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Aggiornato al 01/12/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Alexandre Jacovleff (San Pietroburgo, 1887 – Parigi, 1938) – Nel deserto afghano

 

Glossario talebano

di Vincenzo Rampolla

 

Afghanistan. Nel 1992, caduta la Repubblica Democratica, il nome ufficiale assunto dal regime politico creato in Afghanistan fu Stato e poi Emirato Islamico. Con la risoluzione S/2020/191 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha rigettato la denominazione di Stato per l’Afghanistan in quanto entità geo-politica a riconoscimento limitato, riconosciuta solo da Arabia Saudita e Pakistan. Senza sbocchi sul mare, confinante con Turkmenistan, Tajikistan, Uzbekistan, Iran, Pakistan, Cina, suddiviso in 34 provincie, ha 38 milioni di abitanti; abitato da 8 etnie (pashtun 36%, tagiki 27%, hazara 15%, uzbechi 9% e sotto il 4%: aimak, turkmeni, baluchi e altri, tra cui i nomadi Kuchi). Con 12 lingue, pashtu e dari le principali (50%), è al 205° posto nella classifica del Pil, $507 pro capite annuo. Oltre 30 anni di conflitti hanno acuito i contrasti tra le comunità, separate dall'arbitraria divisione fissata dagli inglesi nel 1893 e indipendenti dal 1921. Di religione musulmana, sunniti l'80%, sciiti il 19%.   

Accordo di Doha. Firmato il 29 febbraio 2020 a Doha (Qatar) tra l’Amministrazione Trump e i talebani, prevedeva che a fronte del ritiro americano i talebani accettassero 3 condizioni: dichiarare un cessate il fuoco, impedire ai gruppi terroristi di usare il Paese come base per lanciare attacchi all’estero e iniziare a parlare direttamente al Governo di Kabul. L’accordo ha determinato il ritiro completo dall’Afghanistan di 2.500 militari americani dopo 20 anni di guerra e de facto ha riportato i talebani al potere. Formazione di Governo talebano in corso.

Biden. Presidente Usa, Capo della Casa Bianca notoriamente in conflitto con il Pentagono, oggetto di manipolazioni da parte della Vice presidente Kamala Harris, che non vede l’ora di prenderne il posto e che accoglie con una risata i giornalisti che la interrogano su Kabul; nella dialettica tra democratici e repubblicani reticente e indeciso, a 78 anni affetto da momenti di confusione nel bel mezzo di discorsi e conferenze, a causa della fulminea decisione di ritirare unilateralmente le truppe americane dall’Afghanistan senza concordarla con gli alleati, ha seminato dubbi sulla sua salute mentale e la capacità decisionale. Ha ottenuto il plauso di Iran, Russia, Cina, dei talebani e di Hamas a Gaza e ha seminato un inatteso clima di instabilità e confusione tra le nazioni del pianeta. È al vertice di popolarità tra i palestinesi.

Burqa. Sinonimo dell’oppressione della donna afghana. I talebani dichiarano di volerlo imporre e il suo prezzo si è triplicato da una base di 500-600 afghani (1 afgani = 0,0099 €).

Emirato, Lo Stato afghano si autodefinisce un Emirato islamico. Si presenta più moderato rispetto al precedente, ma è prevista una forte intransigenza nelle relazioni con l’estero.

Fatwa. Il primo editto, emanato sabato, imponeva la segregazione maschi-femmine nei luoghi pubblici e nelle scuole, almeno con una tenda. Accordo per le donne all’università, ma non insieme a uomini. Vietato alle docenti insegnare ai maschi. Sport interdetti alle donne, eliminando ogni rischio di esporre i corpi. Divieto di diffondere musiche su radio e tv.

Ferrovia. Situato al crocevia centrale asiatico, l’Afghanistan non ha mai avuto una rete ferroviaria, fatto inquietante perché i Paesi limitrofi hanno i loro sistemi ferroviari, tutti diversi per scartamento e caratteristiche. Alla frontiera nord i Paesi della ex URSS adottano lo scartamento largo russo di 1.520 mm. A est la Cina ha lo standard di 1.435 mm. A sud il Pakistan usa il largo indiano di 1.676 mm; a ovest l'Iran ha lo standard cinese. Di recente sono stati realizzati 75 km a scartamento russo con contributo Usa e altri 191 km a 1.435 mm con Iran. Permane l’assenza di coordinamento e di norme unificate.

