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Aggiornato al 23/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Carlo Carrà (Quargnento, AL, 1881 – Milano, 1966) – Partita di calcio - 1934

 

Inaccettabile!

di Davide Torrielli

 

Mai mi sarei aspettato di scrivere le mie scalcagnate quattro righe sul calcio ma, a sfregio e disprezzo verso quello che fu sport e da tempo non lo è più, mi cimento.

Dal tempo di Anastasi, Cuccureddu, Pulici, Graziani, Furino, Bettega e Gigi Riva che ho abbracciato due settimane fa in una trattoria di Cagliari, il calcio si è trasformato esattamente come avviene ad un gabinetto che non viene pulito come si richiede degnamente nel tempo.

Il fetore aumenta, i batteri proliferano, sedimenti si accumulano e il tutto diventa impraticabile.

Debbo però ammettere che si tratta di una attività non più sport, che in qualche modo si trascina specchiata la situazione sociale e culturale della nazione, che fu anche questa, che la esprime.

L’altra sera ho avuto il dispiacere di intravedere come i figli dell’Ikea ci hanno suonato due volte, “Round Trip” come se fossimo del legno con il quale costruire le famosissime mensole Kruster o l’armadio Pinzen. Uno scandalo, non tanto per l’aver perso le partite e la dignità, ma più se vogliamo per un aspetto più terra terra che attiene al lato del valore economico delle forze in campo.

Qualcuno su internet in preda ad una incazzatura da curva, si è messo a fare i conti ed ha scoperto che nessuna squadra, dico nessuna di quelle che stanno partecipando ai mondiali, esprime una sommatoria aritmetica come la nostra, ma neanche ci si avvicina.

La somma del valore dei nostri “giocatori” o se vogliamo, la somma di quello che valgono sul mercato o guadagnano, se volete, risulta essere almeno tre volte quella dei più costosi sotto di noi.

Non male per dei brocchi.

La scena cui siamo stati costretti ad assistere rispecchia infatti lo stato dell’arte del nostro parlamento, dei nostri partiti, dei nostri cda, delle nostre università, del nostro management, delle nostre banche, dei nostri mari, delle terre, del turismo, delle scuole, delle coste, degli inceneritori, delle centrali di produzione, dei fiumi, delle foreste, dei laghi, della cultura, dei musei, delle vie, delle piazze … queste cose costano e troppo e nascondono ruberie che sono intollerabili, insopportabili, disgustose ed indegne per un popolo che fu culla del mondo.

Una schifezza e come in tutte queste cose quando qualcuno si sveglia di fronte all’ennesimo “inaspettato” clamore, si cerca alla lesta un pirla di turno cui dare la colpa.

Insomma, l’allenatore di turno, gridando ai quattro venti che, …, era lui che non andava, che rubava e non performava. Così si prosegue mentre giocatori panzettuni non si sforzano di dare quello per cui sono pagati fior di milioni.

Ventura, viene messo alla gogna per quattro soldi se confrontati con quello che prendono i crestuti ragazzotti dagli orologi milionari, ignoranti come contadine del Gambia al punto di non riuscire a capire che se ti pago tanto, tantissimo, devi schizzare come una scheggia e non puoi affatto permetterti di fallire.

L’italia azzurra quindi non sorprende ma conferma uno stato nel quale versiamo e che forse, io non c’ero, somiglia a quella del ’58: la speranza è che quindi arrivino nuovi anni “60 presto.

Nel frattempo un po’ più di dieta a “sti quattro incapaci non sarebbe male in attesa di capire che forse è ora di darci una regolata e di staccare qualche calcio nel deretano in più, nei deretani giusti.

 

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Inserito il:16/11/2017 11:35:10
Ultimo aggiornamento:16/11/2017 11:42:05
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