Aggiornato al 28/05/2024

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

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Come una volta

di Gianni Di Quattro

 

Mi capita di pensare che tanta gente non ha potuto, non è riuscita ad andare avanti, non ha recepito la modernità, non riesce a vedere, a capire cosa c’è dietro l’angolo, non riesce ad interpretare in alcun modo il futuro. Si vede, secondo me, dai media, da tanta gente che si incontra, si percepisce dagli andazzi istituzionali e culturali. Questo capita alle persone ed anche ai partiti, ma anche ai sindacati, quelli padronali e quelli dei lavoratori.  Ed io penso che questo sia un problema sociale, umano, personale e collettivo, perché non si può continuare a immaginare, chiedere, lottare per ciò che non c’è più e che non ci può più essere. Non ci sono più per nessuno e in nessuna parte le condizioni per rimanere nel passato, lo possono fare solo quelli che non lo hanno abbandonato.

Ma in Europa, nel mondo, anche nel nostro paese nessuno dovrebbe essere rimasto al passato. È vero che ci sono quelli che si rifiutano di vedere il futuro pur essendoci perché magari lo rifiutano culturalmente o ideologicamente, ci sono quelli che hanno interessi per rimanere nel passato, sono quelli che dicono che vogliono conservare valori e invece vogliono conservare interessi.  Vale ciò, ovviamente, anche per i partiti e per i sindacati, quelli padronali e quelli dei lavoratori e forse per i tanti ceti sociali di tipo corporativo (la nostra economia non si è ancora del tutto liberata da certe eredità fasciste).

In questo contesto non si parla di lavoro come si dovrebbe, così non si parla di scuola, di welfare, di sistema economico ed industriale, di cultura, di futuro come si dovrebbe. Non si parla anche di tecnologia, affidata ai tecnici e non recepita da chi prende decisioni perché questo è il suo mestiere. La politica cerca invece, riuscendoci, di portare la lotta sul piano del potere mio contro il tuo, del tizio contro il caio, degli interessi di una parte contro un’altra, dell’adesso tocca a noi.

In questo modo le strutture istituzionali non sono viste nell’interesse della comunità, ma solo di una parte, così le decisioni economiche, i rapporti internazionali. Soprattutto la società rimane come è, con una divisione pensata per controllarla meglio, sempre di più nelle mani di gruppi di potere spesso per conto del potere centrale (politico o spesso solo burocratico), sempre più disintegrata economicamente, culturalmente, geograficamente, avviata verso un ruolo ancellare sul piano internazionale e gestita da un sistema democratico sempre più illiberale e lontano dai valori e dalle lotte del  novecento (il secolo delle grandi guerre ma anche del grande sviluppo), che ormai si vede invecchiato e, purtroppo, lontano.

Aspettando chi deciderà di vedere e capire il futuro per parlare di futuro al paese!

 

Inserito il:15/05/2024 14:24:45
Ultimo aggiornamento:15/05/2024 16:12:34
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