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Aggiornato al 17/12/2018

Hall Groat II (Cazenovia, New York State, 1967 -   ) - Eggs on Ornate Plate

 

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Il caso delle uova contaminate

di Michela Salvaderi

 

Dagli ultimi dati riscontrati dall’UNA ITALIA (Unione Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova) si rileva che le uova che vengono prodotte nel nostro Bel Paese ammontano a circa 12,5 miliardi l’anno, grazie anche ad oltre 1.600 allevamenti industriali, che contribuiscono a ciò e ben 42 milioni di galline ovaiole pronte a dare il proprio contributo.

Con il passare del tempo la richiesta di tale bene di consumo non ha avuto cali, anzi le cifre parlano di una continua crescita della domanda. Se la produzione di uova, nel 1958, raggiungeva a malapena i 4 miliardi, oggi ha quasi triplicato il risultato. In media, un italiano mangia, oggi, 218 uova all’anno, contro le circa 120 di almeno 50 anni fa, se consideriamo l’insieme tra uova fresche e quelle contenute in cibi pronti, usate nella preparazione di ricette salate, dolci e pasta.

Queste cifre da capogiro sono quasi completamente coperte dalla produzione italiana (oltre la metà della produzione nazionale è concentrata al nord, in testa Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna). L’Italia, infatti è autosufficiente per il 94,8%. Nel 2016, tuttavia, per risanare quella piccola percentuale in cui è deficitaria, l’Italia ha importato dall’estero circa 158 milioni di uova.

Questo prodotto quotidianamente presente sulle nostre tavole, è diventato, da alcune settimane, molto discusso in tutta Europa a causa dell’allarme da contaminazione da Fipronil. L’allarme è partito dal Belgio, Paese in cui è prodotto l’insetticida Fipronil, e presto si è allargato in ben 15 Paesi europei, fra cui l’Italia.

Il Fipronil, il cui nome scientifico è fluocianobenpirazolo, è un antiparassitario ed insetticida che colpisce il sistema nervoso degli insetti inibendo il recettore GABA, uccidendoli. Se usato in piccole dosi è un ottimo antiparassitario per gli animali da compagnia e repellente contro pulci e zecche. Ma è un prodotto assolutamente vietato per gli “animali ad uso alimentare” e dunque a tutti gli allevamenti per animali da carne, latte, uova e miele. Questo perché non è stato ancora possibile rilevare a livello medico/scientifico i livelli residuali massimi che non costituiscono un rischio per la salute umana, anche in caso di consumo quotidiano prolungato nel tempo. Per ora si conoscono soltanto le dosi minime che rendono uova e carni non tossiche.

Ma allora, perchè nonostante il divieto, alcuni allevatori hanno usato tale antiparassitario? Molto probabilmente la risposta più facile a questa domanda è la seguente: il pidocchio rosso. Si tratta di una vera piaga per gli allevatori di galline ovaiole, in quanto è un acaro che prolifica ad alte temperature, particolarmente resistente ai danni dei corpi in cui è ospite (le galline affette da parassiti si indeboliscono, soffrono e producono molto meno). I rimedi approvati dall’Unione Europea per debellarlo sono costosi e non sempre efficaci, al contrario il Fipronil è un antiparassitario a buon mercato, facilmente acquistabile online e molto efficace per la risoluzione di tale problematica. Una volta diluito in acqua, viene spruzzato nelle gabbie. Il Fipronil, dunque, non sarebbe stato mescolato di proposito al mangime delle galline, ma sarebbe finito all’interno delle uova accidentalmente durante la disinfestazione dei locali.

Ad oggi l’allarmismo è ancora molto alto, proprio a causa della mancata informazione scientifica e medica in merito alla tossicità di tale sostanza nell’essere umano. Tuttavia gli esperti sembrano appoggiare l’idea che la presenza in uova e derivati (pasta all’uovo, torte, farina di uova e così via) è al di sotto dei limiti minimi consentiti e non si dovrebbero temere effetti indesiderati di alcun tipo. Il Ministero della Salute continua a emettere comunicati di aggiornamento in tal senso e assicura che le uova in questione siano tutte provenienti dall’estero e che sono in corso severi accertamenti su più partite importate. Per evitare il rischio contaminazione, il consiglio è quello di consumare unicamente uova provenienti dall'Italia. Tuttavia, l’Organizzazione mondiale della sanità, per estrema prudenza, mette in guardia su possibili effetti dannosi per fegato, reni e tiroide in seguito a forte e continua esposizione ad alte dosi.

I Paesi coinvolti in tale allarme riguardante una contaminazione delle uova da Fipronil sono Belgio, Olanda, Germania e Francia, mentre quelli che hanno ricevuto le uova da aziende contaminate sono Italia, Svezia, Francia, Gran Bretagna, Austria, Irlanda, Lussemburgo, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Danimarca, Svizzera e perfino Hong Kong teme per lo stesso problema.

L’Italia, dopo l’allerta da parte dell’Unione Europea, si è dimostrata subito pronta a mettere in campo le proprie capacità organizzative e ha avviato un intenso monitoraggio su uova e derivati sia di provenienza estera che nazionale. Il Ministero della Salute, nel comunicato n. 83 datato 21 agosto 2017 esplicita che su 114 campioni analizzati, solo due hanno dato segni di positività alla contaminazione. Sono stati eseguiti 42 campionamenti nei supermercati e nei negozi privati da parte dei Nas, il Nucleo antisofisticazione dei Carabinieri. Le Asl regionali hanno contribuito alla causa eseguendo 181 prelievi, ai quali si aggiungono i 60 sulle merci importate da Paesi interessati dall’allerta. Le analisi sono state affidate al Laboratorio degli Istituti Zooprofilattici di Teramo e, nei prossimi giorni, daranno man forte anche gli Istituti Zooprofilattici di Lombardia ed Emilia Romagna.

Al momento, dunque, il rischio per l’Italia sembrerebbe basso, ma pare utile cautelarsi maggiormente (“Better safe than sorry” dicono gli inglesi) ed acquistare uova nazionali. Per fare ciò è utile comprendere come leggere il codice identificativo delle uova di tipo A (ossia quelle fresche), una sorta di carta d’identità delle stesse, da cui è facile capire il loro paese di provenienza e molte altre informazioni.

Ad aiutare nella lettura di questo codice, interviene il codacons:

 

 

  1. La prima cifra che troviamo nel codice va da 0 a 3 e riporta la tipologia di allevamento delle galline: 0 agricoltura biologica, 1 uova da allevamento all'aperto, 2 allevamento a terra, 3 allevamento in gabbia.
  2. A seguire troviamo la sigla che corrisponde al Paese di produzione (in questo caso IT indica Italia).
  3. Le cifre seguenti indicano il codice Istat del Comune di produzione.
  4. Le lettere che seguono rappresentano la sigla della Provincia di produzione (in questo caso VR indica Verona).
  5. Le ultime cifre indicano invece nome e luogo dell'allevamento in cui la gallina ha deposto l'uovo.
  6. Di solito, la riga successiva è destinata alla collocazione della data di scadenza del prodotto oppure la data di deposizione.

Bisogna precisare che tale codice esiste solo per i Paesi della Comunità Europea, se la provenienza delle uova è extra UE, la dicitura sugli imballaggi sarà invece "sistema di allevamento indeterminato".

Di certo continueremo a sentire parlare di questo argomento, non si tratta certo di un “uovo di Colombo!”.

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Inserito il:24/08/2017 11:07:50
Ultimo aggiornamento:24/08/2017 11:51:41
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