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Aggiornato al 23/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Igor Eugene Prokop (Visegrad, Pest, Ungheria, 1953 - ) - Steps of Global Warming

 

Adorabile Greta Thunberg

di Vincenzo Rampolla

 

 

23 settembre, Assemblea Generale dell’Onu, 74ª sessione. Vertice sul clima.

Greta Thunberg, anni 16, tiene un discorso definito epico da taluni, in realtà confezionato al caso, al limite dell’ostilità (link al video)… Venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come vi permettete? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote…. tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come vi permettete?... Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Parole dure, parole da brivido.

Dov’è detto che l’allarmismo arriva a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali?

Mentre tutti i riflettori sono puntati su Greta, ascolto gli scienziati.

Nell’indifferenza delle istituzioni e dei media, 500 studiosi hanno indirizzato a Guterres, segretario generale dell’Onu, una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore all’Università dell’Aia, l’iniziativa è nata da una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi del pianeta che hanno redatto una Dichiarazione europea sul clima per far sapere che non esiste alcuna crisi climatica.

Eccellenze, non c’è emergenza climatica, inizia la lettera. Una rete mondiale di oltre 500 scienziati e professionisti esperti del clima e di campi correlati ha l’onore di inviare una lettera alle Vostre Eccellenze, i cui i firmatari sono gli ambasciatori nazionali… prosegue con la nota tradotta:

 

Dichiarazione europea sul clima

 

Non c’è emergenza climatica
Questo messaggio urgente è stato preparato da una rete modiale di 500 scienziati e professionisti. La scienza del clima deve essere meno politicizzata, mentre la politica del clima deve essere più scientifica. Gli scienziati devono affrontare apertamente le incertezze e le esagerazioni nelle loro previsioni sul riscaldamento globale, e i leader politici devono valutare in modo spassionato i benefici e i costi reali dell’adattamento al riscaldamento globale, nonché i costi reali e i benefici attesi della mitigazione.

Un riscaldamento è causato da fattori naturali e umani
La documentazione geologica rivela che il clima della Terra varia da quando esiste il pianeta, con fasi naturali fredde e calde. La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.

Il riscaldamento è molto più lento del previsto
Il mondo si è riscaldato con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto, e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare basandosi sugli interventi umani e sullo squilibrio radioattivo. Questo ci dice che siamo lungi dal comprendere il cambiamento climatico.

La politica climatica si basa su modelli inadeguati
I modelli climatici presentano molte carenze e sono difficilmente sfruttabili come strumenti decisionali. Inoltre, probabilmente esagerano gli effetti dei gas serra come la CO. Infine, ignorano il fatto che arricchire l’atmosfera con CO è benefico.

La CO è il cibo delle piante, il fondamento di tutta la vita sulla Terra
La CO non è un inquinante. È essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è una benedizione. Più CO fa bene alla natura, rende la Terra verde: l’aggiunta di CO nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricoltura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.

Il riscaldamento globale non ha per forza causato disastri naturali
Non ci sono prove statistiche che il riscaldamento globale stia intensificando uragani, alluvioni, siccità o altri disastri naturali simili, né che li renderebbe più frequenti. Al contrario, le misure di riduzione della CO sono devastanti e costose. Le turbine eoliche uccidono uccelli e pipistrelli e le piantagioni di olio di palma distruggono la biodiversità delle foreste tropicali.

L’azione politica deve rispettare le realtà scientifiche e economiche
Non c’è emergenza climatica. Non vi è quindi motivo di panico e di allarmarsi. Ci opponiamo fermamente alla politica inutile e irrealistica di neutralità carbonica proposta per il 2050. Fino a quando non emergeranno approcci migliori, il che certamente accadrà, abbiamo ampio tempo per riflettere e adattarci. L’obiettivo della politica internazionale deve essere quello di fornire senza interruzione energia affidabile ed economica e di abbattere l’inquinamento in tutto il mondo.

 

Mentre Greta ha aperto la sua cavalcata tra le capitali europee predicando la fine del mondo, a Roma viene accolta in Piazza del Popolo. I ragazzi che pedalavano su 128 biciclette hanno prodotto 15 kw di energia elettrica per il palco. Goliardica esibizione finanziata con un crowdfunding. La mente organizzatrice dovrà prevedere turni di pedalatori, pronti a darsi il cambio con gli immigrati dei prossimi barconi.

È questo il sistema pulito che vogliamo per illuminare il pianeta? E’ l’idea green per dare un lavoro geniale ai ragazzi assiepati in Piazza del Popolo, per solidarizzare con la novella pulzella nordica, una volta terminato ansiosi di ingollare birra e pillole di fentanyl e darsi all’autoipnosi sugli smartphone? È questo il loro contributo individuale e sociale?

