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Conoscere Putin - (10 e 11/11) - L’escalation anti-Russia affogata nelle trame di guerra
di Vincenzo Rampolla
Laddove l’ignoranza è la nostra padrona, non c’è possibilità di vera pace.
Dalai Lama
Perché è così difficile raggiungere la pace in Ucraina? Questione spinosa. Trump stesso, l’altro giorno, l’ha definita un casino. Per una ragione fondamentale: nel mondo delle verità scoperte o venute a galla dopo, anni dopo, il regno della post-verità, le cause degli effetti non esistono più, evaporate, sotterrate, cancellate. Disseminati nella composizione del puzzle della narrazione, i contrasti, le contraddizioni vengono separati dalle loro vere origini. Fluttuano liquidi fuori dal contesto che li ha determinati, appaiono come insolubili, distanti, sconnessi dal rigore del mosaico. Nella guerra Ucraina-Russia-Usa-Nato il primo ostacolo è rappresentato dal non ricordare e ammettere che quel conflitto sia iniziato nel 2014, con il colpo di Stato a Kiev orchestrato dalla Cia, con i massacri delle popolazioni russofone del Donbass, con la conseguente invasione e annessione russa della Crimea. Parlo della cacciata a furor di piazza del Presidente neutralista Viktor Yanukovich nel 2014, di squadroni della morte e cecchini filoccidentali, del tradimento dei due accordi di Minsk, firmati con Mosca e mai attuati dai governi di Poroshenko e Zelensky, ansiosi di entrare nella Nato.
E si arriva agli accordi di Istanbul, che portarono Mosca e Kiev a un passo dalla firma della pace, poche settimane dopo l’invasione del 24 febbraio 2022. I negoziatori ucraini ricordano: L’accordo era a un passo, brindisi a champagne quando si resero conto che Putin si accontentava del no all’ingresso nella Nato di Kiev. Poi tutto a gambe all’aria. Boris Johnson, allora premier britannico, il 9 aprile 2022 è spedito in Ucraina per dire di persona a Zelensky di non firmare, la Nato non avrebbe accettato alcun negoziato: Si deve continuare a combattere per sconfiggere la Russia.
La guerra non nasce quindi nel 2022 con l’invasione da parte di Mosca. Le cause non datano al 2022. L’ingresso dell’Ucraina nella Nato avrebbe alterato, ulteriormente e in profondità, i rapporti fra l’Ovest e l’Est. È qui che vengono a galla quelle verità che l’Occidente non vuole riconoscere e si tappa le orecchie a parlarne. Nel 1949 si costituisce la Nato come alleanza difensiva rispetto al presunto espansionismo sovietico e nel 1955 spunta in risposta il Patto di Varsavia. Con la dissoluzione dell’Urss questo si scioglie nel 1991 e di conseguenza la Nato non ha più ragione di esistere. Ma, anziché estinguersi a sua volta, venuta meno la causa del suo nascere, si rafforza estendendosi verso Est. In due fasi: la prima nel 1999, con l’ingresso di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, la seconda nel 2004 con l’adesione di ben 7 Paesi: Romania, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia e le tre Repubbliche baltiche. È così che per empatia, si plasma il germoglio di una nuova UE molto allargata, ibrida, affrettata, mal digeribile. Mal capita e tollerata. La sua crescita non è graduale ma esplosiva. La paura fa da madrina. Paura di che cosa, di chi?
E spunta la Russia. Protesta. Contesta con forza. Gesto inutile, si tratta di una violazione totale dell’ordine postbellico concordato al momento della riunificazione tedesca. Dove sono finite le famose promesse fatte a Gorbaciov sulla non espansione della Nato ad Est? Nel 2007 Putin tuonò: Fermatevi! La risposta degli Usa fu il tentativo, nel 2008, di estendere la Nato all’Ucraina e alla Georgia. [Va detto che senza i documenti rivelati da Assange, nessuna post-verità sarebbe emersa a completare il mosaico.]
Ultimo tentativo di Putin nel 2021: due proposte di accordo sulla sicurezza, dirette agli Usa e all’UE, entrambe cadute nel vuoto. C’è dell’altro. Nel 2022 un fatto clamoroso, imboscato di solito dai facilitatori: gli Usa abbandonano unilateralmente il trattato Usa-URSS firmato nel 1972 tra Nixon e Breznev sui missili balistici ABM e si pone fine al controllo degli armamenti atomici. Trattato di facciata, utile solo per impedire un attacco nucleare preventivo. Roba da guerra fredda. In realtà la mossa americana neutralizzava il quadro globale della sicurezza ma innervosiva Mosca e Pechino, inducendole entrambe a rafforzare il proprio deterrente nucleare.
Appare anche più chiara oggi la mossa di Trump di scaricarsi di dosso l’UE. Non è nata ieri, istericamente risale a tempo addietro, inserita nel puzzle politico dei rapporti Usa, Russia, Cina,UE.
Il trionfo di Bruxelles. Se non si tiene conto di questa valanga di colpe e scelleratezze, non si può cogliere l’origine, il vero motivo dell’attacco russo all’Ucraina.
