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Aggiornato al 17/12/2018

Unknown (Late-Meiji period of Japan - Early 1900’s) - Mother and Child

 

Gli Altri N.6 - Giappone sconosciuto - The End

di Vincenzo Rampolla

 

LE MADRI SINGLE

Madre single è la ragazza madre, la donna con figlio, separata, divorziata o vedova. Figli a carico, disparità di reddito, bassi salari e povertà la rendono una vittima: essere madre single è considerato un tabu.

Sola e senza lavoro tende a isolarsi, teme il giudizio altrui, non confessa la sua situazione, ha paura di non adeguarsi agli standard sociali e si sottrae anche a familiari e amici. Il Welfare nazionale non è sufficiente a risolvere il problema.

Dallo Stato lei riceve €350 per il primo figlio, €40 per il secondo e €25 per il terzo. Come trova lavoro se con un impiego part-time non ce la fa ad arrivare a fine mese? Finge per salvare le apparenze e compra cosmetici da due soldi per continuare a truccarsi. Succede, e gli addetti dei Servizi Sociali le chiedono: Hai davvero bisogno dei sussidi?

Storie di litigi, brutalità e lotta per salvare le apparenze in pubblico. Una ragazza madre di 20 anni, vittima di bullismo per aver lasciato i genitori, ha perso l’anno scolastico, non ha superato l'esame d’ammissione a un' Università pubblica e ora è in un college privato. Con un sotterfugio il padre non ha dichiarato il proprio nome per intero ed è stato svergognato dai funzionari locali. Un’altra ragazza di 16 anni ha un lavoro part-time. I poveri sono le prime vittime di bullismo, racconta.

Come posso pagare i viaggi obbligatori della scuola e i quattro tipi di scarpe che la scuola richiede e gli altri extra? Si arriva agli estremi: sfrattata dalla casa in affitto a Tokyo una madre single ha ucciso la figlia.

Vittime della depressione post-partum nel 2015-2016 un terzo delle donne gravide o neo madri ha scelto il suicidio. Le radici del problema stanno nel collasso del sistema tradizionale della famiglia: la Comunità locale e la famiglia estesa sono scomparse. Per i primi mesi di vita del bambino la ragazza rimasta incinta viveva in famiglia, oggi chi la vuole? A chi chiedere aiuto per crescere i bambini? E il marito? Dov’è mentre lei si porta un bimbo in grembo? Lasciare solo il marito crea un problema, lui non deve risentirne e nella coppia nascono il distacco e il disaccordo e quando è ora di divorziare, lei scompare: evita una separazione non condivisa. Resta sposata, non convive, conosce un altro uomo, da lui ha un figlio, non dichiara la nascita perché si fa solo in comune, non in ospedale, e alla fine scarica il neonato all’orfanotrofio. Giura che se lo riprenderà al raggiungimento della maggiore età. Mai successo.

A che valgono gli sforzi del Primo Ministro? L’economia giapponese è stagnante e il Paese accusa la perdita di due generazioni: 25 anni fa con l’esplosione della crisi economica e ora con i bambini cresciuti in famiglie in cui uno o entrambi i genitori lavorano, con reddito inadatto a sfondare la soglia di povertà. Sotto questa soglia si stima viva il 16% dei bambini giapponesi. Nei 20 anni dopo la crisi le famiglie con reddito inferiore al livello dell'Assistenza Pubblica sono più che raddoppiate e lavorare in condizioni di povertà significa crescere figli poveri e tramandare per generazioni il ciclo della povertà. Crisi e disonore perdurano anche con un lavoro.

Domina implacabile la cultura della vergogna, eredità di buddismo e confucianesimo. Il divario tra capacità lavorativa uomo-donna è almeno di 30 punti percentuali e le donne trovano solo lavori saltuari e per quadrare i conti ricorrono a più lavori. I giovani poveri sono esclusi dall'istruzione superiore e prendono il primo lavoro che capita. Con un reddito basso, come puoi costruire una famiglia? E avere un figlio? Come puoi sposarti se incalza il bisogno di contribuenti per finanziare le pensioni di un Paese condannato alla senilità?

