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Aggiornato al 23/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Rosario Vitale (Napoli, 1969 -   ) - Smarrimento

 

Uno stato d’animo che non so come chiamare

di Gianni Di Quattro

 

Quando si incontrano diversi fenomeni, sensazioni ed emozioni, che sono dentro o fuori di noi si crea uno stato d’animo che il più delle volte si può definire, possiamo capire cosa ci sta capitando, ne possiamo parlare, possiamo difenderci eventualmente o godercelo.  Ma adesso, e parlo per me assolutamente, non ci riesco e non so cosa pensare. Vediamo un po’.

Dunque c’è la pandemia, una pandemia che ormai è stabile nella vita di tutti noi e che non si sa quando finirà e persino se finirà. Significa vivere in casa, non frequentare locali o farlo il meno possibile, non vedere gli amici salvo qualche caso, non partecipare ad iniziative. Se tutto questo si incrocia con gli anni che passano e che improvvisamente, forse perché c’è tanto tempo per riflettere, appaiono tanti e se, mano a mano che passano i mesi, nuovi acciacchi avanzano mentre quelli vecchi ormai stabilizzati permangono, allora si incrociano i pensieri nella testa ed è davvero difficile sbrogliarli.

In altri termini, si crea uno stato d’animo che è allo stesso tempo triste, spaventato e frustrato per non avere alcuna possibilità di uscire da questa trappola in cui si è piombati come conseguenza (così ci sembra). Io sento questa turbolenza dentro di me, questo stato d’animo che spinge verso il pessimismo, la solitudine, la rabbia di vivere gli ultimi anni della vita non in un ambiente sereno (forse lo speravo ma facevo i conti senza l’oste).

Inoltre, assistere agli spettacoli che politici di governo e di opposizione, giornalisti precari o di lungo corso, scienziati e medici ospedalieri, organizzatori e approfittatori vari giornalmente in tutti i media del paese ci preparano e che ci presentano con toni aulici come se stessero recitando qualche tragedia greca, è ulteriormente deprimente e frastornante, spesso anche volgare e persino talvolta offensivo della intelligenza dei cittadini.

È difficile uscire da questo incubo psicologico, liberarsi dalla paura, adeguarsi ad una vita quasi monastica, abbandonare il piacere di coltivare anche fisicamente umanità e amicizia, quando queste sensazioni e valori sono state la cosa più importante della vita.

E credo anche che quando tutto finirà se mai avrò il piacere di vedere la fine del tunnel, sarà difficile ricostruire un proprio personale equilibrio. Ho paura che non ci sarà il tempo sempre che si riesca ad arrivarci. Speriamo di sbagliare, non mi è mai piaciuto dirlo, ma mai come in questo caso mi pare opportuno.

 

Inserito il:22/02/2021 11:41:58
Ultimo aggiornamento:22/02/2021 11:47:43
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