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Aggiornato al 18/11/2018

Juan J. Hernandez (Monterrey, Mexico, 1960 - ) - Cruzando 2

 

Il diritto di escludere non è legittimo?

di Franco Morganti

 

Così titolava un articolo di Donatella De Cesare (ma senza punto interrogativo) sul Corriere della Sera del 23 luglio.

Una filosofa che si esprime così nettamente su una questione giuridica così complessa?

Sì, e riprende il tema sullo stesso giornale il 2 novembre, prendendo lo spunto dalla carovana di migranti che dall’America Centrale tenta di raggiungere in questi mesi gli Stati Uniti.

“Come la carovana, il continente dei migranti è un variegato popolo in movimento che sfida le frontiere dell’ordine mondiale. Contro questo popolo si erge lo Stato-nazione, ultimo baluardo del vecchio assetto. ….La nuova frontiera è quella di un Nord deciso a contenere la spinta dell’immigrazione, anche a costo di murare la democrazia e di cancellare i diritti umani.”

Questa palingenesi si manifestava già nell’articolo precedente, del 23 luglio, quando perentoriamente la nostra filosofa si chiedeva “…possono gli Stati impedire l’immigrazione? Hanno i cittadini il diritto di escludere l’immigrato, il potere sovrano di dire “no”? Se sarà forse legale, questo diritto non è legittimo. E si basa su un equivoco: che essere cittadini significhi essere comproprietari del territorio nazionale. …immaginano di avere il diritto di decidere con chi abitare.”

Qui siamo di fronte alla richiesta di un assetto radicalmente rivoluzionario: se milioni di migranti bussano alla nostra porta, dovremmo aprire quella porta. E’ un loro diritto di entrare. Con buona pace di qualsiasi assetto giuridico costruito dai nostri avi e predecessori.

Sto pensando a quando, negli anni ’60, in pieno terzomondismo, sulla spinta di movimenti insurrezionali in alcuni paesi del cosiddetto “terzo mondo”, qualcuno pensava che tali paesi, vinta la rivoluzione a casa loro, conquistassero il “primo mondo”.

Per fortuna ci furono valenti economisti che stimarono che se il terzo mondo fosse sprofondato dalla sera alla mattina nell’oceano, il PIL del primo mondo sarebbe calato all’incirca dell’uno per cento.

Così finì il terzomondismo.

Il fenomeno migratorio che destino avrà?

Occuperanno il primo mondo come i barbari tanti secoli fa occuparono il primo mondo di allora? Non credo, e non perché Trump schieri l’esercito alla frontiera quando ormai la carovana si sta dissolvendo: il primo mondo non è più l’Occidente, ma a questo si aggiungono quanto meno Russia e Cina, sempre più protagonisti della scena mondiale.

Tutti custodi, come l’Occidente, della globalizzazione e quindi interessati a controllare un fenomeno migratorio che ne potrebbe minare l’integrità.

Macron non è un reazionario ma chiude a suo modo le frontiere, controlla i migranti, seleziona e respinge i cosiddetti migranti “economici”, pretende di educare i migranti accolti.

In questo modo il mondo globalizzato difende i suoi valori.

Ricordo quando in famiglia mi raccontavano che il bisnonno, stanco di fare il pescivendolo fra Genova e l’entroterra di Ovada, si stabilì in questa cittadina al confine fra Piemonte e Liguria e fondò una filanda (c’è ancor oggi l’edificio: ospita una concessionaria di automobili).

Era un migrante che faceva strada.

E quando la concorrenza cinese mise in pericolo la sopravvivenza dell’azienda, sparpagliò i figli in cerca di lavoro altrove (uno di loro fece il prete e fondò a Ovada scuole per figli di operai: gli dedicarono una piazza che esiste tuttora). Così mio nonno si recò a Milano e si mise a commerciare il Dolcetto di Ovada, arrivando persino a presiedere l’Unione Italiana Vini.

Ecco una storia di migranti lunga ormai duecento anni: queste storie hanno arricchito l’Europa come gli Stati Uniti e hanno contribuito alla loro crescita.

Ma i cittadini di Ovada accogliendoli e “decidendo con chi abitare esercitarono un loro diritto”: non tutti i pescivendoli di Genova pretesero di fondare un’azienda a Ovada.

 

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Inserito il:03/11/2018 17:07:43
Ultimo aggiornamento:03/11/2018 17:18:12
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