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Conoscere Putin - (9/11) - L’espropriazione dei beni all’Europa, timida martire: le ricette di Putin

di Vincenzo Rampolla

       

Il dibattito sull’uso delle riserve russe custodite nelle Banche europee ha preso una piega tipica dello stile della cara vecchia Europa, Virgo fidelis, Speculum iustitiae: un rinvio costante, un compromesso al minimo comune denominatore, la rinuncia ad azioni forti. Risultato: litanie, orazioni e scongiuri contro tsunami o terremoti in vista. Di processione in processione, mentre sbocciano i veti di piccoli Paesi ribelli o arroganti negazionisti come Belgio e Ungheria, si è perso di vista l’obiettivo. All’origine, ricostruendo facilmente la storia negli atti dell’Europarlamento, era in discussione l’esproprio, la confisca definitiva, la sottrazione di quelle riserve dalla proprietà della Russia, come punizione per i peccati commessi con l’aggressione a uno Stato sovrano e come penitenza per i danni. [Ogni punizione dovrebbe essere ammessa in quanto impegno di evitare un male maggiore].

Poi quell’ipotesi è sparita, soppiantata da opzioni molto più tenere e zoppicanti: l’uso, ad esempio, delle riserve russe come garanzia collateral, gergo di ragionieri principianti, preso in prestito tra i grattacieli della 5a Avenue, su cui basare l’emissione di un prestito all’Ucraina.

La cosa ora è ben diversa, perché non rimette in discussione la proprietà russa di quei beni. E nella ultima versione è sparito anche un audace colpo al ribasso. Volteggi e scivoloni. Sedes sapientiae

Il progressivo svuotamento di questa punizione è uno spettacolo desolante: è colpa di Trump. Ma no. Le riserve russe erano lì, dai tempi di Biden, ed è sotto la precedente Amministrazione Usa che ebbe inizio questo inconcludente dibattito europeo cui va aggiunto un paradosso: mentre molti leader europei si trincerano dietro l’argomento che il sequestro delle riserve darebbe adito a ritorsioni contro proprietà europee in Russia, quelle ritorsioni… sono roba vecchia, stantìa!

Putin è stato scaltro, spregiudicato, fulmineo e efficace nell’espropriare a man bassa le ricchezze di proprietà di investitori europei operanti in casa sua, sul suo terreno.

Sfogliamo le note di James Durso, commentatore esperto di politica estera e sicurezza.

Il Cremlino, Turris eburnea, ha trasformato l’esproprio in una forma d’arte. Le filiali russe di Danone e Carlsberg, ad esempio, sono state semplicemente confiscate nel 2023 e consegnate a oligarchi fedeli al regime. Detto e fatto. Qualsiasi azienda occidentale che oggi tenti di lasciare la Russia deve affrontare una svendita forzata con uno sconto del 50%, più una tassa di uscita di 15% che dal 2022 ha trasferito silenziosamente oltre $60 Mld nelle casse di guerra di Mosca. A causa di queste condizioni onerose, più di 11.000 aziende, tedesche e statunitensi, sono rimaste in Russia trasferendo circa $5 Mld di tasse al Cremlino, Domus aurea. E dura e impalata l’UE manda giù.

La corruzione. Intanto la guerra dell’informazione procede in parallelo e sta diventando chirurgica. La rete DoppelGänger di siti di fake news è il nuovo rozzo strumento di lavoro, l’arma letale: il rilascio anonimo e graduale di documenti aziendali autentici ma accuratamente selezionati per giornalisti e attivisti. Uno dei casi più istruttivi in corso riguarda Norge Mining, un’iniziativa anglo-norvegese che propina il fantomatico più grande giacimento europeo non ancora attivo di fosfati, vanadio e titanio, minerali di cui il continente ha disperatamente bisogno di terre rare, batterie e caccia militari. Da quando il progetto è arrivato ai permessi finali, è stato sommerso da ondate di email artefatte, di studi ambientali manipolati, di improvvisi informatori, di attacchi informatici e un’opposizione locale selvaggiamente ben istruita. I servizi di sicurezza occidentali che monitorano le operazioni di intelligence economica russe parlano di un copione dejà vu. Funziona. È corruzione di alta classe, Refugium peccatorum.