Negli anni 1992-2016 le famiglie con un solo componente sono salite a 712.000, un balzo di 50%. Il Primo Ministro arranca e incoraggia le donne a brillare per bilanciare con il lavoro l'educazione dei figli. I tassi di presenza al lavoro femminile sono aumentati grazie all'aumento del part-time, ma per la donna brillare è vivere normalmente. Né più, né meno. Dalla fine del 2012 si è lavorato molto e i risultati ci sono: nel periodo 1985-2012 il tasso di povertà relativa infantile era aumentato da 11%a 16%, ma tra il 2012-2015 la povertà infantile è scesa da 16% a 14% e per le famiglie a un solo membro è calata da 56% a 51%, uno dei tassi più alti tra i paesi OCSE (32% negli Usa). Dal 2014 è in vigore una legge per affrontare la povertà infantile con l’obiettivo di evitare che le future generazioni non dettino il loro futuro, dichiara il Premier, ma gli oppositori politici chiedono obiettivi precisi perché i programmi organizzati dal Governo sono finanziati solo in parte. Il Governo prevede di aumentare l'imposta sulle vendite nel 2019 per contribuire al finanziamento di progetti sociali, incluse le scuole gratuite per i bambini. Intanto si è ai ferri corti con il debito nazionale, il più elevato del mondo e viene a galla la verità: la maggior parte della spesa per il Servizio Pubblico andrà agli anziani, percentuale crescente dell'elettorato. Dietro le manovre politiche, ancora e sempre l’onta di essere madre single e povera.

 

POVERTÀ DEI BAMBINI

Intorno a me nessuno è povero: la povertà tra i bambini è inaccettabile. Disturba. Se esiste è una vergogna e va nascosta. Ogni giapponese lo pensa, scrive l’autrice di un Saggio sulla Povertà. In Giappone raramente il turista vede i segnali tipici della miseria. Gli alloggi non sono topaie e i senzatetto se ne stanno alla larga, in riva al fiume o nei parchi, in tende improvvisate.

Eppure circa un terzo dei bambini poveri vive con madri single divorziate o vedove, in una Nazione sepolta dal biasimo sociale. Non soffrono la fame, ma sono soli e malnutriti, soprattutto quando il genitore è single e deve lavorare la sera: devono cavarsela con un unico pranzo a scuola e arrivare a sera con robaccia da quattro soldi. Spesso gas e elettricità sono interrotti se i genitori non possono pagare le fatture e i bambini sono costretti a lavarsi nei bagni pubblici. E la socializzazione e i corsi di formazione post-scolastica, essenziali per accedere all'Università? Non se ne parla. Impensabile.

La mancata soluzione a questi problemi costerà al Paese €26 miliardi di ricavi e €110 miliardi in tasse e contributi previdenziali persi per ogni anno scolastico, stimando l'impatto sulla futura vita lavorativa dei quindicenni. Risorse andate in fumo per un Paese alla disperata ricerca di manodopera qualificata. Grazie a donazioni nascono i Centri Comunitari, punti d’incontro per le madri, forniscono pasti e giochi gratuiti per bambini che vedono di rado i genitori impegnati al lavoro. Un tempo le scuole locali coprivano i problemi delle madri single, ora sono le madri ad andare al Centro e a darsi da fare per gestire gruppi di sostegno e vincere i loro sensi di vergogna. Nelle loro Comunità i figli sono spesso emarginati dagli altri genitori che rifiutano che i propri figli giochino con i figli dei poveri, quelli delle case da evitare.

 

GLI ORFANOTROFI

Che dire degli orfanotrofi? Sono i rifugi per i bambini abbandonati e maltrattati, creati dopo la guerra per gli orfani di strada. A fine 2015 in Giappone l’Associazione Orfani ha registrato 602 orfanotrofi, di cui 59 a Tokyo, con uno staff di 15.600 tra assistenti e volontari e con 30-100 ragazzi per orfanotrofio. Su 30.000 ospiti da 0-18 anni, in media c’è un assistente ogni 5 ragazzi, con un bilancio assolutamente inadeguato per una attività corretta. Nel 2017 si sono rilevati 134.000 casi di abuso sui bambini (fisico, sessuale, psicologico, verbale) di cui 60% trascurati o abbandonati dai genitori. A giugno, dopo un caso di suicidio a Tokyo, il Governo ha stanziato fondi di emergenza su 3 anni per inserire nella capitale 2.000 assistenti (oggi 3.253).

Su 1.447 casi di abuso di minori nel 2004, il 32% è avvenuto in famiglie a un solo membro e il 31% in famiglie con difficoltà economiche. 41% degli orfani è ospite da almeno 5 anni e 7% da 12 anni. Alla maggiore età si deve lasciare l’orfanotrofio, Chi parte è un mukosekiji (senza iscrizione nello stato di famiglia) un ragazzo senza identità, senza origine, senza famiglia. Giuridicamente vive senza esistere. Può trovarsi una casa, una famiglia, un lavoro, avere amicizie, ma non paga tasse, non ha assistenza sanitaria, non ha diritto alla patente.

