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Conoscere Putin - (6/11) - L’ingordigia di chip
di Vincenzo Rampolla
Le armi russe usate in Ucraina rigurgitano di chip e di elettronica occidentale. In molti casi, non si tratta di tecnologia avanzata e soggetta a restrizioni, ma di componenti standard e datati. Secondo un’inchiesta di Reuters: Senza quei chip statunitensi, i missili e la maggior parte delle armi russe non funzionerebbero. Il pensiero risale a un anonimo funzionario ucraino e richiama il massiccio uso di componenti elettronici americani nei missili da crociera russi 9M727, una delle armi più devastanti utilizzate da Mosca nella guerra contro l’Ucraina. La comunicazione di Reuters è raccolta in collaborazione con il think tank britannico RUSI e con iStorie, portale russo specializzato in giornalismo investigativo. È una solida analisi sulla presenza di componentistica occidentale nelle armi della Russia. Sempre il missile 9M727 contiene, ad esempio, chip programmabili, microcontrollori e processori di segnale realizzati da società Usa (Texas Instruments, Altera gruppo Intel, Xilinx e Maxim Integrated Products, Cypress Semiconductor Corp., ex-azienda americana assorbita dalla tedesca Infineon).
Reuters chiarisce che, nonostante le restrizioni occidentali in vigore da diversi anni, alla fornitura di chip sofisticati all’industria della difesa russa, molti degli armamenti in dotazione a Mosca usano anche semiconduttori scarsamente avanzati, tipici dei dispositivi elettronici di consumo e che non sono soggetti ai controlli delle esportazioni.
L’export tecnologico occidentale dopo l’invasione. Dopo l’invasione dell’Ucraina, datata 24 febbraio 2022, gli Usa e altri Paesi hanno vietato l’export in Russia di prodotti ad alta tecnologia con l’obiettivo di danneggiarne l’industria della difesa. Le società tecnologiche annunciarono la sospensione di tutte le esportazioni verso il Paese. Allo scopo Reuters ha documentato l’esistenza di un flusso di componenti elettronici di fabbricazione occidentale diretti in Russia. Dall’inizio della guerra non si contano le migliaia di spedizioni riconducibili principalmente a fornitori non autorizzati. Non basta. Reuters ha trovato prove di spedizioni via venditori terzi di prodotti di AMD, Analog Devices, Infineon, Intel e Texas Instruments giunte in Russia dopo il 24 febbraio. AMD, Analog Devices e Infineon hanno giurato di aver avviato delle indagini interne, per Infineon e Texas Instruments si trattava di carichi già in transito al momento dell’invasione. Per Intel, invece, i suoi prodotti erano riservati alle strutture della sua sussidiaria in Russia, prima che decidesse di terminare le attività nel Paese a inizio aprile.
Esaminando i dati doganali russi, Reuters è riuscita a identificare oltre 15.000 spedizioni di componentistica elettronica occidentale sbarcati in Russia a partire dal 24 febbraio fino alla fine di maggio: include microprocessori, chip programmabili e dispositivi di archiviazione.
La dipendenza russa dall’elettronica occidentale. La dipendenza della Russia dall’elettronica occidentale per i suoi sistemi militari è cosa nota da sempre. Mosca, scrive Reuters, ha una lunga storia di acquisizione di componenti militari di contrabbando dagli Usa, tra cui costosi chip specializzati per satelliti in grado di resistere alle radiazioni nello spazio.
La voce Usa. Il giorno dell’invasione dell’Ucraina, la Casa Bianca aveva annunciato che gli Stati Uniti e i loro alleati stavano imponendo restrizioni alla Russia sui semiconduttori, le telecomunicazioni, la crittografia, i laser, i sensori, i sistemi di navigazione, l’avionica e le tecnologie marittime, con l’obiettivo di tagliarle l’accesso alle tecnologie d’avanguardia. Queste restrizioni non si applicano tuttavia a molti prodotti tecnologici non militari.
