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Aggiornato al 18/11/2018

Philippe Veit (Berlino, 1793 - Magonza, 1877) - Allegorische Figur der Italia

 

La Repubblica debilitata

di Massimo Biondi

 

È un momento molto preoccupante della storia mondiale. Molto preoccupante, e anche triste, pure la fase che attraversa la politica italiana, le cui prospettive non lasciano spazio all’ottimismo.

Non parlo qui delle idee che circolano, o non circolano, ma della scarsa qualità degli addetti e del forse conseguente acre conflitto, pregiudiziale, che quotidianamente oltraggia la civiltà della dialettica politica.  

Abbiamo vissuto periodi peggiori, per molti aspetti, ma li abbiamo superati soprattutto grazie alla coesione che la politica e le istituzioni hanno messo in campo, insieme ad un solido senso dello Stato. Penso in particolare agli esordi della Repubblica e agli anni del terrorismo.

Prendo ad esempio il caso Moro, in quanto clou di un periodo drammatico. In quei terribili giorni ha prevalso il partito trasversale della fermezza su quello, pure trasversale, più incline a trattare con i rapitori. Nessuno però nel presentare le proprie ragioni si è mai permesso di mettere in dubbio la dirittura morale e l’onestà intellettuale di chi aveva posizioni diverse. Tutti si sono comportati con saggezza e con misura, formale e sostanziale, senza strilli, senza messaggi incendiari, senza tentativi di delegittimazione.

C’era, inevitabilmente, chi interpretava il rapimento come espressione di un complotto, ma probabilmente si trattava degli stessi complottisti per approccio culturale che non credevano nemmeno alla morte di Hitler a Berlino nel 1945 o allo sbarco sulla luna.

I complottisti e gli estremisti ci sono sempre stati ma in quella circostanza il Paese ha evitato strappi, divisioni laceranti, ideologiche, nonché l’adozione di provvedimenti estremi, tipo leggi speciali, che pure da alcuni vennero proposte.

Moro è stato perso, purtroppo, ma il Paese ha retto, ricevendo il plauso del mondo, e il terrorismo è stato sconfitto.

Ecco, mi domando se ai giorni nostri la nazione sarebbe in grado di reagire con la stessa fermezza e coesione ad eventi di portata anche minore. E mi rispondo di no.

Prevarrebbero le voci dei rivoluzionari da talk show, degli speculatori politici, degli sciacalli.

Oggi il Paese è diviso in fazioni la cui contrapposizione si fonda sull’odio, non sulla diversità di opinioni; sull’attacco all’avversario, non sulla promozione delle proprie idee; sulla tattica elettoralistica, non sulla strategia. 

In questo senso, e per questi motivi, oggi la Repubblica è debole, è poco amata e poco rispettata, debilitata dall’aggressione full time di furenti e ciechi picconatori.  

Il problema è che per abbattere una costruzione bastano pochi cretini: è per rimetterla in piedi che occorrono persone di talento, dote al momento scarsamente esibita.  

 

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Inserito il:15/04/2017 13:31:38
Ultimo aggiornamento:15/04/2017 13:37:16
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