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Aggiornato al 01/12/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Valerie Rogers (Canada) - Lost Song

 

Esperienza terribile: una esecuzione in diretta sul proprio cellulare

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

Il cellulare fa ormai parte della nostra vita quotidiana, come i vestiti che dobbiamo metterci addosso o le scarpe.

Si, certo, se ne potrebbe fare a meno, si può sopravvivere anche senza, ma è diventato molto, molto scomodo non averlo a portata di mano.

L’unica cosa che si può e, secondo me, si deve fare, è evitare a tutti i costi di diventarne dipendenti stretti.

Ci sono molti esempi nella vita di tutti giorni della sua grande utilità, basti pensare a coloro che, isolati in ospedale dal Covid, hanno potuto sopravvivere alla desolazione dell’abbandono, grazie proprio al cellulare.

Tuttavia bisogna riflettere e reagire con forza all’eccesso di “inoltra” quotidiano.

Selezionare con cura che cosa passare e condividere e buttare immediatamente nel cestino molte notizie superficiali, inventate, subdole, moleste, volgari, incontrollate.

Ormai stiamo diventando esperti nello smascherare le famose bufale, grazie anche ai siti che si sono incaricati di evidenziarle e segnalarle.

Siamo finalmente anche riusciti a difenderci dalle chiamate molestissime dei call center, sempre grazie a internet che si incarica di informarci se il numero sconosciuto è un noioso operatore di telemarketing.

Non siamo ancora riusciti a proteggerci da un eccesso di informazioni drammatiche, e di immagini sconvolgenti, terribili che ci lasciano svuotati, tramortiti, distrutti.

Mi riferisco ai video con soggetto l’Afghanistan che in questi giorni stanno girando numerosi su whatsapp trasmettendo atroci esecuzioni in diretta.

Impreparata, ma mi domando se si può mai essere preparati a vedere simili atrocità, a visioni così crudeli, sconcertanti, mentre attorno a me la natura incantevole mi rimandava a uno stato d’animo di gratitudine e benessere, sono scoppiata in lacrime come una bambina isterica, ferita nel profondo e incapace di ricompormi.

Avevo guardato ipnotizzata un video in cui un gruppo di omaccioni, scuri, proprio come gli orchi delle favole, con tanto di fucili spianati, circondava una povera figura in nero, chiaramente una donna, nonostante fosse infagottata e informe, che non faceva e diceva nulla, rimaneva immobile, sembrando sempre più una cosa che una persona. In mezzo a tutto quel nero risaltava qualcosa di rosso che lei indossava al collo (forse una sciarpa?) e quel particolare me la rendeva ancora più tenera e patetica.

Una parte di me angosciata aveva cominciato a pregare, come istintivamente a volte si fa presentendo un pericolo e io invocavo pietà per la donna dalla sciarpa rossa con tutta me stessa, mente un’altra parte di me, fredda e razionale, insisteva nel rassicurarmi che no, assolutamente non sarebbe accaduto quello che invece infine accadde.

Un uomo grosso, alto e nero per tutto il tempo del video, camminando avanti e indietro, urlava in una lingua a me incomprensibile, sicuramente le colpe della povera disgraziata, dopo averle ordinato di inginocchiarsi, finché tacque e sparò e la figura inerme con quel qualcosa di rosso si accasciò semplicemente sul marciapiede.

Qualcuno mi deve insegnare che si fa in questi casi.

Quali sono le regole del comportamento civile, come reagisce una persona matura e sana.

Io non lo so.

Posso confessare che dopo le lacrime mi è subentrato l’orrore di appartenere a una razza così barbara, quella umana intendo, e il forte desiderio di non esserci, di non farne parte, di non abitare qui, su questa palla bollente, irrequieta, crudele, violenta.

Sono confortata dal fatto di non aver provato rabbia, legittima in quanto donna, ma solo orrore per l’ignoranza e la stupidità.

Infatti la rabbia mi avrebbe messo sullo stesso piano dei carnefici.

Sono stata male per tutto il giorno, come se avessi avuto la febbre o una malattia fisica.

La piccola cosa che si accasciava sul marciapiede è rimasta conficcata nelle mie pupille rimanendomi accanto mentre le ore trascorrevano ed io eseguivo tutte le incombenze della giornata.

Il pensiero ricorrente era “non vorrei mai essere nata” e le riflessioni sulle atrocità quotidiane su donne, bambini e uomini mi bloccava il respiro e la voglia di vivere.

Poi accadde una cosa incredibile. Alzando gli occhi al cielo, ancora azzurro e luminoso, uno stormo numeroso e gioioso di rondini arrivò all’improvviso e cominciò a giocare chiassoso e allegro proprio sopra di me.

Un’apparizione magica, in realtà lo so, assolutamente normale data l’ora vespertina e la stagione, ma era davvero un’esplosione di gioia che scendeva dentro di me come una sorgente di acqua limpida e vitale.

Un fluido miracoloso, quello della vita.

Infatti è tornata l’incosciente speranza, la quasi certezza.

Cambierà. Quello che non è cambiato in millenni, cambierà.

Ci vorrà ancora tempo, ma cambierà.

Il bene vincerà, le donne e gli uomini faranno amicizia, si ameranno e rispetteranno e saranno felici di essere diversi.

Le donne non devono arrendersi: hanno dalla loro la dote inestimabile della pazienza, della resilienza, della grande capacità d’amare.

……

Per completezza di informazione il video che ho visto e che mi ha tanto traumatizzato, spacciato per afghano, è reale, ma è un fatto accaduto nel 2015 in Siria. Questo naturalmente non ne diminuisce affatto l’orrore, ma riporta l’attenzione sull’importanza di controllare ogni “inoltrato” che ci arriva.

 

Inserito il:09/09/2021 18:46:49
Ultimo aggiornamento:09/09/2021 19:06:20
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