All’interno dell’Ucraina la corruzione viene usata come arma. I recenti scandali multimiliardari nel settore energetico non hanno soltanto arricchito pochi oligarchi ben collegati; hanno ritardato le riparazioni della rete, rallentato l’integrazione degli aiuti occidentali e aumentato il rischio di blackout invernali. Alcune delle figure chiave coinvolte hanno legami diretti con Andriy Derkach, ex deputato ucraino oggi seduto nel Senato russo e formalmente designato come agente russo. Ha detto: L’Europa si sta difendendo come un porcospino contro uno sciame di calabroni: un aculeo alla volta, in ogni direzione, senza mai sapere da dove arriverà la prossima puntura. La Russia ha aggiornato da tempo la sua dottrina per la guerra del XXI secolo. L’Europa continua a combattere con strumenti e retaggi del Novecento, fingendo che si tratti solo di brodo ibrido e non di una guerra economica che sta già perdendo a brandelli, pezzo dopo pezzo:

Aggiungo un’altra citazione dal saggio di Stephen Kotkin sull’ultimo numero di Foreign Affairs, intitolato La debolezza degli Uomini Forti: Quasi 4 anni dopo il tentativo del Cremlino di sradicare la sovranità ucraina – scrive– la Russia fornisce ancora il 12% di tutte le importazioni europee di gas. Nel 2024 gli europei hanno speso più denaro per comprare energia dalla Russia, di quanto ne abbiano fornito in aiuti all’Ucraina. Di fatto hanno finanziato i costi dell’aggressione russa.

Tutto questo accadeva con decenni di anticipo dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca. L’affarismo non lo ha inventato lui, dagli anni Sessanta era il segno dominante nelle politiche europee verso l’Unione sovietica prima, verso la Russia dagli anni Novanta in poi. Continua ad esserlo. Anche Putin sa praticare l’affarismo, però è più determinato degli europei, le sue penitenze – come l’esproprio di beni – scattano implacabili in tempi rapidi; quelle europee si squagliano al buio.

L’esproprio secondo il Parlamento UE. Per concludere, riassumo di seguito il tema dell’esproprio esattamente com’era stato formulato dall’Europarlamento e respinto dal Consiglio europeo, l’organo UE che riunisce gli Stati membri.

Fin dalle prime fasi del dibattito europeo successivo al 2022, sono emerse proposte esplicite per confiscare in modo permanente, ovvero espropriare le riserve sovrane russe immobilizzate nell’UE— inclusa la quota molto consistente detenuta da Euroclear in Belgio — e per trattare tale confisca come riparazioni di guerra a favore dell’Ucraina, fonte di finanziamento per la difesa e la ricostruzione ucraina. Ciò che non si è mai formato a livello UE, è un consenso stabile su questa scelta, soprattutto a causa di problemi legati all’immunità sovrana e ai diritti di proprietà, al rischio di contenziosi e ritorsioni e ai particolari rischi del Belgio in quanto Paese sede di Euroclear.

La confisca permanente come riparazione. Esempio di come l’idea dell’espropriazione permanente si inserisca nel ventaglio delle opzioni discusse. Per chiarire la mappa del dibattito si possono distinguere tre livelli:

  1. Uso dei soli profitti o interessi (windfall profits) generati dagli asset immobilizzati. È l’opzione meno esplosiva dal punto di vista giuridico ed è già stata adottata, in varie forme.
  2. Uso degli asset come garanzia o ingegneria finanziaria (prestito da riparazioni): la titolarità formale resterebbe alla Russia, ma si strutturerebbe un prestito all’Ucraina che verrebbe rimborsato solo se e quando Mosca pagherà le riparazioni. I sostenitori la presentano come una opzione debole per evitare la confisca diretta. Al momento è accantonata.
  3. Confisca o espropriazione vera e propria del capitale e suo trasferimento all’Ucraina (o a un meccanismo di risarcimento (claims commission). È l’approccio più diretto in termini di riparazioni, sostenuto da alcuni attori politici — in particolare il Parlamento europeo — ma osteggiato da diversi governi e dal Belgio in quanto Paese sede di Euroclear.

Nel dibattito ricorrono ostacoli rilevanti:

  • Immunità sovrana e tutela della proprietà delle riserve delle banche centrali, che rendono una confisca permanente giuridicamente fragile e potenzialmente esposta a anni di contenziosi.
  • Rischio di concentrazione del rischio per il Belgio e per Euroclear: circa €185 Mld su € 210 Mld di asset russi immobilizzati nell’UE e che si trovano presso Euroclear, il che espone in modo sproporzionato il Belgio a danni legali e finanziari, inclusa la ritorsione russa.
  • Rischio di ritorsioni: contromisure statali, sequestro di asset occidentali, azioni legali contro Euroclear, azzardo che è diventato più concreto man mano che la banca centrale russa e altri soggetti hanno avviato iniziative giudiziarie.

Il problema è che, mentre gli ostacoli evitano pudicamente di decidere e di procedere, Putin ha già messo in atto gli espropri di beni europei, prima ancora che l’UE abbia deciso di arrendersi di fronte al suo ricatto o di mettere in pratica una lotta decisa e solidale.

(Consultazione:  R.Fabbri; Federico Rampini - Corriere della sera - 23.12.2025; Foreign Affairs; rete DoppelGänger; James Durso)

 

Inserito il:11/01/2026 15:10:25
Ultimo aggiornamento:12/01/2026 15:07:03
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