Aggiornato al 14/07/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

 

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L’alchimia di LIBERO: come 192 miliardi di costo diventano 192 miliardi di frodi

di Achille De Tommaso

 

Avevo promesso di non prendermela soltanto con Repubblica e con il Corriere della Sera. Sarebbe stato troppo facile e, soprattutto, poco scientifico. Se la tesi è che una parte del giornalismo italiano soffra di una preoccupante imprecisione nel trattamento dei fatti, bisogna applicare il medesimo criterio a sinistra, al centro e a destra. Il metodo, altrimenti, diventa militanza.

Eccomi dunque a Libero.

Il 1° luglio 2026 il quotidiano pubblica un breve articolo dal titolo piuttosto muscolare: «Superbonus, FdI picchia duro: “Frodi per 192 miliardi, Giuseppe Conte disastroso”». L'articolo, nella versione online, non reca il nome di un giornalista: sotto il tradizionale «di» compare il logo della testata.

Premetto una cosa, così evitiamo equivoci politici. Considero il Superbonus una misura economicamente dissennata, costruita con incentivi perversi e con meccanismi di controllo inizialmente insufficienti. Non ho alcuna intenzione di difendere Giuseppe Conte né di rivalutare il provvedimento.

Ma proprio per questo il titolo di Libero è irritante.

Per criticare il Superbonus non occorre inventarsi 192 miliardi di frodi.

Il piccolo miracolo aritmetico

Leggiamo il titolo: «Frodi per 192 miliardi».

Poi leggiamo la prima frase dell'articolo:

«Il superbonus e bonus facciate relativamente al periodo 2020/2025 hanno avuto un impatto negativo sui conti pubblici di circa 192 miliardi di euro».

Fermiamoci qui. Non occorre essere economisti. Non occorre conoscere Eurostat. Non occorre avere frequentato la Bocconi.

“Impatto negativo sui conti pubblici” e “frodi” non sono sinonimi.

Un costo per lo Stato può essere perfettamente legale. Una detrazione fiscale regolarmente utilizzata costa allo Stato perché riduce le entrate. Un credito d'imposta legittimamente maturato incide sui conti pubblici. Un incentivo mal progettato può produrre una voragine di bilancio senza che il beneficiario abbia commesso neppure una contravvenzione.

La frode è un'altra cosa. La frode presuppone un comportamento illecito: lavori inesistenti, fatture false, crediti fittizi, società cartiere, immobili utilizzati abusivamente per generare benefici fiscali. La distinzione non è una sottigliezza da commercialisti. È la differenza tra una politica pubblica costosissima e 192 miliardi rubati allo Stato.

Eppure Libero prende la prima espressione e, nel titolo, la trasforma nella seconda. Ecco l'alchimia. Costo: 192 miliardi. Titolo: frodi per 192 miliardi. Nessun passaggio intermedio. Nessuna spiegazione. La pietra filosofale del giornalismo politico ha funzionato.

Il bello è che l'articolo smentisce il proprio titolo

La cosa più sorprendente è che non occorre neppure consultare una fonte avversaria. Non serve leggere Repubblica. Non serve chiedere soccorso al Movimento 5 Stelle. È sufficiente leggere Libero.

L'articolo riferisce che l'interrogazione parlamentare chiedeva al ministro dell'Economia di fornire informazioni sugli «ulteriori effetti finanziari negativi prodotti dalle frodi» e una stima aggiornata del danno arrecato allo Stato. Ma la cifra di 192 miliardi viene esplicitamente riferita all'impatto negativo sui conti pubblici di Superbonus e bonus facciate nel periodo 2020-2025.

Poi il pezzo cita un'operazione della Guardia di Finanza di Siracusa relativa al sequestro di oltre 560 milioni di euro di crediti fiscali inesistenti. Gravissimo. Una frode gigantesca. Ma 560 milioni non sono 192 miliardi. Tra le due cifre c'è un rapporto di circa uno a 343È come scoprire una rapina da un milione di euro e titolare: «Rapinati 343 milioni», perché quella banca ha sostenuto costi complessivi per 343 milioni.

Non è una semplificazione. È un errore di categoria.

Quanto valgono davvero le frodi?

Qui occorre essere prudenti, perché le cifre cambiano a seconda del perimetro utilizzato: Superbonus in senso stretto, bonus edilizi complessivi, crediti inesistenti individuati, crediti bloccati preventivamente, sequestri giudiziari, somme effettivamente utilizzate.

Ed è precisamente questa complessità che un giornale dovrebbe spiegare.

Nel dicembre 2025, sulla base dei dati della Guardia di Finanza, veniva indicato in oltre 9,3 miliardi di euro l'ammontare complessivo dei crediti inesistenti in materia edilizia ed energetica sottoposti a sequestro preventivo dal novembre 2021.

Nel maggio 2026 il Fisco aveva inoltre bloccato 4,1 miliardi di crediti relativi a situazioni anomale e le valutazioni riportate dalla stampa ipotizzavano che il perimetro delle situazioni dubbie potesse arrivare a circa 15 miliardi. Anche qui: situazioni dubbie o crediti bloccati non equivalgono automaticamente a frodi definitivamente accertate con sentenza.

Dunque nessuna delle cifre pubblicamente disponibili autorizza a scrivere «frodi per 192 miliardi». Si può scrivere che Superbonus e bonus facciate hanno avuto un impatto negativo sui conti pubblici stimato in circa 192 miliardi. Si può scrivere che all'interno del sistema dei bonus edilizi sono state scoperte frodi miliardarie. Si può scrivere che il meccanismo originario della cessione dei crediti ha favorito fenomeni criminali di dimensioni impressionanti. Si può persino scrivere, in un commento politico, che Conte porta una grave responsabilità per avere promosso una misura finanziariamente devastante.

