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Aggiornato al 10/04/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Joe Morse (Illustrator Toronto- Canada) – Italy-Brazil 1982

 

Paragone indecoroso

di Davide Torrielli

 

Il 2020, annus orribilis, di certo.

Neanche avevamo finito di discutere del compianto Diego Armando e del fatto che non ci mancherà, nonostante la sua grande abilità di far saltellare una palla, del come era ancora caldo che aprivano la cassaforte spartendosi, in perfetto stile mariuolo, ambiente, d’altro canto, frequentato nella sua ebbra vita, che una brutta notizia nel mondo dello sport e non solo, giunge, e questa è brutta veramente.

Ricordo molto bene il luglio 82, quel giorno ero a S.Pietro di Coassolo, dove con la famiglia si trascorreva di rito gran parte delle belle estati, piene di allegria, di amici e spensieratezza, altro che questo schifo.

Eravamo a casa di una cara amica Maria Grazia, con altri amici, tutti a urlare forte, a non credere a cosa stavamo guardando dentro un tv piccolo così, ma pieno di significato!

La nostra Italia azzurra, con le maglie di flanella e tanta passione, stava vincendo i mondiali! Nessuna cresta sulle teste dei giocatori, nessuna faccia da gran tamarro come avviene oggi, sguardi pieni di sport, grande distanza tra sopracciglia e capelli, attaccature, degne di esseri umani, fronti ampie e spaziose, non simili ai primati di oggi calati nello zoo degli stadi.

Paolo Rossi, grande atleta, sincero, sportivo, sempre una buona parola, grande ed affabile persona, educato, sportivo, dotato di uno spirito di fratellanza ed educazione, occorre dirlo, abbastanza diffusi in quel periodo, ma le sue positive caratteristiche erano speciali in lui.

Ritiratosi presto, troppo presto, a soli 30 anni, ha sempre lasciato dietro di sé un profumo di correttezza, nonostante i tentativi di infangamento tipici del mondo del calcio, che sempre prova a innalzare il pavimento sporco ed abbassare chi vola alto davvero, dentro e fuori del campo, soprattutto.

Sufficiente vedere i visi di chi portava il suo feretro e chi c’era il giorno del funerale, per capire cosa è lo sport, cosa non lo è: gente come Causio, Cabrini, Antognoni, Tardelli c’erano … a testimoniare con la loro signorilità cosa è lo sport e di rinvio cosa non lo è.

Bene, Rossi era un signore, uno sportivo, ed un giocatore immenso che senza fare rumore, ha portato la nostra vituperata Italia alla vittoria, e senza usare la mano di Dio ma i piedi di Paolo, e qui lo diciamo forte: rispetto delle regole, non essere ricordato per aver ciurlato l’arbitro ma per aver inflitto all’avversario, una pena senza fine, sul filo dell’equilibrio atletico, tattico e strategico, che lo caratterizzavano.

Non faccio mistero di considerare il calcio tra gli ultimi sport che migliorano l’uomo, ma in questo, esistono delle regole nel valutare gli uomini che lo praticano e di certo, non proviamo neanche a fare un paragone, indecoroso, anche se ne sono certo, tanti lo hanno tentato, ma senza troppa convinzione.

Nella sua carriera, ha insegnato ad essere signore, e nella malattia, a poco più di 60 anni, ha mantenuto il suo stile, grande Paolo!

Per te, sì, una lacrima è dovuta.

 

Inserito il:15/12/2020 16:12:21
Ultimo aggiornamento:15/12/2020 16:19:03
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