Esodo. 640 afghani, di cui 183 bambini, ammassati in un Boeing Globemaster II, con capienza massima 154 persone, immagine virale diffusa dai militari americani e rilanciata dal sito Defense One. Testimonia l'esodo in massa da Kabul, non la ritirata delle truppe americane. Destinazione del volo: la base Usa Al Udeid in Qatar. Con l’episodio di 2 uomini precipitati nel vuoto dopo essersi aggrappati ad un aereo in decollo dall'aeroporto di Kabul, il WP dà notizia di una nuova vittima della fuga di civili afghani: il cadavere di un uomo trovato nel vano carrelli di un altro Globemaster. Due fonti hanno confermato al giornale che il corpo incastrato tra i carrelli ha temporaneamente reso inutilizzabile l'aereo.

Ghani. Il presidente afghano Ashraf Ghani è fuggito in aereo da Kabul diretto in Tagikistan per evitare un bagno di sangue. Avrebbe portato con sé $169 milioni. Gli Emirati Arabi Uniti lo hanno accolto per motivi umanitari.

Hazara. Rappresentano il 12-15 % della popolazione afghana. Di culto sciiti, hanno potuto celebrare l’Ashura in libertà, ma la statua del loro leader storico a Bamiyan è stata abbattuta.

ISI. Inter-Services Intelligence, il più importante e potente dei 3 servizi di Intelligence del Pakistan. Fondato nel 1948, alla nascita dello Stato, ha il compito primario di coordinare le attività dei servizi segreti operanti nelle forze armate di cui fa parte. È balzato alla ribalta mondiale durante la guerra sovietico-afghana. Durante la guerra civile ha sostenuto il capo dei mujaidin afghani G.Hekmatyar, politico, militare e guerrigliero afghano, signore della guerra, noto come il macellaio di Kabul per i bombardamenti da lui effettuati nel 1994 (morti 50.000 civili). Fonti riportano i legami con Israele, peraltro smentiti ufficialmente dal servizio. CNN ha stimato che le sovvenzioni USA a Hekmatyar siano state di almeno $600 milioni.

Jalalabad. Città sede dei primi morti della contestazione contro il nuovo regime, quando i talebani hanno sparato sulla folla che manifestava e sventolava la bandiera nazionale.

Khorasan. Provincia (wilaya) proclamata dall’Isis (Daesh) nel 2015. Dal 2017 a oggi, ha rivendicato un centinaio di attentati, anche a Kabul, e circa 250 scontri.

Lapislazzuli. A nord dell’Afghanistan nella provincia di Badakhshan nell’impervia Kokcha Valley, è situato il giacimento di lapislazzuli di Sar-e-Sang, attivo da oltre 7.000 anni, sede delle più antiche e uniche miniere al mondo. Marco Polo visitò le miniere afghane nel XIII sec. e scrisse: C’è una montagna in quella regione, dove si trovano i più bei lapislazzuli del mondo. Qui scavano centinaia di minatori, la maggior parte giovani, ricoperti di polvere, senza protezioni, con attrezzi non certo evoluti, lavoro duro, pericoloso e pagato male. Un’indagine ha rivelato che nel gioco del commercio delle pietre ultimamente si sono inseriti anche i talebani. Il costo della materia prima è paragonabile a quello dell'oro. Nel valore del materiale è insito anche un elemento di culto: nell'arte sacra ritrarre la divinità con materiali preziosi era un’offerta fatta nei suoi confronti. Anche nell'epoca Babilonese le pietre furono usate nella famosa Porta di Ishtar, ingresso principale a Babilonia. Il Governo Usa ha stimato che le miniere afghane producano pietre per un valore di $2.000 miliardi. A inizio giugno le forze di sicurezza afghane hanno sequestrato almeno 65 camion di lapislazzuli estratti illegalmente. Dal 2014, non meno di 12.500 t di lapislazzuli di valore circa $200 M sono state estratte illegalmente e i proventi, con perdita per lo Stato di $30 M l’anno, reinvestiti per finanziare la guerriglia e la resistenza dei Signori della Guerra e dei Talebani.  Un portavoce del ministero dell’Interno ha comunicato ai media locali che le forze di polizia stanno facendo del loro meglio per impedire l’estrazione illegale di lapislazzuli che sta alimentando guerra e disordini nel Paese; negli ultimi anni i giacimenti minerari sono stati una delle principali fonti di finanziamento per il Paese, ora stanno sfociando in rivolte tra bande.

Mullah. Titolo religioso, maestro, portato da vari esponenti talebani. Finita l’era di cattiva fama del mullah Omar, si parla spesso dei mullah Baradar (suo cognato) e di Akhunzada.

NATO. L’Allenza Atlantica ha gestito 2 operazioni in Afghanistan: Isaf (2001-2014) e Sostegno risoluto (2015-2021). Militari della coalizione morti: 3.232, di cui 53 italiani.

Oppio. I talebani dicono di non voler trasformare il Paese in un narco-Stato ma, congelati i finanziamenti FMI e Usa, difficilmente potranno sopravvivere senza la coltivazione dei papaveri. Paga mensile dei lavoratori nei campi variabile tra 1-3 $.