Un portavoce del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunque dichiarato:
I potenti controlli sulle esportazioni messi in atto dagli Stati Uniti e da 37 alleati e partner stanno incidendo pesantemente sull’accesso della Russia agli articoli e alle tecnologie di cui ha bisogno per sostenere la sua aggressione militare, compresi i semiconduttori. Con il passare del tempo e con la continua diminuzione delle loro scorte, i nostri controlli saranno ancora più incisivi.
Chip di trent’anni fa. L’analisi delle scatole nere dei missili russi 9M727 dimostra che la Russia non si affida solo alle tecnologie più avanzate per i suoi armamenti di precisione. Anzi, i timbri impressi su due chip prodotti da Texas Instruments, ad esempio, mostrano che erano stati prodotti più di trent’anni fa. Un esperto ucraino di componentistica militare ha detto a Reuters che spesso i chip presenti nelle armi russe sono gli stessi che puoi trovare nella tua auto o nel tuo microonde.
Gehan Amaratunga, professore di ingegneria elettronica all’Università di Cambridge, ha esaminato la lista degli oltre 600 componenti occidentali rinvenuti nelle armi russe stilata dal RUSI e da Reuters. Li ha definiti Prodotti standard, datati e presenti in molti sistemi elettronici industriali. In quanto tali, non sono prodotti specialistici con specifiche militari. Ha poi aggiunto: Tutti i circuiti integrati standard possono essere utilizzati sia per scopi civili che militari.
Al di là delle sanzioni, le esportazioni verso la Russia di molti componenti elettronici occidentali non sono ancora soggette a restrizioni. E anche se lo fossero, rimarca Reuters, l’Asia orientale e altre regioni del mondo pullulano di venditori potenzialmente disposti a inviarli a Mosca; molti di questi soggetti sfuggono comunque al controllo delle aziende occidentali.
Anche l’Italia nel giro. Sul Corriere della Sera recentemente si legge che la Turchia – che non ha imposto sanzioni alla Russia – è gradualmente diventata una piattaforma attraverso cui numerosi esportatori del ‘made in Italy’ continuano a rifornire la Russia.
Difficile spiegare altrimenti le vistose stranezze degli ultimi mesi, sostiene il giornale. A giugno la Turchia è stata per l’Italia il paese di destinazione delle esportazioni che ha registrato la crescita più forte: +87% su base annua, per un totale di €1,4 Mld. Curioso. In oltre 10 anni di vendite alla Turchia rimaste sempre nettamente sotto al miliardo al mese. Tanto più sorprendente è questo boom perché nell’ultimo anno la lira turca ha quasi dimezzato il proprio valore sull’euro, rendendo l’import dall’Italia molto più costoso per le imprese locali. Da febbraio a giugno, inoltre, anche le esportazioni turche verso la Russia sono cresciute enormemente.
Le regole di Putin. D’altra parte, la Russia non ha nascosto in primis la sua intenzione di continuare a importare tecnologie occidentali. A giugno il Presidente Putin ha firmato una legge che consente alle aziende russe di importare prodotti e componenti elettronici anche senza il permesso delle società che ne detengono i marchi.
La Russia dipende dalla tecnologia occidentale per alcuni dei suoi armamenti perché non produce da sé la gran parte dei componenti elettronici necessari. Prima di utilizzarli, però, l’industria della difesa russa li sottopone ad un attento monitoraggio per assicurarsi che siano esenti da vulnerabilità (back door) sfruttabili dai Governi dei Paesi d’origine, per darsi allo spionaggio o per sabotare le azioni sul campo.
Per evitare che componenti a rischio finiscano nelle armi dell’esercito russo, il Cremlino si affida a un Istituto scientifico nei pressi di Mosca, l’All-Russian Research Institute of Radio Electronics, perché li verifichi e li certifichi. La Russia nel contempo cerca di incoraggiare le aziende nazionali a produrre internamente i componenti necessari al comparto della difesa. Impresa autarchica non facile. In un documento dell’Istituto nelle mani di Reuters si legge che la Russia non possiede equivalenti di molti componenti tecnologici occidentali.
(Consultazione: M. dell'Aguzzo - Start magazine; Reuters; RUSI think tank britannico; iStorie portale russo; Corriere della Sera, F. Fubini;)

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