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Voltaire

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Conoscere Putin - (3/11) - La Teoria del Caos

di Vincenzo Rampolla

 

Mors tua, vita mea (detto del Medioevo)    

 

Come molti autocrati, Vladimir Putin ha sempre sentito il bisogno di una teoria che giustificasse le sue azioni. La vuole possibilmente radicata in una visione della storia contemporanea. I suoi esperti gliel’hanno confezionata: è la Teoria del caos in versione russa. L’etichetta è nobile perché una Teoria del caos esiste già, in matematica, ed ha applicazioni scientifiche in molti campi. Quella russa nasce invece come una dottrina geopolitica giustificata dall’epoca storica in cui viviamo.

È ampiamente descritta nel sito Riddle, a cui collabora un’equipe di russi esperti della Russia, molti in esilio. Riddle (enigma, rompicapo), è il titolo di un Centro di ricerca palesemente ispirato a una celebre frase di Winston Churchill: La Russia è un rompicapo che sta dentro un enigma racchiuso in un mistero. Anton Barbashin, analista esperto definisce su Riddle la Chaos Theory della politica estera russa. In sintesi: dall’Ucraina all’approccio strumentale e opportunista che Putin ha delle alleanze, teoria che è anche uno strumento usato per interpretare o prevedere le mosse degli attori, da Donald Trump a Xi Jinping.

Nella politica estera russa il principio più citato è il multipolarismo: l’idea che il mondo stia abbandonando il dominio unipolare americano e debba assestarsi in un equilibrio più equo fra grandi potenze, formula ricorrente in ogni documento ufficiale e che dà legittimità alle ambizioni russe, senza però spiegare le scelte concrete di Mosca negli ultimi anni, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina. Per comprendere la logica operativa della Russia di Putin, si deve esaminare un altro concetto, sviluppato nei rapporti del Valdai Discussion Club: la Chaos Theory, elaborazione intellettuale che giustifica strategicamente le azioni russe e anticipa la futura configurazione dell’ordine mondiale. Nel Valdai Club (network di guru fedelissimi di Putin, think tank di geopolitica all’americana e scopiazzatura del Forum di Davos), il caos internazionale non è un’anomalia ma una fase inevitabile: la transizione che segue il crollo dei vecchi centri di gravità (l’ordine post-Yalta, il sistema post-Guerra fredda, il presunto unipolarismo statunitense) e precede la formazione di nuove istituzioni e nuove regole. In breve, non è nato alcun nuovo ordine e il proclamato multipolarismo non si è tradotto in un sistema condiviso di norme. Il mondo è entrato in un’epoca descritta come senza poli: un ambiente instabile, liquido, caratterizzato dal declino delle istituzioni e dalla competizione generalizzata.

Nei testi Valdai emerge che ciò che c’era prima non tornerà più: la dissoluzione dell’ordine precedente è definitiva. L’unica certezza è che il vuoto attuale sarà lungo e nessuno sa quale forma assumerà il futuro sistema internazionale. Da questa visione discendono i 5 mantra, gli assiomi di una Teoria del Caos russa applicata alla geopolitica.

1. Il vecchio mondo non può essere restaurato

Gli sforzi dell’Occidente per mantenere l’ordine liberale sono destinati a fallire. La difesa dello status quo genera, paradossalmente, ulteriore destabilizzazione. Prima o poi gli Stati occidentali saranno costretti a negoziare nuovi meccanismi di convivenza internazionale, non solo con la Russia ma con l’intero non-Ovest (il Resto del Mondo, che include Cina e Grande Sud globale). Le istituzioni del passato non hanno più legittimità e la loro erosione è irreversibile. Prima l’Occidente accetterà questa realtà, prima sarà possibile discutere un nuovo equilibrio.

2. Il caos è per definizione ingovernabile

Il mondo ha già imboccato una traiettoria fuori controllo. Le decisioni unilaterali, e non il multilateralismo, sono diventate la norma. La priorità non è ripristinare la governabilità globale, ma sviluppare capacità di sopravvivenza e adattamento. In questo scenario la politica estera migliore è quella flessibile, rapida nell’aggiustare obiettivi e strumenti. Chi sa reagire per primo, affermano i teorici del Valdai, trarrà vantaggio dal disordine, non chi tenta di restaurare un sistema infranto, ma chi manovra con creatività all’interno del caos, riscrivendo norme o aggirandole quando conviene.

3. Ogni attore è solo: la fine delle alleanze permanenti

La distinzione rigida fra blocchi e schieramenti viene giudicata superata: ognuno per sé è la regola del nuovo mondo. Nessuna alleanza può essere considerata vincolante, nessun impegno è irreversibile, nessun partner è definitivamente amico o nemico. Questa idea spiega molte scelte russe recenti. Sostenere Assad in Siria quando conviene, poi aprire dialoghi con i suoi oppositori se la situazione cambia. Minimizzare l’aiuto all’Iran se un conflitto regionale minaccia interessi russi. Firmare un quasi-accordo di alleanza con la Corea del Nord quando l’opportunità geopolitica lo richiede. Tutto è situazionale. Ogni impegno è revocabile se diventa costoso. In questa visione non esistono clausole simili all’articolo 5 della NATO; la politica internazionale è un gioco opportunistico a geometria variabile.