Pashtun. Etnia maggioritaria del Paese con circa il 40% della popolazione. Pashtun sono in prevalenza i talebani e i 3 mediatori locali: Karzai, Hekmatyar e Abdullah.

Qaeda. Organizzazione di Zawahiri che intrattiene da decenni stretti legami con i talebani, con 400-600 militanti attualmente presenti nel Paese, numero destinato a crescere.

Rifugiati. I Paesi occidentali, con poche eccezioni, si sono limitati ad accogliere il personale afghano alle dipendenze dei propri contingenti, con la maggioranza dei rifugiati riversatasi nei Paesi confinanti e in Arabia Saudita.

Sharia. I talebani hanno dichiarato che il loro sistema di Governo non sarà democratico, in quanto rispettoso della legge islamica, secondo la rigida interpretazione della scuola dei Deobandi, seguaci in India di una corrente religiosa e in Afghanistan della scuola giuridica dell'Imam Abu Hanifa. Centro principale: il seminario di Deoband, nello Stato dell'Uttar Pradesh, 140 km da Delhi, considerato uno dei maggiori centri di formazione religiosa di tutto il mondo islamico, capace di ospitare fino a 1.500 studenti, con una biblioteca di oltre 70.000 volumi e manoscritti di carattere giuridico e di precetti della tradizione.

Tagiki. 27% circa della popolazione afghana, con Ahmad Massoud, figlio del leggendario Leone del Panjshir, ora guida della resistenza contro il nuovo regime talebano.

Terrorismo internazionale. I talebani hanno ospitato Bin Laden, miliardario saudita. È storia. E l’attentato del 9/11 fu preparato dai suoi luogotenenti ad Amburgo in Europa e i dirottatori degli aerei sul WTC e sul Pentagono si erano addestrati in una scuola di volo in Florida e prima avevano trascorso una settimana a Boston e Newark. Nessuno era afghano, in maggioranza erano sauditi, con un egiziano e un marocchino. Vedere il Paese come un covo di terroristi internazionali può essere eccessivo e fa parte di stereotipi mediatici del ventennio. Nel 2020 furono gli Usa a fare l’accordo di pace con i talebani in Afghanistan, esigendo che a firmarlo fosse il mullah Baradar, fatto scarcerare nel 2018, dopo 8 anni a Guantanamo.

Usa. Dopo il Vietnam gli americani erano politicamente divisi, e come unico antagonista avevano l’Urss, già in crisi economica. Oggi gli Usa hanno diversi rivali: Cina, Russia, la stessa UE, forse anche la Turchia, sempre più autonoma, che acquista i sistemi di difesa dalla Russia. La nuova dottrina di Biden non prevede costruzione di Stati, né coalizioni per proteggere il free world, ma solo la difesa dell’interesse americano: America First Light.

Uzbeki. Sono circa il 9% della popolazione. Durante l’ultima offensiva talebana il generale Abdul-Rashid Dostum, loro leader storico legato alla Turchia, è fuggito in Uzbekistan.

Vietnam. Solo un mese fa il Presidente Usa assicurava che Kabul non sarebbe stata un altro Vietnam e che i talebani non avrebbero riconquistato l’intero Paese. Non esiste. ha detto, Non c’è nessuna analogia, assolutamente nessuna.

Wakhan. Si prevede che il Corridoio di Wakhan diventi un asset geopolitico di Pechino per accedere alle risorse minerarie afghane: petrolio, gas naturale, pietre preziose, oro, uranio, rame, bauxite, carbone, ematite, terre rare, litio, cromo, piombo, zinco, talco, zolfo, marmo.

X-Ray. Parecchi tra gli attuali leader talebani, mullah Mazloom ad esempio, sono ex detenuti al Campo X-Ray di Guantanamo, poi liberati o scambiati con prigionieri americani.

Yousofi. Kimia Yousofi, velocista afgana, il 23 luglio 2021 ha portato la bandiera afghana alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo. Rifugiata in Iran, attualmente è con i genitori fuggiti durante il primo regime dei talebani.

Zalmay Mamozy Khalilzad. Diplomatico Usa di origini afghane, Rappresentante all’ONU dal 30 aprile 2007 al 22 gennaio 2009. Dal settembre 2018 Rappresentante speciale per la riconciliazione dell'Afghanistan e negoziatore con la missione di garantire una risoluzione pacifica del conflitto in Afghanistan. Tuttora svolge il ruolo sotto J.Biden.

(consultazione:  washington post; jerusalem post; south china morning post; start magazine; le monde; nytimes; wikipedia)

 

Inserito il:09/09/2021 17:13:29
Ultimo aggiornamento:09/09/2021 17:20:50
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