Aggiornato al 28/05/2026

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Voltaire

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Leone XIV, abitare il tempo dell’AI

di Vincenzo Rampolla

 

La pubblicazione è avvenuta lunedì 25, ma la firma è del 15 maggio, giorno in cui la Chiesa ricorda l’anniversario di un documento che cambiò la storia del pensiero sociale cattolico. Non è una coincidenza. Con Magnifica humanitas, sua prima enciclica, Papa Leone XIV decide di collocarsi nettamente nella via tracciata dalla Rerum novarum di Leone XIII, testo che per primo affrontò nel 1891 la questione operaia con gli strumenti della dottrina sociale. Prevost, il primo papa americano, ha scelto Leone come nome pontificio richiamando proprio il predecessore che aveva saputo leggere la rivoluzione industriale con occhi pastorali. Ora tocca all’AI.

5 capitoli. Magnifica humanitas si articola in 5 capitoli (102 pag – 245 paragrafi e in corsivo le citazioni), con un’introduzione e una conclusione, classica struttura dell’enciclica sociale: partire da una ricognizione storica della dottrina, attraversare i principi fondamentali, applicarli poi alle sfide del presente. Contenuto inedito, in questa forma e sistematicità.

Punto di partenza limpido: la tecnologia non è una forza ostile alla persona, né di per sé un male.

E tuttavia, essa non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa.   Semplice formulazione, disarmante, forse la più densa dell’intero documento. In essa si concentra l’intero seguito: la questione del potere, dell’accesso, della responsabilità.

Chi controlla il sistema? Leone XIII aveva davanti a sé le fabbriche, i capitalisti, gli operai. Leone XIV ha davanti a sé qualcosa meno visibile: le piattaforme, i Data Centre, i modelli linguistici addestrati su miliardi di dati. La differenza non è solo tecnologica: è politica e l’enciclica lo dice con precisione. Un tempo erano gli Stati a guidare l’innovazione. Oggi, i principali attori dello sviluppo sono soggetti privati, le grandi Corporation dell’High Tech, con risorse superiori a quelle di molti Governi. Scrive il Papa: Il potere tecnologico ha assunto un volto inedito, prevalentemente privato, per questo ancora più difficile da discernere e da orientare verso il bene comune. E la sua analisi non si ferma alla tecnologia, riguarda geopolitica, mercato, democrazia. È ancora la Santa Sede che parla, con il linguaggio della dottrina sociale.

Cosa non è l’AI? Il 3° capitolo Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’AI in chiave filosofica è forse la sezione più impegnativa. Affronta la questione ontologica: cosa distingue l’AI dall’intelligenza umana?

Risposta articolata, non tecnica. L’AI imita alcune funzioni cognitive umane, in certi casi le supera per velocità e ampiezza di calcolo, ma questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati. I sistemi artificiali non vivono un’esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità […] Possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente.

Il documento individua tre aree di rischio nell’uso personale dell’AI: la delega eccessiva del giudizio, l’impressione di oggettività che oscura i bias dei progettisti e la simulazione della comunicazione umana; quando la parola viene simulata, essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza. E in contesti di scarse relazioni reali, la parvenza può diventare sostituto: non il rischio che uno creda di parlare con un’altra persona, ma che perda il desiderio stesso di cercare veramente l’altro.

L’algoritmo è giudice. È il richiamo alla politica, con l’uso dell’AI nei processi decisionali. E il documento denuncia il rischio di affidare a sistemi automatizzati scelte che incidono su lavoro, credito, accesso ai servizi, reputazione. Sistemi che non conoscono la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona.

La critica non è alla tecnologia in sé, ma alla sua presentazione come neutra e oggettiva, quando in realtà rispecchia e rafforza valori e pregiudizi di chi l’ha progettata. Nel documento è coniata una formula speciale: quando lo scarto dei deboli viene ammantato di neutralità e oggettività, davanti alle quali è impossibile protestare, l’ingiustizia si fa silenziosa. La compassione, la misericordia e il perdono, non come sentimenti, ma come gesti politici, scompaiono dall’orizzonte.

Qui l’enciclica si confronta con il tema dell’allineamento etico dei sistemi di AI, l’AI alignment, oggetto di intenso dibattito nei gruppi di ricerca. Leone XIV non è contrario ma lancia un monito: non serve un’AI più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi.