Quale misteriosa forza ha pilotato migliaia di giovani in tutto il mondo a seguire Greta che tuona: Siamo all’inizio di un’estinzione di massa… Il mio messaggio è che vi teniamo gli occhi addosso. Voglio che vi lasciate prendere dal panico, che sentiate la paura che sento io ogni giorno.

Quale mano occulta ha redatto parole così chiare, incisive, calibrate, forti e penetranti, così perverse sulle labbra di una sedicenne? Labbra che fremono al microfono, sicura, decisa, convinta, grinta che cola dal digrignare e dalla postura del corpo, settimane di prova per la recita perfetta dinanzi al mondo.

È tempo di cedere la parola al prof A.Prestininzi uno dei firmatari della lettera, l’italiano docente ordinario a La Sapienza di Roma, Dipartimento Scienze della Terra, fondatore del Centro Previsione, Prevenzione e Controllo dei Rischi Geologici (CERI). Una sola domanda per lui.

Com’è possibile che una così grande parte del mondo scientifico - si dice il 95 % degli scienziati che studiano il clima - si sbagli e che i 500 firmatari abbiano ragione?

Una recente indagine fatta in Germania mostra che oltre il 70% dei ricercatori del settore scientifico non riconoscono nelle ricostruzioni IPCC (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici istituito dalle Nazioni Unite) gli elementi scientifici che renderebbero valide le previsioni fatte. Uomini di scienza, gli stessi astronauti, ingegneri spaziali e membri dello staff del controllo missioni della NASA, hanno avanzato una petizione in cui si chiede alla NASA di cessare di fare campagna sul clima e di tornare alla dura realtà della scienza. Sarebbe utile far capire alla gente, agli studenti in particolare, qual è l’origine delle circa 2.500 calorie/giorno richieste per la nostra alimentazione, fatta di carboidrati, proteine e grassi. Da dove nascono la frutta, il vino, il caffè e tutti gli alimenti? La CO è il gas che partendo dalla fotosintesi è generatore di vita. Dunque, non è la presenza di CO che dobbiamo combattere, ma l’inquinamento, le emissioni tossiche, la plastica, i rifiuti, il liquame che abbandoniamo. La CO è il gas della vita dal quale ogni singolo uomo, dei 7,5 miliardi attuali sul pianeta, trae i suoi alimenti. La demonizzazione di questo gas, costruita dalle lobby finanziarie mondiali, è stata trasformata in inalienabile certezza, in religione.

Inserito in una strategia proiettata al totale controllo dell’energia da parte delle lobby finanziarie, l’intervento di Greta appare come una fase che marca un punto il 23 settembre all’Onu. Se, invece l’operazione viene vista come una spregiudicata manipolazione di una ragazza ingenua e sensibile, la cosa dà da pensare. Forse c’è un limite, anche per la politica e per i maghi della comunicazione. Chi lo definisce? Paura che diventi un caso che mostra la facilità di prendere per mano un angelo e di indurlo a compiere buone azioni senza impegni, solo da testimone. Chi manifesta si esibisce, non si impegna. Da dove spunta Greta? Chi ha fatto sprofondare una ragazzina in una recita mediatica in cui tutti sembrano conoscere la loro parte, tutti accettano tutto, tutti godono per il ruolo da giocare? Greta nasce con la complicità dei genitori, brava gente premiata per l’abuso sfacciato su una figlia minorenne, presentata come timida sognatrice, creativa, trasformata in un simbolo, un oracolo dinanzi al quale nel gioco delle parti si inchinano anche le più alte cariche delle Istituzioni nazionali e internazionali.

Dov’è finita la Carta dei diritti dei minori che li esclude dalla possibilità di essere ripresi ed esibiti sui media? In nome del clima e della voglia di green, alcuni inalienabili vincoli sono stati magicamente, istantaneamente, bellamente cancellati.

Le regole sono state abolite, in nome del simbolo Greta, della sua famiglia e dei registi della farsa. Zitti … ssst, vietato parlare. Greta non è stata scelta a caso.

È una bimba dolce, gradevole, ama parlare, sogna di essere al centro dell’attenzione, si esprime in perfetto inglese, dialoga in diretta, senza filtri, senza presentatore. Lei stessa è regista, attrice, scenografa. Il mondo intero è ai suoi piedi.

L’hanno pescata in un piccolo borgo che non l’attenderà al ritorno. Niente fanfara all’aeroporto, niente cronisti. Greta è una ragazzina qualunque, da rispettare, emblema del suo borgo, della Nazione, del Mondo. Innocente, Giovanissima. Personaggio conradiano che naviga attraverso i popoli. Si muove nel mondo incantato di Oz.

