Aggiornato al 19/05/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Robert Auer (Zagreb, Croazia, 1873 -1952) - Allegory of Medical Science (1914)

 

Sentimenti procellosi, qui e altrove

di Giorgio Cortese con Cesare Verlucca

 

La credenza antivaccinazione Covid è diventata oggetto comune, nell’attimo stesso in cui le è stato attribuito un nome. Resta, sociologia a parte, il tema del contenuto. Per chi ha scelto di vaccinarsi (quasi 9 italiani su 10) il significato del termine “no vax” significa, senza ombra di dubbi, “colui che sceglie di non vaccinarsi”. Ma esiste davvero una riconoscibile cultura no vax, basata su credenze e valori condivisi?

Pare che non sia così, tra chi definiamo semplicisticamente no vax, che non sono no green pass. Tra di loro vi sono persone che hanno semplicemente paura, diffidenza, mancanza di informazione; altri che si lasciano sedurre da teorie cospirative, o manifestano insofferenza nei confronti di obblighi e divieti; altri, infine, che sono scettici verso la scienza: è difficile catalogare chi non si è vaccinato come no vax.

Tra di loro abbiamo i disinformati, i timorosi al vaccino, gli arrabbiatissimi selvaggi contro tutti e contro il mondo, le persone civili e colte, che stimiamo per la loro cultura e viva intelligenza, le persone pratiche e sempre disponibili e poi gli anticonformisti di lignaggio sessantottino.

Sono tutte persone normali, ma è la mancanza di buon senso per molti di loro, il comune denominatore che ha trasformato la paura del virus e le clausure subite, che per molti ha coinciso, con la penuria di lavoro, in rabbia insostenibile.

Queste persone contrarie a vaccini non sono né di destra né di sinistra.

Come si si può desumere, questa galassia di persone diverse come idee e cultura tra di loro, ma unite dal rifiuto a questo vaccino o ad altre forme di vaccinazione, più che un movimento, paiono una tavolozza confusa di colori con nauseanti vittimismi venati di banalità e antisemitismo. I contrari al vaccino, infatti, si paragonano spesso agli ebrei, e la certificazione verde a uno strumento di oppressione, unendo così rigurgiti ideologici di segno opposto e di uguale estremismo.

Certo la scienza è fatta anche di errori; alcuni utili, e da qui si arriva alla sponda opposta dove molte persone vedono la vaccinazione come l’unico modo per porre fine alla pandemia, spesso invocando il mantra di “seguire la scienza”; ma la scienza è umana e non infallibile. L’identificazione della scienza come centro di potere ha radici profonde e il fenomeno dei no vax e dei no pass è solo l’ultima delle sue manifestazioni.

Molti sono i segnali che da decenni mostrano una diffusa diffidenza e inquietudine nei confronti del sapere scientifico.

Limitandoci al campo medico, basti ricordare la popolarità secondo cui tutto ciò che è naturale è buono, mentre ciò che è creato dall’uomo, e quindi dalla scienza, può essere probabilmente dannoso. Molti tra coloro che manifestano contro i vaccini e contro il Green Pass sottolineano le contraddizioni spesso emerse tra i vari esperti interpellati dai media, durante le varie fasi della pandemia.

Questa disparità di vedute, talvolta anche profonda, alimenta la loro diffidenza nei confronti della scienza. La disparità di opinioni che talvolta è emersa tra i vari virologi, epidemiologi, immunologi ci dovrebbe fare capire che la scienza si costruisce sul campo strada facendo, tra tentativi ed errori. Non c’è alcuna verità precostituita che si possa imporre al popolo. Su argomenti nuovi e sconosciuti come questo virus, è perfettamente legittimo che all’inizio gli scienziati manifestino posizioni differenti. Solo col tempo e con l’acquisizione di nuove evidenze si raggiunge una posizione condivisa all’interno della comunità scientifica, naturalmente mai definitiva e da qui deriva la continua evoluzione della scienza.

Oggi occorrerebbe fare comprendere meglio cosa sia la scienza: sembra strano, ma pochi lo sanno. Ancora una volta l’istruzione potrebbe svolgere un ruolo fondamentale in tal senso, cambiando il modo in cui le discipline scientifiche vengono tradizionalmente insegnate; la scuola italiana insegna le scienze, ma non la scienza.

Si dovrebbe fare comprendere meglio la scienza, le sue dinamiche, i suoi metodi, le sue caratteristiche e contribuire a formare cittadini con maggiore senso critico e meno disposti a seguire i vari agitatori di popolo che, a loro insaputa, li strumentalizzano.

Ma c’è un altro punto che andrebbe preso in seria considerazione. Gli atteggiamenti sopradescritti si riferiscono ovviamente alla popolazione italiana: è molto improbabile, tuttavia, che sia analoga a quella rintracciabile in altri stati del mondo.

E qui siamo lieti di anticiparvi una nuova indagine sugli atteggiamenti dei cittadini di uno stato americano, che ci risulta sarà inoltrata nella prima decade di febbraio nel nostro web magazine di informazione e cultura attraverso le Lettere dalla California, in cui vengono descritte situazioni lungi dalle nostre.

La storia si riferisce al soggiorno a San Francisco di una signora italiana che, dopo viaggi annullati per colpa dell’infausta pandemia, ha potuto finalmente raggiungere la famiglia e ci racconta cos’ha trovato: situazioni che sembrano incredibili, molto più di quelle che vi abbiamo appena narrato

Leggere per credere.

 

Inserito il:25/01/2022 15:15:48
Ultimo aggiornamento:25/01/2022 15:25:04
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