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Aggiornato al 23/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ronald Brooks Kitaj (Ohio, 1932 - Los Angeles, 2007) - If Not, Not

 

27 gennaio 2021: Giornata della Memoria

di Vincenzo Rampolla

 

La Giornata della Memoria del 27 Gennaio 2021 vuole essere un evento di forte impatto, di riflessione individuale e in priorità diretto ai giovani.
È un invito alla lettura di una testimonianza, evitando ogni forma di accompagnamento con scene teatrali, letture o musiche, concentrandosi sulla meditazione del testo, in un momento di riflessione, rivelazione e complicità.

L’immagine mostra la copertina del libro dello scrivente di recentissima pubblicazione, Una madre ebrea, segnalato al Premio Internazionale Salvatore Quasimodo seguita dall’intervista all’Autore condotta dalla giornalista Caterina Aletti.

Dedica: A tutte le madri e a quelle come Lei, la madre ebrea

Caterina Aletti intervista Vincenzo Rampolla

  1. Partiamo dal titolo. Come mai Una madre ebrea? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per te fondamentali, che tratti in quest’opera?

Il titolo è la chiave per capire la storia, una storia vera.
Una, articolo indefinito, già rende generica la protagonista. Non è la madre, ma la storia di una donna dal nome ignoto. Così deve essere: Lei, semplicemente Lei, una madre ebrea. Mia madre. Madre, per il pieno significato della parola, in quanto donna, sposa e genitrice, quindi il libro parlerà della donna ebrea, della madre ebrea, dei suoi figli e della sua vita.
Ebrea, perché figlia di ebrei. Nel suo matrimonio misto con un marito militare, vedovo e rimasto solo con due figlie, trova rifugio dalle leggi antiebraiche negli anni prima del conflitto mondiale. Argomento fondamentale è il fatto che Lei, fin dalle nozze è rea di avere derubato le figliastre dell’amore paterno, e la sua esistenza si deforma in segregazione e disumano lager familiare, scivola in deportazione e cade nell’agguato di un male senza ritorno. Nessuno scopre, neppure il marito, abbattuto anch’egli dalle angherie delle figlie ribelli e dissolute. Aggredita e minacciata di denuncia alle SS, torturata a vita nella gabbia della sua dimora, è tradita dalla prima figlia Rachele e sopravvive con il solo amore del figlio Emanuele (l’Autore).

  1. Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
    La storia è vera, assolutamente reale e vissuta dall’Autore, con l’eccezione di alcuni episodi marginali. Nel primo manoscritto erano previste 67 piccole fotografie del tempo e odierne, dei personaggi, della protagonista e dei luoghi in cui si svolge la storia. L’Editore ha sconsigliato l’uso delle foto. Vivere l’esperienza di lager familiare è unica e da far conoscere. È per me dovere e bisogno, nel rispetto e nel ricordo di chi mi ha dato la vita e mi ha educato alla pace e all’amore per il prossimo.
  2. La scrittura come valore testimoniale, cosa hai voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo tuo libro?
    Credo che il libro sia una solida testimonianza dei più elevati e dei più crudeli aspetti della natura umana, nella donna e nell’uomo e a qualunque età, capaci di emergere e manifestarsi per un arco di tempo di 50-60 anni fino a portare alla morte i componenti di una famiglia, nucleo trasformato in un reale lager moderno, con decessi negli anni ’60, ’70 e ‘80. Solo dalla lettura del libro si può toccare dal vivo la coesistenza delle parole amore, dedizione e libertà con odio, tradimento e tortura fisica e psicologica nei rapporti fratelli-sorelle, padre-figli e madre-figli.
  3. A conclusione di questa esperienza formativa da cui hai partorito Una madre ebrea, se dovessi isolare degli episodi che ricordi con particolare favore come li descriveresti?
    Un primo episodio è costituito dalle parole sussurratemi da mio padre sul letto di morte a 20 anni, giuramento di condotta nei confronti delle sorellastre artefici della disgregazione familiare. Un secondo episodio è rappresentato dalla rivelazione a 30 anni da parte di mia madre, di essere ebreo, figlio di madre ebrea, fatto che mi era sempre stato tenuto nascosto, segreto di famiglia fin dal giorno della mia nascita nel ‘43. A quella data la mia sorellastra aveva in mente di denunciare la matrigna alle SS e di spedirci entrambi a Auschwitz.
  1. Quali sono le tue fonti di ispirazione: altri autori che ritieni fondamentali nella tua formazione culturale e sentimentale?
    Considero di importanza culturale e tecnica la formazione ricevuta nello studio approfondito di F.Boccaccio, A.Manzoni, J.Joyce, F.Kafka, G.Grossman e T.S.Eliot.
  2. Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la tua scrittura? Forte influenza da opere e scritti di Van Gogh, P.Picasso, P.Klee e W.Kandinsky.
  3. Oltre a quello trattato nel tuo libro, quali altri generi letterari prediligi?
    Cultore entusiasta delle opere di E.A.Poe, F.Celine, A.Gide, P.P.Pasolini e teatro di D.Fo.
  4. Preferisci il libro tradizionale cartaceo o quello digitale? Nessuna preferenza. Entrambi perfetti per il loro target.
  5. Per terminare, qual è stato il tuo rapporto con la scrittura, nella composizione del libro.
    Il mio rapporto con la scrittura è intimo, nel senso letterale della parola. Tengo corsi di scrittura creativa da più di 10 anni e il mio modello è Honoré de Balzac: una pila di fogli bianchi a sinistra al mattino e 8-10 ore dopo, una pila di fogli scritti a destra. Il computer facilita enormemente la redazione: copiare su carta quello che ho in testa in quel momento, ispirandomi a Picasso che copia su tela ciò che la mente vede in quell’istante.
  6. Un motivo per cui tu compreresti Una madre ebrea se non lo avessi scritto. Solo perché parla di una madre, indefinita e per giunta ebrea, lo comprerei subito.
  7. Hai in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, puoi darcene un’anticipazione?
    Ho in cantiere una Trilogia di tre volumi di racconti brevi e brevissimi, con circa 180
    racconti appena inviati all’Editore, sull’amore, la follia e la fantasia umana. Devo aggiungere che è appena uscito in libreria
    Aio, una storia vera, 30 anni di scritti dal carcere, finalista con medaglia al premio Internazionale Salvatore Quasimodo.

***

Alle prime 50 persone che telefoneranno alla Biblioteca di Ponte San Pietro (BG) (035 610030) verrà offerta in omaggio una copia autografa del libro. Questo nello spirito della testimonianza di indurre il lettore a immergersi nelle vicende descritte nella storia vissuta dall’Autore negli anni della guerra mondiale e del dopoguerra e narrata oggi, ottant’anni dopo. Lo spirito di questa Giornata della Memoria vuole portare il lettore a condividere la vita di persone che hanno trasformato il loro ambiente quotidiano in un reale lager familiare per uno dei suoi componenti, Lei, la madre. Giornata di pura verità.

 

Inserito il:23/01/2021 13:06:50
Ultimo aggiornamento:23/01/2021 13:19:12
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