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Aggiornato al 02/06/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Banning Lary (Lexington, KY, United States - ) - Ideals of Democracy Splitting the Iron Curtain

 

Coronavirus: dalla caduta della Cortina di ferro a quella della Cortina di casa

di Giorgio de Varda

 

Fino al 1989-90, ossia trenta anni fa, il mondo era diviso in due blocchi, l’uno contro l'altro armato, dalla Cortina di ferro che era simboleggiata più di ogni altra cosa dal muro che divideva Berlino. Trenta anni dopo ora si è avverata la profezia di Bill Gates che prevedeva che nel futuro di alcuni anni (la profezia era di cinque anni fa) il mondo avrebbe dovuto difendersi non da armi atomiche, chimiche, virologiche o cose del genere, ma dalle pandemie virali, come quella che attualmente si è verificata.

Risulta attualmente, all'inizio di aprile del 2020, che metà della umanità è confinata nelle proprie abitazioni più o meno grandi col divieto di uscire. Possiamo così pensare che metà della umanità è come fosse agli arresti domiciliari con un muro di casa che la divide dal fuori, dove un'altra parte di umanità negli stessi o altri paesi continua a lavorare per supportare anche questa prima parte. Ossia non più Cortina di ferro che separava due parti dell'umanità ma Cortina di casa, non più muro di Berlino ma muro di casa.

Ci si può chiedere cosa succederà dopo, una volta che la prima ondata di pandemia sarà passata: se pensiamo al dopo muro di Berlino e alla caduta della Cortina di ferro possiamo constatare una progressiva ma inarrestabile fase di globalizzazione; il mondo si è praticamente ristretto perché un flusso crescente di persone e di merci lo stava attraversando in ogni direzione: il processo sembrava inarrestabile e si sono trasferite persone, beni, fabbriche, industrie e capitali in maniera quasi totale con solo alcune isole protette o chiuse, come la Corea del Nord o altri esempi di questo genere. La globalizzazione però ha portato anche la più estesa e veloce pandemia della storia che è destinata a fare una nuova grande strage.

La pausa di riflessione a cui è sottoposta gran parte dell’umanità in questo triste momento dovrebbe forse far ripensare il mondo riportandolo ai valori più importanti, facendo dimenticare più o meno folli prassi passate.

Si sono viste ultimamente cose apparentemente sconcertanti, esattamente opposte a quelle che si vedevano prima: mi pare evidente che pur inserendo barriere e confini tra un paese e l'altro per evitare il contagio, l’azione di contenimento dell’epidemia, parzialmente condivisa, ha un aspetto globale ed è in assoluta controtendenza rispetto a quello che si faceva fino a pochi mesi fa. La salute ha un valore preminente sull’economia, e direi anche sulla politica come intesa tradizionalmente, mentre la solidarietà sociale estesa viene vista come la chiave per far ripartire un mondo che è come si fosse fermato per un certo tempo.

Può essere un esempio significativo le sanzioni degli Stati Uniti alla Russia che erano poi state adottate da tantissimi paesi compresa la nostra Europa: ora la Russia è venuta in soccorso degli Stati Uniti, la più grande potenza economica del mondo, ora in piena crisi a causa della pandemia con aiuti, tecnologie e apparati e credo/spero che questo significhi in prospettiva la fine delle sanzioni e di nuovo, se non l’amicizia, almeno la cordialità o normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e relativi alleati e Russia che ha permesso la caduta del muro di Berlino e della Cortina di ferro. Ora dovremmo assolutamente aggiungere nei futuri accordi l’Unione europea e la Cina. Questa normalizzazione dei rapporti fra i grandi, che potrebbe/dovrebbe permettere quell’accordo sull’assoluto embargo, sul tipo di quello previsto dall’Ue verso la Libia, di qualsiasi tipo di armamento verso qualsiasi paese belligerante: che senso avrebbe una guerra senza armi?

Il nemico questa volta è esterno alla volontà dell’uomo, agli Stati, all'economia ed è insito in questo mondo della natura che l'uomo pensava di aver dominato e asservito ai suoi fini in qualche modo e che invece si sta rivoltando contro di lui sia con la pandemia sia con gli effetti, devastanti anche questi, ma su tempi molto più lunghi, del riscaldamento globale. Cosa farà l'umanità adesso? Sarà capace di trarre quella lezione che finora non ha saputo trarre in queste pretestuose fino al ridicolo (questo visto dall’esterno e a posteriori) cause di guerra che hanno purtroppo sancito la storia dell’umanità per la conquista di un pezzo di terra, per la conquista di un pozzo di petrolio o solo molto spesso per la conquista del potere sugli altri.

Se dobbiamo vedere cosa è accaduto in passato, un nemico comune c'è sempre stato dall'inizio dell'umanità ed era la fame, però era possibile una risposta singola, della singola persona o famiglia o tribù o nazione che non coinvolgeva tutti gli altri: le guerre sono nate inoltre spesso proprio per mettere le mani sulle risorse naturali come antidoto alla fame. Le nuove tecnologie peraltro ora offrono quasi incredibili nuove fonti di risorse, qualora le sapremo adeguatamente sfruttare.

Questa volta è diverso perché la risposta a una pandemia non può essere che globale così come quella al riscaldamento globale. Ancora una volta si sente l'esigenza imprescindibile e razionale di un maggior governo globale che potrebbe tradursi anche nell'affermazione di coalizione e federazioni di Stati liberali, in primis l’Unione Europea che potrebbe trarre dalla grave crisi quella forza per fare quel passo avanti nella condivisione delle risorse e del potere totale, non solo della moneta e dei principi, che tutti gli europeisti si augurano. La parola che qui riecheggia di un nuovo piano Marshall per aiutare gli stati in difficoltà, proprio come dopo l’ultima guerra mondiale, può essere di buon auspicio. E proprio come dopo una guerra, e questa è una guerra da molti punti di vista, avvengono grandi evoluzioni nel bene e nel male e ci sono le premesse e le motivazioni per ridefinire forse gli stati stessi, spero questa volta nella direzione di uno stato federale europeo. Senza patto di stabilità, attualmente sospeso, la sola moneta comune non potrebbe sopravvivere. Occorrono forme di governi europei maggiormente integrati dal punto di vista economico, nelle entrate e nelle uscite. Questa integrazione economica, unita a quanto prima enunciato sulla solidarietà sociale, dovrebbe/potrebbe essere la base per costruire finalmente la Federazione degli stati uniti d’Europa, in cui i molti milioni di persone che ultimamente si sono affacciate al lavoro ed allo studio on-line, senza più alcuna barriera geografica, supportate dalle nuove tecnologie che tendono a superare il grande problema europeo del multilinguismo, costituiscono una nuova ulteriore base costitutiva.

 

Inserito il:07/04/2020 10:37:30
Ultimo aggiornamento:07/04/2020 10:46:12
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