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Aggiornato al 26/07/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jen Norton (from San Jose, CA - United States) - Easter Morning

 

Semplicemente auguri

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

Mentre, da cuoca appassionata e golosa, la signora Persi si affaccendava in cucina preparando un pranzo accurato per la festa del giorno dopo, rifletteva.

Infatti era “lieta” e questo le sembrava madornale.

Il Covid imperversava ancora con il quotidiano, preoccupante numero di morti, le sospirate vaccinazioni, ormai viste come unica salvezza, procedevano, ma ancora troppo lentamente, gli spostamenti erano ancora ben limitati, il senso di prigionia stava abbattendo anche gli animi più forti; gli amici e i parenti si vedevano solo in piccoli riquadri sul computer, e questo solo per i fortunati che non avevano problemi con i mezzi informatici e, infine, soprattutto nel fondo di ogni essere umano, più o meno nascosta o negata, c’era la paura.

Quindi perché quell’allegria mentre stava per giunta lavorando?

Eh sì, era sempre lo stato d’animo da “vigilia del dì di festa” di leopardiana memoria, talmente antico e radicato che si ripresentava anche se la festa del giorno dopo, la Pasqua, in tempo di Covid sarebbe stata ben poco festosa.

Per i credenti naturalmente era tutta un’altra storia.

La Pasqua era probabilmente la festa più importante per il mondo Cristiano, era il senso stesso della Fede.

Il Cristo trionfava con la sua Resurrezione sulla morte, sconfiggendola e dando così senso alla vita e al dolore. 

Sicuramente il periodo dell’anno scelto per festeggiarla ricordava emblematicamente la rinascita. La natura che sembrava morta durante il buio inverno, ecco che, con l’avvento della primavera e i suoi colori, risvegliava ogni cosa e la ricopriva di vita e di speranza.

Se non ricordava male l’avvento della primavera era solennemente festeggiato sin da tempi antichissimi e in tutte le culture. Lei immaginava gli antichi popoli tirare un gran sospiro di sollievo alla fine dell’inverno (che a quei tempi doveva essere ben più rigido e tremendo dei nostri) e la voglia di gioire, cantare, esultare per la vita, la luce, il tepore del sole ritornati esprimevano il sollievo da” scampato pericolo”.

Tornando a tempi più vicini, quelli della sua giovinezza, le Feste quelle appunto con la F maiuscola, erano comunque momenti di rottura con la monotonia del quotidiano faticare, una pausa al rigore, all’oculatezza, un “meritato riposo”.

Ecco allora i pranzi più ricchi, abbondanti e accurati. Ecco le riunioni familiari allargate, i doni agli amici più cari, gli auguri. Un bisogno di comunicare allegria e benessere a chi ci stava attorno.

A quei tempi le Feste erano prese sul serio, erano sacrosante, meritate, perché decisamente più “rare”.

Oggi non avrebbero senso, quel “senso”.

Festeggiamo con pranzi accurati e ricchi tutti i giorni, facciamo pause e vacanze e riunioni molto più frequentemente. E ci scambiamo regali ad ogni incontro o invito a cena.

Tuttavia qualcosa di commovente rimane ed è per quello che la signora Persi si sentiva il cuore lieto.

Rimaneva il ricordo della necessità di fare pausa, di fermare un attimo la convulsa vita per stare in pace, in comunione pacifica, in riunione serena.

Ancora persisteva meravigliosamente la voglia di fare gli auguri.

Di dire alle persone cui si vuole bene, che le abbiamo proprio nel cuore e che la Festa è questo. Covid o no, la vita continua e abbiamo voglia di dire agli amici e ai parenti che senza di loro, senza il loro affetto, la loro esistenza, tutto ci parrebbe più buio, incolore, scialbo, vuoto, deprimente.

Che gioia mandare a tutti un piccolo messaggio che porti speranza, serenità, calore.

Evviva la Pasqua!

 

 

Inserito il:03/04/2021 21:50:53
Ultimo aggiornamento:03/04/2021 22:04:34
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