Ma non si possono prendere queste quattro proposizioni, agitarle in uno shaker e versare al lettore il cocktail: «192 miliardi di frodi». Perché è falso.

Il titolo non è un dettaglio grafico

Qualcuno potrebbe obiettare: ma il corpo dell'articolo contiene la frase corretta. Appunto. Questo rende il caso ancora più interessante.

Il titolo non nasce infatti da una semplice incomprensione della notizia. Chi ha confezionato la pagina disponeva della formulazione corretta: «impatto negativo sui conti pubblici». La formulazione compare nelle prime righe del testo. Nel passaggio al titolo, però, l'espressione tecnicamente corretta scompare e viene sostituita dalla parola «frodi». Perché?

Non posso conoscere le intenzioni di chi ha titolato. Posso però osservare il risultato. «Superbonus e bonus facciate: impatto negativo sui conti pubblici per 192 miliardi» è un titolo importante, ma relativamente tecnico. «Frodi per 192 miliardi» racconta invece un furto colossale. Produce indignazione immediata. Offre un colpevole. Si presta perfettamente alla condivisione sui social.

È molto più efficace. Peccato che dica un'altra cosa.

Dal giornalismo al comunicato stampa

C'è poi un secondo problema. Il breve articolo è costruito quasi interamente riportando le dichiarazioni dei deputati di Fratelli d'Italia Guerino Testa, Saverio Congedo, Francesco Filini, Antonio Giordano, Mariangela Matera e Nicole Matteoni. Le frasi politicamente più aggressive — Conte dovrebbe «chiedere scusa agli italiani», «ritirarsi di buon ordine» e avrebbe condotto un'azione «disastrosa in ogni settore» — sono dichiarazioni dei parlamentari di FdI, regolarmente attribuite nel testo.

È perfettamente legittimo pubblicarle. Ma dov'è il giornalismo? Dov'è la verifica della cifra? Dov'è la distinzione tra costo della misura e frodi? Dov'è un dato della Guardia di Finanza che consenta al lettore di confrontare i 192 miliardi di impatto sui conti con i crediti inesistenti effettivamente sequestrati?

Non c'è.

L'articolo riceve una dichiarazione politica, la riproduce e le costruisce sopra un titolo ancora più aggressivo della formulazione contenuta nella notizia. Questo non significa che la dichiarazione di FdI non sia una notizia. Significa che il lavoro del giornalista dovrebbe cominciare dopo avere ricevuto il comunicato, non terminare lì.

Altrimenti basterebbe collegare direttamente le agenzie di stampa e gli uffici comunicazione dei partiti al sistema editoriale del giornale. Con l'Intelligenza Artificiale, peraltro, sarebbe semplicissimo. E costerebbe anche meno.

Il problema non è difendere Conte

Qui sta il punto che considero più importante.

Se critico Libero non è perché improvvisamente sia diventato un sostenitore del Movimento 5 Stelle. Continuo a ritenere il Superbonus un errore politico ed economico enorme. Le frodi ci sono state. Sono state miliardarie. Il sistema della cessione dei crediti ha mostrato falle gravissime e le conseguenze sui conti pubblici continueranno a pesare per anni.

Proprio per questo non capisco la necessità di deformare i numeri. Se possiedo argomenti solidi, perché devo indebolirli con un titolo inesatto? È lo stesso vizio che ho contestato agli articoli di Repubblica e del Corriere: la convinzione che la «causa giusta» autorizzi una certa elasticità nella descrizione dei fatti. A sinistra si attenua ciò che disturba la propria narrazione. A destra si amplifica ciò che la conferma.

Il metodo è identico. Cambia soltanto la direzione della torsione.

La mia modesta proposta: inventare il SI, il Sistema Internazionale giornalistico

Nella fisica esiste il Sistema Internazionale delle unità di misura. Un metro è un metro. Un chilogrammo è un chilogrammo. Non possiamo decidere che, siccome un oggetto ci è politicamente antipatico, oggi il chilogrammo vale 343 chilogrammi.

Nel giornalismo italiano sarebbe utile introdurre un principio analogo.

Un costo è un costo. Una frode è una frode. Un'indagine è un'indagine. Un sequestro è un sequestro. Una condanna è una condanna.

Sembrano banalità. Evidentemente non lo sono.

Il titolo di Libero trasforma un impatto sui conti pubblici di circa 192 miliardi in «frodi per 192 miliardi». L'articolo stesso contiene gli elementi sufficienti per accorgersi dell'errore. E proprio questo rende l'episodio un piccolo caso di scuola.

Il Superbonus può essere stato un disastro senza che 192 miliardi siano stati frodati. Giuseppe Conte può avere responsabilità politiche enormi senza attribuirgli numeri che i dati non dimostrano. E un giornale di destra può criticare duramente il Movimento 5 Stelle senza chiedere all'aritmetica di iscriversi a Fratelli d'Italia.

Dopo Repubblica e il Corriere, dunque, anche Libero entra nel mio piccolo campionario delle imprecisioni della stampa italiana.

Con una consolazione democratica: almeno, nell'approssimazione, il pluralismo sembra funzionare benissimo.

 

Inserito il:14/07/2026 12:37:01
Ultimo aggiornamento:14/07/2026 12:53:27
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