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Aggiornato al 02/12/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Li Zhong, painter and president of the Artist Association of Fengxian District, Shanghai, Murales

 

Finta tregua e nuovo morso del virus

di Vincenzo Rampolla

 

La “guerra” è iniziata un giorno imprecisato dell’­autunno 2019. Durante l’inverno 2020 si dirà che il primo colpo è partito in un wet market di Wuhan, metropoli di 11 milioni di persone nel cuore della Cina. Sembra che il detonatore sia stato un pipistrello abitualmente usato per fare zuppe, come quelle di cani e gatti. Forse le ridurranno dopo l’epidemia perché Pechino si è mossa per mettere gli animali selvatici al bando. Si vedrà.

Alcuni paesi allentano, altri ripristinano i blocchi e le restrizioni e le infezioni da coronavirus riattaccano. Non c’è scampo. Anche le parole suonano come linguaggio di guerra: attacco, difesa, esplosione, lotta, sconfitta, ripresa, vittime, isolamento, contrasto, scoppio, debellare, segregazione, estirpare. Sì, guerra e duello, in campo aperto, incapace l’avversario di scegliere l’arma. Senza padrini. In molte parti del mondo, Usa inclusa, si esplorano i modi per allentare le restrizioni e per arginare la diffusione del virus, i Paesi che ci avevano provato stanno chiudendo i battenti dopo nuovi picchi di infezioni. Una tale risveglio di casi era stato ampiamente previsto dagli esperti. Le cifre crescenti appaiono come un promemoria che fa riflettere sulle sfide future mentre i Paesi gravati dagli oneri sociali e economici costringono i cittadini a rintanarsi in casa. Pesano i pro e i contro per consentire un minimo di mobilità.

Il riemergere di casi in molte parti dell'Asia sta spingendo un ritorno alle chiusure in luoghi che avevano rivendicato il successo nella lotta contro l’infezione, sembrava l’avessero sradicato del tutto, inclusa la Corea del Sud, considerata uno dei principali casi di successo in Asia. La settimana scorsa la Corea del Sud ha annullato il via libera per la riapertura di bar e club dopo un picco in alcuni casi, poche ore dopo l’annuncio dei funzionari della revoca delle restrizioni di distanza sociale e di inizio di un’altra vita quotidiana con il virus ritornato all’attacco. Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha avvertito domenica il suo paese di prepararsi alla seconda ondata della pandemia, definendo la battaglia contro il Covid-19 una lotta prolungata. Ristoranti e barbieri presi di mira con interventi dei militari della base americana di stanza nei dintorni della capitale Seul per far rispettare le norme di sicurezza.

Durante la sua visita in Israele il 13 maggio, il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha criticato la Cina, sostenendo che il paese non era stato trasparente sulla data dello scoppio del virus. Nella città cinese di Wuhan, dove è emersa la prima pandemia, martedì le autorità hanno ordinato il test di tutti gli 11 milioni di abitanti dopo l'emergere di un gruppo di sei nuove infezioni, cinque settimane dopo che la città se ne era in apparenza liberata. L'ultimo cluster (focolaio) di Wuhan dimostra la difficoltà futura di misurare se una qualsiasi località sia veramente libera dal virus. I nuovi casi suggeriscono che il virus possa riesplodere nei pazienti fino a 50 giorni dopo il loro apparente recupero, ha affermato Wu Zunyou, Direttore del Centro cinese di epidemiologia per il controllo e la prevenzione delle malattie (intervista all'emittente di stato CCTV): Il decorso della malattia potrebbe durare da 30 a 50 giorni per alcuni pazienti. Il virus potrebbe impiegare più tempo a manifestarsi nei pazienti con un'immunità debole, che sono anche inclini all’insorgere e alla scomparsa dei sintomi. Ha cercato di rassicurare i cittadini: I nuovi casi non rappresentavano una nuova ondata di pandemia. Non ci sarà un nuovo picco minore. Abbiamo tenuto sotto controllo l'epidemia dopo oltre tre mesi di sforzi e accumulato una notevole esperienza sia nella diagnosi che nella notifica dell’epidemia. Pertanto, non permetteremo che casi sparsi si trasformino in imponenti focolai. Nel frattempo il 12 maggio sono andate in onda immagini di coppiette con mascherine mentre ballavano affollate in un parco vicino al fiume Yangtze a Wuhan. Rispetto dei limiti di sicurezza e i soli mignoli delle mani incrociati a distanza. Viralmente tua.

L'Europa inizia a ritoccare l’asticella piazzata dal blocco del virus. Alcuni Paesi spingono per attivare piani per l'eliminazione delle restrizioni, nonostante le prove che i casi siano in aumento e che la diffusione sia lungi dall'essere superata. Parlano le cifre odierne:

Italia: morti 30.911 – 221.216 casi

Spagna morti 26.920 – 228.030 casi

Usa morti 82.387 – 1.369.964 casi

La Gran Bretagna supera 40.000 morti e la Russia dichiara 232.000 casi.

E in Italia palestre pronte per la riapertura, rentrée per i parrucchieri, sindaco di Rimini che prevede la morte del turismo balneare, Governatore della Liguria che boccia i 4 metri di distanza tra gli ombrelloni, Governatore del Veneto che inneggia al successo delle misure di contenimento adottate e la serie A che scalpita e tiene la scena.

