a Taormina c’è un ottimo campo di golf) e che vuole vedere il Papa (avrà in mente un affare, ma Francesco non sembra sprovveduto).

Una statistica europea dice che LE PERSONE AL DI SOPRA DEI 65 ANNI sono quelle che cambiano quasi mai il voto da una elezione all’altra a prescindere dai risultati offerti dal partito scelto e dal leader. Quindi il cambiamento è per forza nelle mani dei giovani. Il problema è che i vecchi sono in maggioranza (soprattutto nel nostro paese).

Si sono svolti a Ginevra (sede del CERN), a Washington e in altre 600 città nel mondo cortei e manifestazioni IN DIFESA DELLA SCIENZA nella giornata di sabato 22. La scienza è indipendente e gli Stati dovrebbero credere di più nei suoi risultati e nella ricerca e (soprattutto) i cittadini avrebbero il diritto di essere maggiormente informati su quello che avviene su questo fronte e sulle sue conseguenze (a proposito dell’ambiente qualcuno dice di dirlo anche a Trump). Naturalmente i media italiani hanno fatto poco caso all’evento (non c’era sangue e non c’era polemica) e nel paese non ci sono state attenzioni particolari. Anche questo serve per giudicare la maturità e la sensibilità di un paese!

 

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Inserito il:24/04/2017 08:35:40
Ultimo aggiornamento:24/04/2017 08:39:40
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