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Aggiornato al 26/10/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jasper Johns (Augusta, Georgia, USA, 1930 - ) - Numbers

 

Sempre numeri (3)

di Silvio Hénin

 

Siamo ormai in autunno e in Europa è iniziata la temuta e ineluttabile ‘seconda ondata’ di Covid 19. In alcuni paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito) si osserva un aumento preoccupante dei casi, ma anche in Italia la situazione è allarmante. La curva di crescita dei contagi degli ultimi sette giorni è uguale a quella dal 10 al 17 marzo scorso, con la differenza che allora riguardava poche province mentre oggi riguarda quasi tutto il territorio nazionale. La cause sono ovvie: questo è l’effetto della maggiore mobilità e dei più intensi contatti sociali del periodo vacanziero, del successivo rientro al lavoro e della riapertura delle scuole, con conseguente affollamento dei luoghi di divertimento, di lavoro e di studio, oltre che dei trasporti pubblici. I contagi avvengono principalmente lì, poi vengono trasmessi nell’ambiente casalingo. Ha contribuito non poco un ingiustificato lassismo, una rimozione del senso di pericolo, fino al negazionismo strombazzato da incoscienti e incompetenti. Nel frattempo, è iniziata la brutta stagione, che potrà solo contribuire a peggiorare la situazione. Immaginare che l’esperienza della scorsa primavera ci avesse insegnato comportamenti più responsabili si è dimostrata una pia illusione. Ora possiamo solo sperare che la fase primaverile ci abbia insegnato almeno ad affrontare meglio la situazione, che ci siano più letti di terapia intensiva, più medici e meglio difesi e che i presidi terapeutici (mascherine, guanti, camici, respiratori ecc.) non siano più introvabili. Speriamo.

Continua però imperterrito il vizio delle informazioni fuorvianti, a volte troppo allarmistiche, a volte troppo rassicuranti, comunque sempre imprecise e mal formulate. Si enfatizzano sempre i dati assoluti, e non li si rapportano alle dimensione della popolazione, né a quelle dei test effettuati. Nei titoli dei quotidiani leggiamo ancora frasi del tipo (invento i numeri): “Oggi ci sono stati 5670 casi, 1023 più di ieri, ma i tamponi sono stati 120.000, 20.000 più di ieri”. La frase giusta dovrebbe suonare: “Sono stati rilevati 5670 nuovi casi a fronte di 120.000 tamponi, pari allo 4,7% di positività (come ieri). [Quindi] i contagi rilevati aumentano perché aumentano i tamponi”. Sottolineo il doveroso ricorso alla percentuale perché è l’unico dato che ha un senso paragonare a quello di altri giorni e di altre zone. Sottolineo anche ‘sono stati rilevati’ per il semplice motivo che, oggi come in marzo, non possiamo sapere quanti siano veramente i contagiati, ma solo il numero di quelli sottoposti a tampone con risultato positivo. È ovvio che se un giorno non si eseguissero tamponi i nuovi casi sarebbero zero e, se se ne eseguissero un milione, i nuovi casi sarebbero certamente decine di migliaia. Anche la quantità di tamponi dichiarati continua a essere fuorviante, perché molti di essi sono ripetizioni su individui già testati in precedenza e solo poco più della metà si riferiscono a nuovi casi (stando a quel poco di informazioni che ho trovato). Quindi degli ipotetici 120.000 tamponi solo 70.000 circa saranno nuovi casi e la percentuale dei positivi salirebbe a 8,1%. Infine, i valori giornalieri, come non mi stancherò mai di ripetere, significano ben poco: i singoli dati giornalieri possono oscillare per cause aleatorie, ad esempio un ritardo dei dati comunicati da una o più zone. Nelle medie settimanali queste oscillazioni tendono a compensarsi e si può valutare un andamento generale con un’affidabilità molto maggiore.

Un altro dato numerico che ci viene propinato per rassicurarci è il confronto con altre nazioni europee, che andrebbero molto peggio di noi, stando ai titoli della stampa, ma nessuno ci dice quanti test sono stati effettuati in quei paesi, neppure se si tratta di tamponi come i nostri o sono altri tipi di analisi. Nei confronti tra le nazioni, così come in quelli tra le regioni italiane, si dovrebbe inoltre tener conto della popolazione delle diverse aree. Diecimila casi in Germania (83 milioni di abitanti) non sono confrontabili con diecimila casi in Austria (9 milioni). Continua però a verificarsi un forte divario tra le letalità da Covid 19 riscontrate nei diversi paesi, ma sembra che nessuno stia indagando sul fenomeno. Ho aggiornato i calcoli con gli ultimi dati di letalità pubblicati dal sito https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/ (13 ottobre 2020). In tutti i paesi esaminati la letalità si è abbassata rispetto ai dati di giugno, ma ancora non trovo alcuna correlazione con la spesa sanitaria pro-capite, né con la percentuale di anziani nei diversi paesi. L’Italia si distacca nettamente dalla media europea, con una letalità del 10%.

Forse è opportuno spiegare la differenza tra mortalità e letalità. La letalità è la percentuale di individui affetti da una certa malattia che sono deceduti per effetto di quella malattia. Se in Italia abbiamo avuto, ad oggi, circa 360.000 casi di infezione da SARS Covid 2 e i morti sono stati circa 36.000, la letalità è nell’ordine del 10%, La mortalità è invece la percentuale di popolazione totale che è deceduta per effetto di quella malattia. Quindi i 36.000 decessi su 60 milioni di abitanti danno una mortalità di 0,06%

Se però ci limitiamo a prendere in considerazioni gli anziani (maggiori di 65 anni), quelli più a rischio di sviluppare forme gravi e che più facilmente ne soccombono, i numeri cambiano. La popolazione italiana sopra i 65 anni è circa tredici milioni e la mortalità dell’età avanzata sale allo 0,25%, quattro volte più alto della mortalità generale, mentre la letalità raggiunge il 30%.

Anche le rosee previsioni sulla disponibilità dei vaccini sono spesso frutto della propaganda politica o commerciale. L’ipotesi più ragionevole è che non arriveranno, in quantità sufficiente, prima della metà del 2021, ma scommetterei di più sulla fine dell’anno prossimo. Non è nemmeno escluso che in tempi così brevi sia impossibile trovare un vaccino sicuro e che garantisca una lunga immunità. Per fare un esempio, il vaccino contro l’ AIDS non esiste ancora dopo 40 anni dalla comparsa della malattia. Quindi non ci resta che continuare con le semplici misure preventive. Inutile ripeterle, dovremmo conoscerle tutti a memoria e applicarle dovrebbe essere ormai un atto automatico, come vestirci o lavarci i denti. In questo, credo proprio che gli italiani e i loro governanti si siano comportati meglio di altre nazioni europee e molto meglio del resto del mondo. Ciò mi rende più ottimista, ma non molto. Dobbiamo pensare che solo i paranoici e gli ipocondriaci si salveranno?

Ci aggiorneremo sotto Natale.

 

Inserito il:16/10/2020 18:30:54
Ultimo aggiornamento:16/10/2020 18:45:19
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