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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Adam Willaerts (Londra, 1577 – Utrecht, 1664) – The Beached Whale - 1617

 

Stessa minestra …. Viaggio tra i talk politici e culinari

di Tito Giraudo

 

L’altra sera la trasmissione della 7 condotta da Giletti è stata a dir poco surreale.

Quando mi sono sintonizzato il programma era iniziato, Giletti elencava una serie di ben 17 Enti che udite, udite, non avevano risolto un problema.

Convinto si trattasse del solito caso di moltiplicazione burocratica e di scarica barile, ho prestato attenzione e non ho fatto zapping. Con tono sempre più drammatico, il bel-bravo presentatore di “frassichiana” memoria scandiva il numero degli enti accompagnato all’urlo corale e spontaneo del pubblico presente, sembrava di essere al Colosseo, un’arena che certo aveva avuto qualche similitudine con tanta cruenta partecipazione di folle moderne assetate di sangue.

Pensavo: la politica ne ha combinata un’altra delle sue e mi aspettavo un caso di malasanità, abusivismo edilizio su scala regionale, tanti erano gli Enti implicati e nulla facenti. Senonché la telecamera ha staccato dalla sfilza (ripeto 17) di inadempienti, per puntare sul corpo del reato. Perché, proprio di corpo si trattava.

Era una balena che si era spiaggiata su un litorale che non ho identificato. Il cetaceo, come diceva l’inviato speciale era in decomposizione perché nessuno era intervenuto. L’avranno lasciato morire tra atroci dolori? Mi aspettavo l’urlo straziato della Brambilla.

Niente di tutto questo, l’obbiettivo era la catena burocratica che avrebbe dovuto sottintendere al recupero dei miseri resti. Ben 17, dico diciassette (così come per gli assegni certifico la cifra) dirigenti dello Stato, non avrebbero prestato attenzione ad un simile evento, tanto che il povero Sindaco, l’unico intervistato, era impotente di fronte a tanta protervia.

Riporto il fatto, non tanto perché è la prova del nostro farraginoso apparato burocratico, quanto del clima cui dovremo assistere da qui al fatidico 4 Marzo e di come si faccia di un caso curioso, un caso di mala politica poiché, in ultima analisi, i diciassette enti sono responsabilità di quest’ultima.

Mi sono chiesto: la troupe del bello-bravo presentatore, venuta a conoscenza della spiaggiata si era informata sul calvario per rimuoverla? Oppure, il caso è stato montato cercando quali possibili Enti potevano essere interessati a un simile evento? Il dubbio mi è venuto dato che l’unico intervistato è stato il Sindaco, gli altri 17 dirigenti erano assenti perché udite, udite li hanno cercati tra Natale e Capodanno, periodo in cui il bello-bravo presentatore si è guardato bene di fare la sua trasmissione.

Immediatamente dopo il servizio sulla balena che forse non aveva digerito Pinocchio ed era arrivata cadavere su quel litorale, l’attenzione è stata rivolta (guarda caso) agli stipendi del personale di Montecitorio, il cui tetto precedentemente ritoccato verso il basso, invece era stato ripristinato.

Il bello-bravo presentatore, elencava con l’aiuto del teleschermo, non l’aumento degli stipendi che in realtà non c’è stato ma quello del tetto massimo cui possono arrivare quei fortunelli.

Tra i quattro ospiti c’era pure Sgarbi il quale probabilmente si era assopito per imitare la balena. Interpellato da Giletti, svegliandosi dal letargo si ricordava di essere Sgarbi; rivolto a Giletti e alla bionda Merlino dell’”Aria che tira”, li ha invitati a badare al loro di stipendi che tetto non avevano. Cosa forse più scandalosa.

Facile obbiettare che si tratta di cose diverse. Questi sono belli-bravi presentatori che invece di presentare uno spettacolo di arte varia, si sono specializzati nel campo del varietà politico. Un po’ come quello che anni fa successe con il calcio e i processi del dopo partita.

Se ne sentivano di tutti i colori, si usavano toni apocalittici per descrivere uno svarione arbitrale, un mani non rilevato o un fuorigioco. Improvvisamente, stuoli di giornalisti s’improvvisarono sportivi esperti. In realtà, erano solo degli opinionisti da bar dello sport che surclassarono (in emolumenti) professionisti come Brera o Zavoli, per inventarsi il calcio urlato, non più negli stadi da quei fessi dei tifosi ma in televisione. Sono anni che il calcio in televisione fa spettacolo, più che per i giocatori per i dibattiti che seguono le partite.

Ora però tira un altro tipo di dibattito. Quello politico o pseudo tale.

Quando non ci sono eventi particolari, si costruiscono, come per la balena.

