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L’Italia e l’AI: un ritardo incalcolabile
di Vincenzo Rampolla
I numeri dalle fonti ufficiali. Il numero che meglio riassume la posizione dell’Italia nell’economia dell’AI è lapidario: nel 2025, il Venture Capital investito in startup e tecnologia in Italia ha raggiunto €1,4 Mld. Nello stesso anno, in GB era €120 Mld. In Francia e Germania €50 Mld. L’Italia è 10ª in UE per volumi complessivi e terzultima per investimenti: €127 pro-capite. Nel 2024 solo l’8,2% delle aziende italiane con almeno 10 dipendenti aveva adottato tecnologie AI, contro una media europea del 13,5%. Nel 2025 la situazione migliora, ma in modo non omogeneo. Tra le grandi imprese l’adozione ha raggiunto il 53,1%. Tra le PMI si ferma al 15,7%.
Il dato più allarmante è la prospettiva. La differenza nell’intensità di utilizzo tra le grandi imprese e PMI è passata da 20% nel 2023 a 37% nel 2025. Il 70% delle aziende italiane non ha ancora una strategia definita per l’AI. Il piano è gestito dall’IT con un coinvolgimento minimo del top management. È questione di governance.
Le infrastrutture italiane. Esempi sintomatici. Con primi attori Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta, gli investimenti in Conto Capitale (Capex) delle BigTech vanno confrontate con le Spese Operative (Opex), spese di gestione per le attività quotidiane e con Spese Totali (Totex) la spesa complessiva sostenuta ad es. da Alphabet per acquistare, mantenere, sviluppare le immobilizzazioni operative come edifici, impianti, macchinari dovrebbero arrivare a $800-900 Mld per superare i $1.000 Mld, destinati in larga parte a Data Centre e infrastrutture di calcolo..
Un Paese che non misura quanto investe in una tecnologia strategica, non ha ancora deciso di trattarla come tale.
Il paradosso italiano. Il TEHA Global Innosystem Index 2026 posiziona l’Italia al 31° posto su 49 Paesi analizzati per capacità complessiva di innovazione,. Si misura la capacità di trasformare la ricerca in valore economico, di attrarre e trattenere talenti. È il paradosso italiano: competenza, ma incapacità di valorizzarla.
Il Rapporto ISTAT 2025 e 2026 è esplicito: nel 2025 il PIL italiano supera il livello del 2007 di appena l’1,9%. Francia, Germania e Spagna nello stesso periodo hanno registrato una crescita vicina al 20%.
Il futuro a breve termine. L’obiettivo europeo fissato dall’UE prevede che il 75% delle imprese con almeno 10 dipendenti adotti tecnologie AI entro il 2030. L’Italia oggi è al 14,7% tra le PMI e al 53,1% tra le grandi imprese. Raggiungere il 75% tra le PMI in 5 anni significa quintuplicare il tasso attuale.
Dov’è lo scoglio? Il problema dell’Italia è la governance, la capacità organizzativa di comprendere l’AI, governarla e integrarla nei processi. Un incremento di un anno nell’età media dei lavoratori si associa a una riduzione di 0,3 punti percentuali della probabilità di innovazione di prodotto e di 0,7 punti per quella di processo. Nel 2023 oltre il 60% delle imprese italiane di industria e servizi aveva un’età media dei lavoratori pari o superiore a 42 anni. La tecnologia è disponibile. I modelli sono accessibili. Gli strumenti esistono. L’intoppo è nell’infrastruttura umana e organizzativa che dovrebbe utilizzarla.
Consultazione: Rapporto ISTAT 2025 - 2026; Giugno 2026 - F. Acri , Agenzia di Marketing; studio Minsait- Ambrosetti; TEHA Global Innosystem Index 2026.

