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Aggiornato al 18/11/2018

René Magritte (1898 – 1967) – Il vaso di Pandora (1951)

 

PUNTI DI VISTA (09)

di Gianni Di Quattro

 

Le primarie del PD: L’AFFLUENZA. Tutti hanno detto che è stata importante e per alcuni sorprendente perché inattesa. Poi alcuni hanno detto che rispetto al passato è stata più bassa, molto più bassa. Ma questa affluenza, a parte che non si possono confrontare socialmente e politicamente cose di momenti diversi, è molto più vera rispetto al passato. Perché non si è verificata per far vedere “quanti siamo” e non per andare “contro qualcuno”, ma davvero per scegliere il segretario di partito. Comunque in una giornata di ponte e di festa muovere due milioni di persone che vanno a votare per decidere un segretario di partito è una grande prova di interesse. La cosa bizzarra (ma non per questo paese) è che il mondo della intelligenza (intellettuali, giornalisti, accademici) non è andato a votare (meglio stare a vedere e poi andare a congratularsi con il vincitore), e i due milioni sono fatti da persone del popolo, come direbbe un comico.

Le primarie del PD: LA VITTORIA DI RENZI. Si tratta di un politico che ha commesso errori, che ha una personalità eccessivamente dominata dallo spirito di Buffalmacco, che ha subito sconfitte da lui riconosciute e per le quali ha pagato (cosa normale e però inusuale per il nostro paese). Tuttavia ha fatto vedere una grande vitalità, una voglia di fare e di imparare, che ha capito che il mondo è cambiato e bisogna prenderne atto, che il futuro si costruisce non guardando al passato e con gli uomini del passato. Una speranza per il paese contro deviazioni, populismi, strani marchingegni antidemocratici spacciati per strumenti di democrazia. A voce bassa, speriamo ce la faccia anche perché il paese ha la panchina corta.

LA PREOCCUPAZIONE che Renzi può suscitare esiste ed è collegata a quanto psicologicamente la sconfitta del 4 dicembre scorso (in occasione del referendum per introdurre riforme indispensabili per il futuro del paese bocciate dalla maggioranza forse per bocciare lui) lo potrà condizionare e quanto la sua voglia di consenso, per paura di sbagliare, non possa rappresentare una profonda linea di ritardo per il paese.

Il PROGETTO PISAPIA è di avere due blocchi di sinistra, uno riformista e uno più oltranzista. Questo ultimo che raggruppi tutti i vari piccoli movimenti parlamentari o extra parlamentari che sono nati e che vanno nascendo. A sua volta i due blocchi si possono coalizzare per andare alle elezioni e tentare di vincere (evidentemente il nostro dà per scontata l’esistenza di una legge elettorale favorevole alle coalizioni) e se vincono possono governare. Nel governo eventuale dunque ci sarebbero le culture riformiste e quelle tradizionali di sinistra e di forte connotazione sociale e dalla loro fusione se ne può ricevere un bene per il paese (il meglio possibile). Questo progetto è pura utopia perché la sinistra massimalista non si alleerà mai con chi vuole le riforme ma solo con chi è oltranzista come lei anche se fascista (vedi l’esempio eclatante della Francia). Inoltre, la conflittualità tipica della sinistra non ha mai accettato il metodo democratico (quello per cui la maggioranza vince e gli altri si adeguano) e tende verso il metodo assembleare (o decidiamo insieme o non decidiamo), quindi non ci può essere alcuna probabilità di un accordo al di là delle occasioni di andare insieme a fare cortei o proteste o a cantare nelle feste tra vecchi compagni dove si inneggia al sol dell’avvenire.

Il MONDO MODERNO è figlio di tre rivoluzioni: quella francese e quella americana che hanno aperto la strada alla libertà e alla democrazia e quella russa che voleva risolvere la diseguaglianza, ma che ha fallito (la discussione è ancora completamente aperta). Adesso è in atto una rivoluzione silenziosa, e apparentemente non cruenta, che si sta consolidando e che riguarda la distruzione dei sistemi. I sistemi politici, costituzionali, democratici che, con alterne vicende ed in modo altalenante, hanno dominato e sono stati un riferimento nel secolo scorso (il ventunesimo). Le elezioni francesi, la elezione di Trump, Brexit, la diffusione dei populismi in Europa ne sono la prova ad esempio. I popoli non vogliono più i politici convenzionali perché pensano che non sono capaci di innovare, di considerare un cambiamento istituzionale adeguato alle nuove realtà sociali. Inoltre la diffusione sostanziale e formale di fenomeni come la corruzione e l’impunità di chi sta al potere, l’acuirsi violento delle diseguaglianze sociali contribuiscono a radicalizzare la protesta e la rivoluzione anti sistema. Siamo di fronte ad un fenomeno politico sociale globale che rappresenta la vera sfida della civiltà e del progresso. Ed evidenzia, inoltre, la necessità di guidare e definire i limiti della diffusione scriteriata, inutile, volgare e speculativa della tecnologia, che se fosse indirizzata aiuterebbe davvero ad andare oltre.

Il caso dei 300 LAVORATORI DELLA WHIRPOOL DI AMIENS che rischiano il posto di lavoro perché la multinazionale pensa di trasferire la fabbrica in Polonia. È andato Emmanuel Macron, ha parlato di libertà del mercato europeo, di un progetto francese per creare posti di lavoro a prescindere ed è stato fischiato. È andata Marine Le Pen, ha promesso che la fabbrica non sarebbe stata trasferita sapendo perfettamente che stava mentendo perché prometteva cose che non erano nelle sue competenze ed è stata applaudita. La conclusione è che la gente preferisce andare dietro a chi mente se queste menzogne sono quello che a lei piace, piuttosto che sforzarsi di comprendere la verità e operare per trovare una soluzione. Questo è il populismo in Francia, in Italia, ovunque. È difficile combatterlo perché la bugia e l’emozione condividono lo stesso circuito neuronale.

Jack Ma, il patron di Alibaba, la grande azienda cinese che opera nel settore del commercio elettronico, quello che ha promesso un milione di posti di lavoro in America a Donald Trump, dice che il commercio elettronico è la strada nel mondo per l’introduzione e LA DIFFUSIONE DELL’ECONOMIA DIGITALE. Ha ragione!

LA SATIRA POLITICA è interessante, divertente, richiede intelligenza insieme a rispetto e misura. Non si capisce perché alcuni personaggi che hanno sempre dimostrato il loro valore come Corrado Guzzanti (il suo pezzo sulla analisi della sinistra fatto da un quasi perfetto Fausto Bertinotti è mitico) sono scomparsi dalla tv, mentre si vede sempre Maurizio Crozza, bravo ma volgare (e anche impegnato).

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Inserito il:02/05/2017 10:04:57
Ultimo aggiornamento:02/05/2017 10:08:26
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