Ora, non ci sarebbe nulla di male se fosse chiaro che si tratta di spettacoli (sovente solo spettacolini). Invece, i giornalisti (si fa per dire) che in realtà fanno i conduttori, sembrano dei missionari salvifici, gli ospiti che dovrebbero garantire pluralismo sono sempre due contro uno. E il pubblico? Guardatevi l’aria che tira e da chi è composto: mi gioco gli zebedei se non sono tutti pensionati iscritti alla CGIL.

Nella realtà, tutta questa brava gente, lautamente pagata, vellica il pelo del proprio pubblico o presunto tale. Campione di questo andazzo è La7. Fatevi due conti: il più scalcinato varietà televisivo costa almeno dieci volte 8 1/2 della Gruber. Vero che avranno a libro paga quelli del Fatto ma è anche vero che li fanno girare per tutte le trasmissioni para-politiche e quindi paghi uno e prendi tre. A questo proposito occorre dire che Cairo ha ben imparata la lezione del suo pigmalione dei tempi in cui era a Mediaset.

Se guardo Rete 4 (dico se guardo, perché quando si occupa di temi sociali è inguardabile), non posso non notare la specularità con La7. La Rete di Cairo si rivolge al pubblico di sinistra in tutte le sue sfumature comprese quelle contraddittoriamente demenziali dei 5 Stelle, contando sul fatto che i Piddini sono dei masochisti che godono a farsi massacrare e quindi (per ora), non cambiano canale. Rete quattro, pur non essendo un contenitore di dibattiti politici a tempo pieno come la 7, invece è diventata la TV del dolore. Ogni sera pensionati massacrati dagli immigrati, finti dibattiti con le piazze leghiste. Si rasenta il ridicolo: invitano un renziano per massacrarlo poi, un mussulmano, il più antipatico e prepotente sul mercato, per lasciarlo parlare, così, più parla, più la gente lo odia e sragiona. Mi sembra di guardare la versione televisiva della “Padania” quando era diretta da Paragone che finalmente ha trovato la collocazione che merita nei 5 Stelle.

Mi chiedo se il Cavaliere si sintonizza mai sulla sua rete impegnata a tirare la volata salviniana contro di lui, poi pensandoci bene, il campione (per la sinistra) del conflitto di interessi e della strumentalizzazione televisiva, quando decise di occuparsi di cronaca e di politica scelse per Canale 5, il socialista Mentana, per Italia 1, l’ex sessantottino Liguori, fece eccezione il democristiano Fede che divenne una vestale berlusconiana ma che se fosse rimasto democristiano avrebbe fatto per il Cav. miglior sevizio.

Ad ogni modo la politica nelle reti Mediaset non è nulla in confronto alla 7. La campagna acquisti dalla Rai dei reduci santoriani e affini, non credo sia ancora terminata.

Chi pensa di appartenere al “popolo riflessivo” o alla “società civile”, poco ha capito degli ultimi scampoli di una televisione generalista destinata a soccombere rispetto a quella che la Rete ha in incubazione, di cui Netflix o YouTube, sono solo un aperitivo. La lenta agonia è messa in evidenza proprio dall’uso smodato dei tormentoni: Cairo con la politica rivolta ai rimasugli della sinistra e ai pargoli grillini. Mediaset che sta sfruttando fino all’osso le De Filippi e la D’Urso, con il corpulento Gerry in beata solitudine a salvare l’onore dei masculi. Costoro, rischiano di essere nulla in confronto del nuovo tormentone che sta mettendo d’accordo un po’ tutti: la cucina.

Destra e sinistra sono in adorazione delle gare tra cuochi improvvisati e giudicati da vecchie star della ristorazione probabilmente in crisi di avventori nei loro ristoranti.

A questi talk culinari, si sono aggiunte le gare tra ristoranti e ristoratori. Qui si rasenta la paranoia. Il figlio para-Scef di una bonazza degli anni sessanta, ha imbastito furbescamente una trasmissione dove quattro ristoranti, più o meno tematici e per territorio, competono tra di loro.

Il successo è incredibile dal momento che quasi sempre si tratta di ristoranti di mezza tacca, visto che nessun grande ristoratore è così fesso da finire nel tritacarne di una gara televisiva. Non solo, ma se vi sintonizzate sulla 8, queste gare, sempre le stesse, vengono ripetute “a tutte l’ore” ormai da mesi.

Lo stesso vale per un marcantonio napoletano, tale Cannavacciuolo che sarà anche un grande chef ma a cui tocca di andare a mangiare in schifezze di ristoranti per poi con la bacchetta (pardon forchetta) magica, trasformarli in perle per i gourmet.

Inizio a pensare che sia lo stesso pubblico della 7. Internauti, gastronauti, perché la tecnica tutto sommato è la medesima: Cacciari al posto del cuoco acculturato, Travaglio a quello dello chef perfidamente prepotente.

Meditate popolo riflessivo! Meditate!

 

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Inserito il:15/01/2018 19:09:17
Ultimo aggiornamento:15/01/2018 19:19:36
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