Poco dopo l’inizio delle ostilità viene redatto in Turchia un documento di accordo fra Mosca e Kiev. È firmato da Putin, ma Usa e UE mettono Zelensky alle corde, lo inducono a non sottoscriverlo, con l’inglese Boris Johnson spedito il 9 aprile 2022 a spiegargli che in gioco c’è l’egemonia occidentale, non l’Ucraina. Dopo ci sono voluti 1.000.000 di morti per capire che quella pace sarebbe stata a portata di mano con l’inizio della guerra, poco dopo. Imperdonabile aggressività dell’Occidente e paure. La neutralità dell’Ucraina, nel senso che la Nato non la fagociterà, è la prima basilare garanzia per la pace. Trump l’ha capito. E l’UE e i volenterosi? No e ancora no.
Le responsabilità dell’UE sono schiaccianti. Prima ha illuso l’Ucraina che, con i soldi e le armi fornite, avrebbe vinto la guerra e ora, dinanzi alla disfatta, è incastrata a boicottare il piano di pace Usa-Russia. Sembra non rendersi conto di essersi ridotta all’antico vaso di argilla tra tanti vasi di ferro del Manzoni e di capire che Trump, da barbaro speculatore, è alla ricerca di un modus vivendi con la Russia, pronto a spartirsi le terre rare del Donbass e a tentare di allontanare Mosca da Pechino. Sembra di ritornare agli accordi di Minsk peggiorati, parto della genialità di Bruxelles.
Masochisticamente nelle capitali europee si continua a considerare la Russia come il nemico, squallido pretesto per giustificare il riarmo, perverso virus iniettato da Trump. Costosissimo, rischiosissimo. Gli europei vogliono investire €500 Mld con nuovi eurobond per finanziare l’onda militare. Non hanno compreso che questa guerra è stata concepita lontano dall’Europa, dalle cancellerie anglosassoni, per danneggiare l’UE e staccarla da Kiev e dal mercato russo. Trump ora ha altre priorità: recare danno al mercato cinese, riportando Mosca in orbita europea, a suo vantaggio. Ma i vertici UE restano perdenti, da anni strimpellano il solito refrain, con una sola carta da giocare: salvare la faccia.
La vocazione dell’EU. La vocazione guerrafondaia dell’Europa rappresenta in questo momento un rischio gigantesco. Illudendosi di dettare, da sconfitta, le condizioni del cessate il fuoco, arroventa il dissanguamento dell’Ucraina, per la quale l’alternativa è chiara e univoca: rinunciare a una parte dei territori oggi o domani a un’altra fetta. Favorendo la pace, l’UE avrebbe l’occasione e l’interesse di ripristinare buoni rapporti con la Russia. Obiettivo economico e sociale, più che politico o militare, che richiede una rinascita dei popoli europei.
Il 2 dicembre Putin ha dichiarato: L’Europa non ha nessun piano per l’Ucraina. Intende solo combattere la Russia, per infliggerle una sconfitta strategica. Se lei inizia la guerra, noi siamo pronti. Anche subito. Il giorno dopo il Corriere della Sera ha sbattuto in prima pagina: Putin minaccia l’UE: pronti alla guerra. Assurdo. La deontologia dei media immolata dal virus endemico della russofobia. E l'ultimo rapporto del Censis racconta che l'80% degli italiani è contro La Nato.
Bilancio delle vittime russe nella guerra. E Putin persegue indefesso nel suo intervento speciale. Da tempo propone l’obiettivo di usare i progressi del suo esercito come prova che la Russia stia vincendo la guerra, dichiarazione senza riscontro nei fatti e il 25 dicembre 2025 Pokrovsk resta saldamente nelle mani di Kiev, primario obiettivo strategico russo del 2025. Molti sono caduti nell’offensiva contro Pokrovsk e la cattura della città aprirebbe alle truppe russe la possibilità di muoversi verso nord, in direzione della cintura delle fortezze, linea di difesa fortificata costituita da città, paesi e insediamenti del Donbass lungo l’autostrada. Tale linea di difesa costituisce l’ultimo ostacolo per la conquista definitiva del Donbass, tanto che la ritirata ucraina da queste posizioni è uno dei 28 punti della bozza del piano di pace elaborato a novembre tra Usa e Russia.
Il Ministero della Difesa britannico stima nel 2025 le perdite russe intorno a 350.000 uomini, con una media giornaliera stabilmente superiore ai 1.000 soldati feriti o uccisi. Dagli ultimi dati pervenuti, emerge che la velocità di avanzamento del fronte registrata finora appare incompatibile con una vittoria speciale russa; a partire dalla fine del 2022, l’esercito invasore ha conquistato circa lo 0,77% del territorio ucraino a fronte di perdite umane e materiali estremamente elevate.
(Consultazione: F-Pintarelli - La valigia blu; F. Sabatin prof. economia politica; giornalista David Kirichenko; colonnello Kostiantyn Humeniuk; l’OSINT @Majakovsk7; Corriere della sera; Rapporto Censis 2025; M. Capanna 7.12.2025)

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