Dati come beni comuni. Sul piano economico e normativo, Magnifica humanitas sviluppa una posizione precisa. La proprietà dei dati non può essere affidata esclusivamente ai privati: i dati sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi. Il documento propone di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi, nella logica della condivisione.

Non è una proposta di nazionalizzazione. È piuttosto un richiamo al principio della destinazione universale dei beni, uno dei cardini della dottrina sociale, applicato all’economia digitale. E si accompagna a una critica diretta ai nuovi monopoli: Piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici, incidere a proprio vantaggio sulle dinamiche economiche, confutando la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli.

Il transumanesimo come sfida antropologica. Nel capitolo affronta il transumanesimo e il postumanesimo, messi a confronto: l’arcipelago di isole concettuali differenti, collegate però dal medesimo mare di presupposti: la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana. L’enciclica riconosce che esse modificano l’immaginario collettivo e orientano scelte sociali, economiche e politiche, tuttavia non è l’uso della tecnica in quanto tale, ma la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, diventa più facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno degni. In nome del progresso si può arrivare a immaginare sacrifici necessari. L’umanesimo cristiano proposto nell’enciclica non rifiuta la scienza né la tecnica, le assume con gratitudine e realismo, ma le pone in una vocazione, un progresso che serve la persona e i popoli, non che li piega a logiche di potere.

Il lavoro e la quarta rivoluzione. La questione del lavoro è centrale, in omaggio alla Rerum novarum. L’automazione e la robotica trasformano rapidamente la struttura dell’occupazione: i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora. L’AI può paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a sorveglianza automatizzata, relegarli a funzioni rigide e ripetitive e stabilire una regola generale: la tutela dei posti di lavoro e del ruolo insostituibile della persona deve restare il principio ordinatore.

Leone XIV non propone un rifiuto della tecnologia produttiva. Riconosce che è auspicabile che essa sollevi l’uomo da lavori particolarmente gravosi, ripetitivi o pericolosi, l’obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’occupazione.

Guerra, armi autonome e la fine della “guerra giusta. Grande tema, forse il più urgente e senza dubbio politicamente il più sensibile. Il documento fotografa con precisione il panorama attuale: la rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti. Accanto alla guerra visibile si moltiplicano forme ibride: attacchi cibernetici, manipolazione dell’informazione, automazione di decisioni strategiche. L’AI abbassa la soglia dell’uso della forza, rende opache le responsabilità, alimenta una cultura in cui il nemico è ridotto a dato e la vittima a danno collaterale.

Al tempo stesso Leone XIV denuncia una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi i criteri etici che ne avevano limitato l’uso. L’industria bellica è diventata settore chiave nell’economia di alcuni Paesi e la stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche genera una nazione armata, in cui la guerra appare quasi come prosecuzione naturale della politica.

Il documento propone 3 criteri per l’uso dell’AI in campo bellico: la responsabilità personale identificabile e verificabile in ogni anello della catena decisionale; il tempo del giudizio morale, che non può essere compresso dall’efficienza degli algoritmi quando le decisioni sono irreversibili; la distinzione e protezione dei civili, che nessuna tecnologia può rendere secondaria. Disarmare l’AI significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. Non è rinuncia alla tecnologia: è rifiuto che la potenza tecnologica diventi diritto di governare.

Un’enciclica per il tempo presente. Magnifica humanitas non è un documento tecnico e, d’altra parte, non pretende di esserlo. Leone XIV non propone soluzioni tecniche. Propone una grammatica morale ed etica, per vivere il tempo dell’incertezza: la dignità della persona come criterio non negoziabile, il bene comune come orizzonte, la sussidiarietà come metodo, la solidarietà come impegno. Principi antichi, sempre validi.

Una semplice domanda pervade il testo: Chi decide come si costruisce il futuro? E nel nome di chi? L’enciclica non risponde per nessuno, ma fissa il perimetro in cui la risposta deve essere cercata.

 

Consultazione: Enciclica Magnifica humanitas, firmata il 1,5.202 pubblicata il 25.05.2025; clicca qui per  leggere il testo integrale alla lettera I per Italia; F.Ricceri, Rivista A.- Senior Digital Advertising.

 

Inserito il:28/05/2026 13:23:54
Ultimo aggiornamento:28/05/2026 13:58:34
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