Può morire? Neanche per sogno. Chi dichiarerebbe morto colui che non esiste? Solo 12 % entra al college, rispetto a 52 % dei diplomati delle scuole superiori. Può essere adottato? No, il giapponese preferisce una persona di alto rango per dirigere l’azienda o per la figlia (muko yoshi, lo sposo adottato), furbizia per piazzare in famiglia l’uomo che prenderà il cognome e i diritti-doveri legali di un figlio naturale. Questo dice la tradizione e vuole la legge. 80.000 adozioni nel 2014: 500 bambini e 79.500 adulti.

Gli Altri. In un quartiere benestante del centro di Tokyo, è nato un progetto congiunto tra Governo e Comunità locali. Prudenti i dirigenti dicono: Censiamo le famiglie povere e diamo loro alcuni generi alimentari gratuiti. Nascondiamo la cosa ai vicini. Sono venuti alla luce sette casi di violenza domestica e le famiglie tremano se si scopre che sono povere e aumenta il loro stress. Le sosteniamo senza farlo sapere, con discrezione. Evitiamo che vengano marchiati.

 

LE MENSE PER BAMBINI (kodomo shokudo)

 

Sempre più numerosi i kodomo shokudo, self service, tavole calde, mense dove cenano i bambini. Manca una regolamentazione delle mense per bambini ma nel loro funzionamento sono coinvolti vari organismi senza scopo di lucro, Società private e di Assistenza Pubblica, la solita idea geniale per sopravvivere e uscire dal tunnel.

Sono il segno di una reazione popolare spontanea alla continua crescita del tasso di povertà. Le prime stime sulla povertà infantile sono nate nel 2009 quando il Ministro del Lavoro ruppe il silenzio mostrando che un giapponese su sei era povero, ovvero 20 milioni di persone. Tre anni dopo, nel 2012, un’altra indagine rivelò che una donna su tre, sola e di 20-64 anni, era indigente. Fu in quell’anno che aprì il primo kodomo shokudo.

La proprietaria di un negozio ortofrutticolo a Ota Ward, Tokyo offriva pasti e l’idea è stata di servire cene a bambini poveri e soli a prezzi molto bassi, usando i sughi e il riso biologico che vendeva. Costa poco ai residenti locali dare una mano e offrire qualcosa da cucinare ma ci sono voluti 2 anni per decollare, con 335 mense a Tokyo, 219 a Osaka, 169 a Kanagawa e oltre 100 a Okinawa, città con elevati livelli di povertà infantile. I bambini pagano al massimo €2.5 e gli adulti €4. Oggi Ota Ward è aperta ogni giovedì sera e si cena con 4, 8 o 40 centesimi, mai più di 1 euro.

Nulla è gratuito, i bambini non devono sentire la carità. Molte mense servono cibo non solo ai bambini delle rispettive Comunità, ma anche ai genitori e agli anziani dei quartieri. Tutte hanno stipulato polizze contro incidenti o eventuali intossicazioni alimentari e nel 2015 per lo scambio di notizie tra i Gestori è stata lanciata la Rete delle Mense. Un'indagine del marzo 2018 di un Comitato di Gestori di kodomo shokudo ha censito 2.286 centri operanti sul territorio nazionale.

I volontari delle Comunità locali curano la qualità dell’alimentazione e aiutano i bambini nei compiti. Nel 2013 è stata approvata una legge per coordinare il sostegno tra il Governo e le Amministrazioni locali, ma finora i burocrati hanno detto di non sapere bene cosa fare ... mentre i Ministeri coinvolti nei programmi di sostegno economico (Istruzione e Welfare) non si sono accordati sulla divisione delle spese … I media ne parlano e la ricetta macroeconomica lanciata dal Primo Ministro per risollevare il paese da venti anni di crisi non dà i risultati previsti. Dopo che i Liberal Democratici, fortemente conservatori, hanno incolpato le madri di essere single a causa del divorzio, l’Esecutivo ha aumentato gli Assistenti sociali nelle scuole e concesso qualche indennità ai genitori soli, ma il 70% delle neo madri continua a lasciare il lavoro all’arrivo del primo figlio.

La situazione politica non regge più. E’esplosa da quando i bambini delle mense sono stati costretti a lavarsi nei bagni pubblici perché i loro genitori non ce l’hanno fatta a pagare le bollette del gas o della luce.

Forte il sostegno delle Università, impegnate in varie attività nelle mense, con l’opportunità per gli studenti di farsi esperienza con bambini su casi delicati. Collegate ad altre Università hanno esteso l’accesso ai bambini delle scuole materne, ideato menu a base di ortaggi e aperto una mensa per bambini con genitori affetti da malattie mentali. L’idea è nata a un’insegnante. Il cibo quotidiano di un’allieva con madre malata di mente e incapace di cucinare era ridotto al pranzo a scuola e a una banana.

 

 

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Inserito il:28/11/2018 18:16:38
Ultimo aggiornamento:16/12/2018 17:21:14
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