Aggiornato al 16/04/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Aleksei Ivanovich Korzukhin (Yekaterinburg, 1835 - 1894) - Dio degli eserciti

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Il Dio del Papa o il Dio della realtà?

di Achille De Tommaso

 

L’affermazione di Papa Francesco — “Dio non sta con i prepotenti” — appare, a prima vista, moralmente ineccepibile. Ma, se la si analizza con rigore storico, teologico e filosofico, emergono elementi che meritano una contestazione più articolata.

***

Anzitutto, la frase introduce una semplificazione antropomorfica del divino. Attribuire a Dio una “preferenza” schierata rischia di ridurre l’Assoluto a una categoria etica umana, quasi fosse un attore politico o morale che prende parte a un conflitto tra “buoni” e “cattivi”. Nella tradizione teologica classica, da Sant'Agostino a Tommaso d'Aquino, Dio non “sta con” qualcuno in senso partigiano, ma è principio universale di giustizia, spesso incomprensibile nella sua logica agli uomini.

In secondo luogo, la storia stessa delle religioni, inclusa quella biblica, mostra una realtà più complessa. Nell’Antico Testamento, Dio non sempre si manifesta a favore dei deboli in modo lineare: popoli interi vengono sconfitti, re potenti vengono scelti e sostenuti, e la forza è talvolta strumento di un disegno più ampio. Anche nella storia della Chiesa, il rapporto tra potere e religione è stato tutt’altro che univoco: papi, imperatori e monarchi hanno spesso agito in nome di Dio pur incarnando forme di potere che oggi definiremmo “prepotenti”.

C’è poi un aspetto più sottile. Dire che Dio “non sta con i prepotenti” implica che la giustizia divina sia immediatamente leggibile nella realtà storica. Ma l’esperienza concreta mostra esattamente il contrario: i prepotenti, spesso, vincono. Questo non significa che Dio li sostenga, ma nemmeno che li contrasti in modo visibile. La teologia della Provvidenza ha sempre riconosciuto che il tempo umano e quello divino non coincidono, e che il male può temporaneamente prevalere senza che ciò implichi un’assenza o una “presa di posizione” diretta di Dio.

Infine, l’affermazione del Papa ha un evidente valore pastorale e simbolico, più che teoretico. È un messaggio etico rivolto agli uomini, non una definizione ontologica di Dio. Ma proprio per questo, se presa alla lettera, rischia di trasformarsi in uno slogan, utile alla comunicazione ma fragile sul piano filosofico.

In sintesi, più che dire che Dio “non sta con i prepotenti”, sarebbe forse più corretto sostenere che l’uomo non dovrebbe mai giustificare la prepotenza in nome di Dio. Il problema, infatti, non è dove “stia” Dio, ma come l’uomo utilizza l’idea di Dio per legittimare, o contestare, il potere. E la storia del Vaticano dovrebbe insegnare qualcosa al Papa attuale.

Considerazione conclusiva: l’evoluzione dell’essere umano si è fatta, e si fa, tra prepotenza, guerre e malattie. Con molto dolore. Domanda semplice: se Dio è onnipotente, non poteva progettare qualcosa di meno… traumatico per la nostra evoluzione?

Nota polemica, inevitabile: perché critico? Perché il Papa condanna la “prepotenza” in astratto, ma poi sceglie con cura i bersagli. Critica Donald Trump, ma sull’atomica, sui regimi che reprimono nel sangue, silenzio elegante. Non pretendo accuse dirette, ma almeno una frase del tipo: “Dio non sta neanche con chi pianifica di costruire apocalissi atomiche, o con chi spara sui propri cittadini che manifestano”. Sarebbe stato più scomodo, certo. Ma più convincente.

 

Inserito il:15/04/2026 11:12:15
Ultimo aggiornamento:15/04/2026 11:20:28
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