La Germania, ampiamente considerata il modello in Europa di una risposta al coronavirus, non si sbilancia. Segnala che alcune aree potrebbero essere obbligate a ripristinare le restrizioni dopo che focolai localizzati hanno causato un aumento dei casi. Dobbiamo sempre essere consapevoli del fatto che siamo ancora all'inizio della pandemia, ha ammonito la cancelliera tedesca una settimana fa, mentre un gruppo di nuovi casi in un impianto di confezionamento della carne ha sollevato i timori di un focolaio potenziato. E c'è ancora molta strada da fare con questo virus di fronte a noi, ha aggiunto.

India e Russia hanno attenuato le loro restrizioni martedì, anche se in entrambi i Paesi il numero di infezioni continua a salire.

L'Iran ha attivato lo scavo di un’enorme fossa per le vittime del virus intercettata da un drone in rotta da quelle parti. Ha annunciato il 19 febbraio il suo primo caso di coronavirus a Qom, città santa. Le immagini satellitari hanno poi mostrato tombe scavate a un’insolita velocità nella periferia. L'Iran, l'epicentro della malattia in Medio Oriente, con oltre 110.000 casi dichiarati, ha ordinato a una contea nella provincia sud-occidentale del Khuzestan di riattivare un isolamento dopo l’insorgere di nuovi casi. Il Governo sta pianificando la riapertura delle scuole alla fine di questa settimana, nonostante un elevato balzo in avanti di nuove infezioni, dopo l’allentamento delle restrizioni a fine aprile. I nuovi picchi sottolineano la domanda di fondo: quando, se mai, sarà totalmente sicuro per i Paesi colpiti rimuovere i blocchi?

L'11 maggio gli ambulanti hanno salutato i clienti spuntati nel principale mercato ortofrutticolo di Beirut. Dopo un aumento del numero di casi di coronavirus in Libano, le autorità hanno adottato severissime regole. Il Libano martedì è diventato l'ultimo Paese a riattivare le restrizioni dopo aver subito un'ondata di infezioni, esattamente due settimane dopo che la diffusione sembrava sotto controllo e iniziava ad allentarsi. Il Governo ha imposto un blocco quasi completo di quattro giorni per concedere ai funzionari il tempo di valutare i nuovi dati. Firass Abiad, sovrintendente presso l'ospedale universitario Rafik Hariri di Beirut, principale ospedale governativo del Libano, ha dichiarato che il successo di un paese non dipenderà da come saprà ridurre la diffusione della malattia durante un blocco, ma da come il paese saprà gestisce l'inevitabile ripresa dopo la fine dei blocchi. Un blocco è un mezzo, non un fine, ha detto. È un mezzo per permettere di riprendere il controllo o mettere in atto misure per controllare il virus alla ripresa. Quando abbiamo allentato il blocco, sapevamo che ci sarebbe stato un aumento del numero di casi.

Funzionari del governo libanese hanno insistito sul blocco reintrodotto esattamente per quattro giorni a partire da mezzanotte di mercoledì per condurre la ricerca dei contatti e l'isolamento per nuovi cluster che sono scoppiati in diverse parti del paese. Si tratta di 104 casi negli ultimi quattro giorni, crescita anomala in un piccolo paese dopo che le infezioni si erano stabilizzate al ritmo di uno o due nuovi casi al giorno. La maggior parte è legata ad alcune delle migliaia di libanesi rimpatriate nelle ultime settimane da ogni parte del pianeta, ha affermato Souha Kanj, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Università americana di Beirut. Tutti i rimpatriati sono testati per il coronavirus e devono essere messi in quarantena per due settimane anche se sono negativi. Ma alcuni non hanno aderito al requisito. Ha citato il caso di un uomo tornato dalla Nigeria che ha organizzato una festa con i suoi parenti, infettandone almeno 10. Uno era un membro delle forze di sicurezza, che a sua volta ha contaminato una dozzina di suoi colleghi. Ovunque si vada, se le persone non aderiscono alle raccomandazioni di distanza sociale, ciò accadrà. Il rigetto è sicuro. Si avrà certamente un'ondata di casi, ha aggiunto Kanj. Potrebbero esserci anche casi di rinnovata trasmissione locale, forse derivanti da persone asintomatiche ma che hanno diffuso silenziosamente la malattia, ha detto il sovrintendente. Il mese scorso i libanesi liberati dopo quasi sei settimane di blocco sono scesi in strada, sfidando apertamente alcune delle restrizioni e regole di distanza in vigore.

Scene simili si sono verificate in altri paesi che stanno rimuovendo gli isolamenti. Lunedì a Parigi la folle si è radunata sulle rive della Senna per brindare alla libertà dopo sei settimane di uno dei blocchi più difficili per i francesi, spingendo martedì la polizia a vietare il consumo di alcolici in prossimità del fiume. Il Presidente francese ha preso misure giudicate rischiose dal suo entourage. Un vero salto nel buio per Macron.

 

Inserito il:15/05/2020 18:14:18
Ultimo aggiornamento:15/05/2020 18:26:53
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