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Aggiornato al 19/10/2018

Giuseppe Bertini (Milano, 1825 - 1898) - Galileo illustra il canocchiale al Doge di Venezia

 

Venerdì 13 luglio è improvvisamente scomparso Beppino Ponte, un amico, un ex-collega, una persona davvero speciale che ha fattivamente collaborato con Nel Futuro, credendoci, fin dall’ormai lontano 2013. Abbiamo pensato di ricordarlo a quanti lo hanno stimato ed apprezzato riproponendo il primo articolo da lui scritto proprio per Nel Futuro il 20 luglio del 2013.

 

Il futuro viene dal passato

di Beppino Ponte

 

 

Ho visitato il sito “Nel Futuro” proposto da Gianni Di Quattro e Pietro Bordoli con l’intento di raccogliere pensieri, opinioni e idee dai vecchi amici del “Cloud Olivetti” e non solo, pensando forse che le occasioni per mettere insieme un think tank più unico che raro, si stessero via via rarefacendo.

 

E’ un’idea geniale che esce dagli schemi un pochino nostalgici dei revivals, di centenari e ricorrenze varie che lasciano ormai il tempo che trovano: mi ricordano i festeggiamenti del 4 Novembre al mio paese in Friuli, con mio zio Gelindo che leggeva il bollettino della vittoria davanti al monumento ai caduti della Grande Guerra.

Erano cose che facevano piacere soprattutto ai reduci e coprivano anche, sotto una voluta retorica, le non poche magagne del sanguinoso conflitto.

Ho ancora in mente le parole finali del Bollettino: “…I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza. Firmato Diaz”.

Vennero battezzati molti Firmato in quegli anni nel Triveneto a dimostrazione che la storia può essere letta in modo affatto diverso dalle intenzioni di chi l’ha scritta.

 

Ben venga dunque un luogo, seppur virtuale, dove esprimere liberamente il proprio pensiero senza condizionamenti ideologici, pensando proprio a un nuovo modo di progettare il futuro tenendo in grande considerazione l’esperienza vissuta; un modo per consegnare alle nuove generazioni un testimone prezioso fatto sì di esperienza, ma anche di fantasia benché senile.

 

Queste nuove generazioni dispongono di mezzi tecnologici portentosi, tanto che i giovani più fantasiosi possono diventare milionari in poche settimane sviluppando quelle che vengono chiamate APPS o applicazioni per smartphones, iphones o tablets, ma pensandoci bene vien da chiedersi se questi ragazzi sappiano cosa sia il calcolo digitale, l’algebra booleana, conoscano il transistor o il microprocessore, e ancora il linguaggio BASIC o peggio il linguaggio macchina.

Sinceramente lo dubito e perciò vien anche da pensare che, senza tutto ciò e molto altro frutto del pensiero e del lavoro delle nostre generazioni, le famose APPS che proliferano e impazzano sul mercato non si sarebbero potute realizzare così facilmente.

Non voglio dire che si debba ripartire sempre dall’aritmetica, ma il riconoscere almeno la sua esistenza è di grande aiuto anche nell’affrontare la meccanica quantistica; come dire che qualsiasi nuova scoperta o conoscenza affonda le radici nel passato.

 

E’ qualcosa che ho sperimentato quando, purtroppo in ritardo, ho scoperto l’astronomia, anche se da astrofilo dilettante, ma l’ho fatto ripercorrendo la storia di questa scienza dalle origini fino ad arrivare ai giorni nostri, dal sistema Tolemaico a quello Copernicano arrivando ai neutrini, e constatando che queste particelle possono partire da Ginevra e arrivare al Gran Sasso senza bisogno di alcun tunnel, come invece più di qualcuno credeva!

 

Ebbene mi son fatto persuaso come direbbe Camilleri, che senza l’introduzione del metodo “sperimentale” da parte di un certo Galileo Galilei, il sapere acquisito in tutti i campi scientifici, sarebbe oggi molto più ridotto.

La scoperta o meglio l’uso del telescopio, il cannone-occhiale come lo chiamava lui, in astronomia è stata la chiave di volta del metodo sperimentale; e a pensarci bene, il telescopio è una “macchina del tempo” che sfrutta la luce per scrutare il cielo: se lo si punta, con opportuni filtri s’intende, verso il Sole, si scopre com’era la nostra stella 8 minuti fa, se invece lo si punta verso la stella Alfa Centauri A, stella più vicina a noi dopo il Sole, la si vede com’era 4,3 anni fa, e così via parlando di galassie e avvicinandoci al Big Bang di 13,7 miliardi di anni fa circa.

Se invece un ipotetico alieno abitante su un pianeta distante 160 milioni di anni luce da noi, puntasse lo stesso telescopio sul nostro pianeta, lo vedrebbe com’era al tempo dei dinosauri.

 

Lo studio dell’universo, così com’era nel passato fino alle sue origini, ci ha permesso di conoscere il presente e ci ha fornito i mezzi per progettare il futuro che è dunque nelle nostre mani; o forse è solo una nostra illusione perché magari il futuro è già scritto nel passato.

 

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Inserito il:16/07/2018 14:19:57
Ultimo aggiornamento:01/08/2018 10:43:43
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