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L’Arte del Doppio Senso tra Seduzione e Geopolitica: lo "Scatto" Trump-Meloni e la canzone di Armando Gill
di Mauro Nemesio Rossi
Solo ieri in webinar con gli amici di “nelfuturo”, si è parlato di politica internazionale e di come Trump, pur nella sua imprevedibilità, affronta le questioni con la politica del gambero: un passo avanti ed uno indietro, ed ecco che in prima pagina scoppia il caso: la Meloni che lo avrebbe supplicato per fare una foto con lui.
Corre alla mente la famosa canzone della metà del secolo scorso cantata da Nino Taranto: “Ti vuoi far fare una foto?”. Lo storico successo della canzonetta è l'invito innocente di un fotografo ambulante. Ma la malizia partenopea, si sa, viaggia sempre su un doppio binario. Nelle strofe cantate scritte da Armando Gill, la scusa della "macchinetta dei ritratti" e quel febbrile "mettere a fuoco" nascondono in realtà un corteggiamento serrato, un'allusione tutt'altro che velata al desiderio di stare con la bella ragazza di turno. La fotografia diventa il pretesto del seduttore per far cedere la preda con la scusa dell'arte e della vanità.
È proprio attraverso questa lente di guapparia e spacconata da bar che va riletta l'ultima, questa esilarante disputa diplomatica tra Washington e Roma. Donald Trump, dichiarando che la Premier italiana Giorgia Meloni lo avrebbe "implorato" per una foto tanto da fargli "pena", ha fatto il tombeur de femmes di chi deve far credere che sono le donne a cadergli ai piedi. La diplomazia dei trattati di pace firmati con la penna stilografica di Versailles, dei patti segreti siglati dietro al sigaro di Churchill, sembra lontana anni luce, in un’era dove la politica è pop e fatta dai social network, i destini delle nazioni si decidono sulla base di un’inquadratura.
L’ultimo capitolo della complessa relazione tra Italia e Stati Uniti si doveva risolvere davanti a un obiettivo. Donald Trump, abituato a misurare il mondo in base a chi lo corteggia, ha lanciato la sfida dichiarando che la Premier italiana lo avrebbe letteralmente “implorato” per avere uno scatto insieme a lui: “L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”.
Trump come il fotografo della canzone è convinto di aver fatto una “sparata” denigrando l'interlocutore, forte del suo potere, sbandierando ai quattro venti una richiesta inventata.
Giorgia Meloni, con la sua mimica facciale lo avrebbe deriso diplomaticamente mentre faceva il gallo nel pollaio.
Luciano De Crescenzo avrebbe liquidato la faccenda sollevando il dito e spiegandoci la questione attraverso la sua indimenticata filosofia: “Donald fa il miliardario d’assalto, è convinto che ogni interazione umana sia una conquista o una transazione commerciale. È il classico rappresentante dei popoli di libertà che deve sempre dimostrare di aver vinto. Ma non ha capito che per noi, popoli d’amore, lo scatto non è una sottomissione: è stare al gioco. Sapevamo che volevi fare il seduttore davanti all’obiettivo e ti abbiamo lasciato credere di averci conquistati.”
La numerosa comunità italo-americana di origine napoletana, che di Trump conosce bene i vizi da palazzinaro avendolo visto crescere nei cantieri di Manhattan, non ha mandato giù l’affronto del "fa pena". Tra un espresso ben stretto e una partita a scopa, i commenti nei circoli della Grande Mela sono diventati subito taglienti: Donald fa il gallo dicendo che gli facciamo pena? A noi? Che gli abbiamo costruito i grattacieli. Oggi scopriamo che i leader del mondo si giocano la faccia sulla stessa identica vanità da avanspettacolo.
E se qualcuno dovesse ancora vantarsi di essere stato implorato per uno scatto, basterà ricordare Totò la lezione del principe della risata: “Ma mi faccia il piacere…” Che, tradotto in linguaggio geopolitico, significa: la foto passa, la figuraccia resta.


