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Aggiornato al 17/01/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Giampaolo Pansa - Ritratto (editorialista del Corriere)

 

Giampaolo Pansa: l’antifascista eretico

di Tito Giraudo

 

Ci lascia Giampaolo Pansa uno degli ultimi veri giornalisti su piazza, di quelli che scrivevano con la penna intrisa nel curaro, ma pronti a cambiare idea senza badare alla propria coerenza.

Pansa, nacque a Casale Monferrato, cittadina dell’alessandrino che conosco bene per averci lavorato e che lui amava dedicandole libri e romanzi.

La Resistenza con un saggio giovanile, gli propiziò la carriera giornalistica come spesso avveniva all’epoca, suo alter ego, l’amico nemico: Giorgio Bocca da Cuneo.

I due, hanno scritto praticamente per gli stessi giornali, tuttavia il loro percorso ideologico ha seguito strade opposte negli ultimi anni delle loro carriere. Quanto abbia giocato la competizione professionale non è dato a sapersi ma è probabile.

Quando Pansa, pur non essendo mai ovvio, è chiaramente di sinistra (sia pur democratica) e di fede antifascista, Bocca è problematico e dissacrante scrivendo libri decisamente controcorrente, due su tutti: “Togliatti “e “Mussolini socialfascista”. Testi che tra l’altro mi sono stati di aiuto nelle mie dilettantesche ricerche storiche.

La svolta in entrambi avvenne quanto Pansa decise fosse venuto il momento di scoperchiare gli altarini resistenziali, indagando anche sugli aspetti scomodi della guerra e del dopo guerra partigiani; di come il PCI la gestì, ma soprattutto di come molti militanti comunisti si macchiarono, non solo di vendette personali, ma di veri e propri crimini legati a una strategia volta ad eliminare il nemico politico.

Pansa, dando alle stampe “Il sangue dei vinti”, che fu il suo più grande successo editoriale, lo fece secondo il suo costume giornalistico, senza peli sulla lingua. Inchieste basate su testimonianze ineccepibili e dati reali.

Le reazioni di un certo mondo di sinistra e anche di quei moderati amanti del quieto vivere, dopo la sorpresa iniziale, furono feroci e a tratti persino sgangherate.

La parola revisionismo fu la più blanda, mentre le argomentazioni sui fatti riportati, pari a zero.

Giorgio Bocca si distinse fra tutti, tanto da diventare la vestale della Resistenza tradita da un voltagabbana, magari al soldo delle destre. Le quali destre, seguirono il cammino inverso, l’avevano odiato quando scriveva “il bestiario” sull’Espresso, improvvisamente divenne stimabile.

Lo stesso Berlusconi, oggetto a suo tempo di lazzi e critiche del nostro, dimenticò tutto, consentendogli di dire ciò che pensava nei giornali d’area e nelle sue televisioni.

A parte le strumentalizzazioni dall’una e dall’altra parte, Pansa nei suoi libri sugli eccessi, o sui crimini di una parte dell’antifascismo (fate voi), ha avuto il grande merito di ristabilire alcune verità storiche abbattendo molti “santini”. Occorre anche dire che il vero monumento ai suoi libri l’hanno scolpito storici, politici e in genere i detrattori di sinistra, ripetendo quello che dissero a suo tempo dell’opera del De Felice su Mussolini e il Fascismo.

Critiche più contenute per De Felice in quanto sapevano che in pochi avrebbero letto quei dieci libri fondamentali sulla storia del Fascismo, ormai considerati degli ineccepibili capisaldi.

Uno dei limiti di Pansa, forse, fu quello di non difendere all’epoca quell’opera, anche se si astenne dal cantare in coro.

In questi giorni, in cui “Nel Futuro” sta pubblicando a puntate il mio libro “Il Nostro Novecento”, sto registrando tra i molti consensi qualche conato di imbecillità.

Addirittura è stata criticata l’immagine di copertina, contestando la presenza di una foto di Mussolini insieme a quelle di Camillo e Adriano Olivetti, Gramsci, Togliatti e Giolitti, inoltre qualcuno ha dichiarato dopo aver letto poche righe dell’introduzione, come avesse smesso di leggere perché riteneva fosse apologia al Fascismo.

Voglio far notare che la cosiddetta apologia è la semplice constatazione di aver avuto un padre fascista.

Mi aspetto quindi nel prosieguo della lettura, reazioni ben più tremende….

Possibile che dopo un secolo dalla Marcia su Roma, la semplice parola “fascismo”, generi reazioni scomposte e imbecilli?

 

Inserito il:14/01/2020 18:54:29
Ultimo aggiornamento:14/01/2020 19:06:23
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