Come ninfa di fiabe danza su una foglia. Ispira dolcezza, profumo, tenerezza. Con il microfono in mano scatta la sua vera natura. No. Recita. E nessuno ha paura di lei e con la sua spada trafigge i grandi del Pianeta. A loro piace, fa parte del gioco.

Emerge l’anima del regista, allievo di Fidus, capofila dello Jugendstil. Vuole come protagonista una runa vivente, vate del terzo millennio, attinta dall’archivio di foto del Wandervogel, bionda e con una sola treccia. Nel tempio ariano occupa il posto della croce nelle chiese cristiane, da cui predica l’immersione dell’uomo nella Natura. Dove si cela il regista?

Chi ha azzeccato la scelta del giorno di sciopero degli studenti: venerdì, per farsi il ponte di fine estate e farlo cadere con il giorno dell’equinozio, data dell’inno druidico alla luce, prima del suo morire. Chi ha deciso che il mondo ha bisogno di una Greta che manifesti per realizzare i suoi sogni e battezzi l’Internazionale Giovanile della Natura?

 

Se crediamo agli scienziati e il clima non è il solo a essere in gioco, la battaglia è dunque fortemente ecologica: doverosa e seria. Infinita. Chi ne parla? Quei 500 firmatari. Chi li ascolta?

Il Presidente della Commissione Europea. Chi decide? Lui, Jean-Claude Junker, piegato fino a terra per poter baciare la mano di Greta. Patetico. Perché una Greta nordica, europea, non asiatica né di colore. Gioco, scherzo, segnale? Commedia, finta, monito? Da lottatrice solitaria e anonima seduta dinanzi al Parlamento svedese, scioperante per il clima, Greta bigia la scuola e si trasforma in oracolo politico-morale per i potenti della Terra.

Da crisalide si muta in vorace insetto che prende il volo e i suoi fan-seguaci le tributano un’incondizionata ammirazione mista alla venerazione dovuta ai capi spirituali. Chi osa contestare una sua parola? Chi oserebbe pubblicamente replicare, nel terrore di passare sotto la gogna?

In meno di un anno si è trasformata in un capo amato in assoluto, la Giovanna d’Arco in preda a un’estasi populista per le nuove generazioni.

Chi è, dove si nasconde il suo Re a cui è devota? Incute timore, quasi paura. È penetrata nel meccanismo carismatico tipico del populismo e delle sue derive. Ieri anche il presidente Macron, ha apertamente polemizzato contro: Greta e il suo eccesso di manicheismo, rischia di covare l’antagonismo sociale nel segno di un ambientalismo di stampo fondamentalista.

Le invettive, sdolcinate e commoventi, possono esaltare un problema, mobilitare le masse con trasfusioni di emozione e paura, ma non sono una soluzione politica né sociale né tantomeno razionale ai problemi dell’inquinamento del pianeta.

Adorabile Greta, che vuoi da noi? Combatti per un mondo migliore, sei dello Scorpione, il verde è il tuo colore e lo smeraldo la tua pietra. Che vuoi ancora?

Riuscirà l’uomo a trovare nuovi strumenti in grado di abbattere l’inquinamento nelle sue infinite forme? Che ne è degli 8 milioni di tonnellate di plastica e rifiuti scaricati ogni anno nei mari della Terra? Chi si occupa delle 6 isole di rifiuti che invadono gli oceani per milioni di mq?

Ci vuole preparazione, competenza, serietà, inventiva.

Tutte cose che non crescono nei cortei, sui palchi, ai microfoni.

Cose che prendono forma nel tempo e con sudore, nelle biblioteche, nelle scuole e nei laboratori, tra i giovani ecologisti, nelle case dei cittadini, nella loro coscienza. Uno ad uno.

Negli stessi giorni dell’equinozio, a Mestre un giovane nigeriano per mostrare la sua buona volontà ha pensato di prendere la scopa e pulire i marciapiedi della città.

Non immaginava fosse un reato. Colto in flagrante dai vigili è stato multato di €350.

L’idea era buona ma senza autorizzazione. Voleva solo far bene, lo dimostra il cartello che esponeva mentre curvo raccoglieva spazzatura e foglie e le metteva negli appositi sacchi, con un gilet catarifrangente, comprato di tasca sua: per integrarsi nella società senza elemosinare. Per contribuire a ripulire il mondo dai rifiuti.

 

(consultazione: atlantico quotidiano, start magazine, dichiarazione europea sul clima di 500 scienziati, ilsole24ore, lemonde, italiaoggi, washington post, la sapienza di roma dipartimento scienze della terra, istituto di politica, corriere del veneto)

 

Inserito il:30/09/2019 15:48:47
Ultimo aggiornamento:30/09/2019 16:02:06
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