4. Il superamento di etica e norme: universalismo e giustizia sono morti

La Chaos Theory putiniana sostiene che etica, moralità, norme universali e concetti come il lato giusto della storia non hanno più posto nella politica mondiale. L’unica bussola ammessa è l’interesse nazionale, definito dal potere politico esistente. Da questa premessa discendono due conseguenze. La giustificazione di qualsiasi comportamento statale, interno ed esterno: dalla repressione domestica agli attacchi mirati alle infrastrutture civili ucraine. Il rifiuto dell’universalismo liberale, dei diritti umani come standard comuni e di ogni forma di legalità internazionale considerata occidentale. I teorici del caos annunciano la fine delle grandi idee e delle dottrine globali. Ogni Stato deve sviluppare un proprio codice normativo e un proprio sistema di valori, senza rifermento ad alcun modello internazionale. Per la Russia, ciò equivale alla dottrina della civiltà-stato proclamata da Putin nel 2023: un’identità politica autosufficiente, impermeabile a criteri esterni, modellata selettivamente sulla storia nazionale reinterpretata in chiave utilitaristica.

5. La forza militare come garanzia di sopravvivenza

Il postulato definisce l’ambiente internazionale come strutturalmente incline al conflitto. Guerre più frequenti sono considerate inevitabili nella fase di formazione del nuovo ordine. Le istituzioni che un tempo regolavano i conflitti sono viste come obsolete. Si torna a una dinamica pre-Vestfaliana, cioè precedente a quella Pace di Vestfalia che sancì la fine delle Guerre di religione, stabilì il principio cuius regio, eius religio, pose le fondamenta della sovranità nazionale e della non-interferenza negli affari interni degli altri Stati. L’ordine vestfaliano fu anche considerato l’inizio della diplomazia moderna. Ora invece la sovranità si difende con la forza bruta. La guerra viene normalizzata: non è più un’eccezione, bensì uno strumento di politica ordinaria. L’uso potenziale del nucleare viene sdoganato: nei rapporti del Valdai si discute di colpi preventivi limitati. La militarizzazione totale diventa necessaria: l’apparato militare e il complesso industriale della difesa sono considerati pilastri della stabilità nazionale.

Funzione politica della Chaos Theory

I rapporti annuali del Valdai Club — presentati di fronte a Putin — servono per dare una veste teorica alle scelte già compiute dal Cremlino. Non sono analisi indipendenti: diventano un dispositivo ideologico che spiega, giustifica e legittima la linea politica russa dietro una facciata intellettuale. La Chaos Theory registra i cambiamenti già avvenuti nella politica estera. Li giustifica concettualmente, suggerendo che non erano solo inevitabili ma anche razionali. Prepara il terreno per future mosse, fornendo una cornice teorica che consenta alla leadership di procedere senza vincoli. Il nodo più importante riguarda l’Ucraina: secondo questa teoria del caos la Russia non viola alcuna norma, perché le norme stesse sono state travolte dal caos. Chi per primo riconosce la morte dell’ordine precedente acquisisce un vantaggio strategico nella costruzione del successivo. Da qui l’implicita previsione: col tempo, l’annessione della Crimea e l’occupazione di territori ucraini diventeranno fatti compiuti accettati, e le sanzioni occidentali perderanno significato.

Sembra di rileggere le parole di Anna Politkovskaja autrice nel 2005 di La Russia di Putin libro-inchiesta sul governo di Putin e sulla Russia dei primi anni 2000. Il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno di Putin, viene uccisa con 4 colpi di pistola nell’ascensore del condominio dove abitava, nel centro di Mosca. Tornava a casa dalla spesa. È celebre l’aneddoto rivelatole direttamente da Putin in un’intervista. Ragazzino, Vladimir gioca a scacchi con il nonno Vladimir Spiridonovich. Scacco, esulta con l’ultima mossa. Ma quale scacco… e con il dorso della mano l’anziano sbatte a terra i pezzi. Ma nonno, era scacco matto… ribadisce stupito il bambino. Che fai? Sono le regole. Ricorda Vlady, incalza severo l’uomo, le sole regole che esistono sono quelle fatte da te, le tue… ficcatelo bene in testa. Non ce ne sono altre. E la partita è chiusa.

A partire dal 1999 Politkovskaja aveva cominciato a seguire il conflitto in Cecenia per il periodico indipendente Novaja Gazeta. Il suo impegno in difesa dei diritti umani, i reportage dalle zone di guerra e la sua opposizione alle derive autoritarie del governo di Putin le valsero il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani nel 2001 e il premio dell’Osce per il giornalismo e la democrazia nel 2003.

La militarizzazione permanente e la lotta al dissenso

La Teoria del Chaos diventa anche uno strumento di politica interna. Poiché l’era dei valori universali è finita, diritti civili e libertà politiche possono essere ridefiniti secondo gli interessi del regime. La repressione, il controllo sociale e la chiusura dello spazio pubblico vengono presentati come misure di sicurezza nazionale. Il caos esterno giustifica l’autoritarismo interno. La Chaos Theory non è un divertissement accademico: riflette il pensiero di una parte significativa dell’élite russa e svolge una funzione ideologica cruciale. Trasforma scelte di potere in necessità storiche, normalizza violazioni del diritto internazionale, prepara l’opinione pubblica a un futuro di conflitti e insicurezza e offre al Cremlino una narrativa coerente per legittimare la militarizzazione e la flessibilità spregiudicata nei rapporti esteri. È un’architettura teorica che vuole rendere plausibile, coerente e inevitabile la politica di potenza della Russia contemporanea.

(Consultazione: Novaja Gazeta; La Russia di Putin – A. Politkovskaja; Corriere della sera – Federico Rampini;)

 

Inserito il:01/01/2026 17:39:46
Ultimo aggiornamento:01/01/2026 18:59:23
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