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Aggiornato al 25/11/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Il Bel Paese

 

Fantasie sul bel paese

di Gianni Di Quattro

 

Il covid che preme sul nostro paese, come su gran parte dei paesi del mondo, è una pandemia impietosa perché, al di là dei malati e dei morti, al di là della paura che ha infilato nella mente di tanti e della eliminazione di una buona parte della popolazione che supera gli ottanta anni, sta mettendo a nudo i difetti che tengono prigioniero il nostro paese. Strutture inadeguate e vecchie nelle mani di una burocrazia non formata da tecnici come in tanti altri paesi d’Europa, ma da amministrativi e giuristi incapaci di fare progetti e dediti esclusivamente a scrivere regolamenti, a condizionare le leggi, a controllare, a condannare perché solo così può giustificare la sua esistenza, scarsa cultura sociale, un associazionismo pezzente incluso quello sindacale, un sistema politico incapace di indirizzare e gestire gli investimenti, ma costretto a distribuire soldi a qualsiasi gruppo un po’ per continuare ad avere consenso ed un po’ perché incapace di esprimere una vera politica nazionale, un sistema mediatico non indipendente, senza ruolo, nelle mani di manovratori sociali che perseguono loro interessi particolari.

Il covid sta mettendo a nudo questi difetti come i contrasti tra le varie istituzioni, sta esaltando la mediocrità culturale e umana della classe politica, sta dimostrando che il paese è, in queste condizioni, incapace di progettare il futuro così come di rispondere adeguatamente a qualsiasi emergenza come quella del covid stesso o di un’altra qualsivoglia.

Nello stesso tempo la situazione attuale nella sua drammaticità può essere una occasione per pensare al futuro, per pensare ad un paese diverso da quello attuale, per pensare di approfittare di questo sconvolgimento sociale creato dal covid e cominciare ad immaginare come si vorrebbe quello che verrà. In altri termini si può pensare che il paese ha già raggiunto il fondo del degrado e che ora può risalire se trova un gruppo di uomini interessato ad occuparsene, capace e disponibile.

Bisogna dire con onestà che nel paese ci sono uomini capaci di farsi carico di questo sforzo intellettuale e di fantasia, forse ci sono sempre stati e non si sono mai palesati prima perché consideravano il tentativo di suggerire, di cambiare, di stimolare a ragionare impossibile e inutile. Comunque pare che, grazie al covid dunque, sia arrivato il momento del coraggio e dell’ottimismo.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrare per caso e nella fantasia soprattutto qualcuno di questi personaggi che ci ha confermato che l’ottimismo può essere oltremodo giustificato e che l’occasione è giusta per cambiare, per cominciare a camminare verso un futuro diverso. Una occasione che non facilmente si ripresenterà a breve scadenza e comunque è meglio non augurarselo perché vorrebbe dire ripiombare in un’altra pandemia.

Ci ha detto che, con alcune menti di valore, stanno pensando e studiando e che si dicono certi di costruire con coloro che sono di buona volontà e cultura un paese lontano dal passato, proprio un bel paese ci ha detto. Ed allora vediamo alcune cose che ci pare di avere capito.

Il principio generale è di basare e progettare il futuro sulle doti principali del paese e di adattare ad esse qualsiasi percorso e non viceversa.

Il nostro paese ha soprattutto la caratteristica di avere una qualità di vita superiore a gran parte dei paesi del mondo soprattutto se si migliorano alcune caratteristiche come la cura della natura, la lotta contro l’inquinamento delle città, il sistema dei trasporti. Soprattutto le reti di telecomunicazione e i sistemi avanzati tecnologici. Naturalmente è indispensabile una riforma della pubblica amministrazione con riferimento in particolare al sistema giudiziario ed a quello sanitario.

La qualità della vita è rappresentata dalla bellezza della natura, dall’arte che custodisce, dalla gente, dal cibo, dalle dimensioni dei luoghi, dalla cultura che si può respirare se la si vuole trovare.

Di conseguenza si può e si deve immaginare un paese che non promuova la produzione e che lasci pure andare via gli stabilimenti in qualsiasi altra parte del mondo, ma che pensi ad ospitare le case centrali, le imprese col loro cuore strategico e decisionale.

Bisogna, in altri termini, trasformare il paese da luogo di operai e di manovalanza a centro di comando e di progetto, a luogo di manager, a luogo dove si lavora soprattutto con il pensiero. Gente che dunque trova da noi le facilities da una parte e che si possono creare se si vuole e la qualità della vita dall’altra come in poche altre parti al mondo e che può dirigere qualsiasi impresa magnificamente dal nostro territorio e cioè da lontano come le ultime tendenze ormai senza ombra di dubbio affermano.

E questo può valere anche per le piccole imprese e per tutte le opere di artigianato dove non sono richiesti operai nel senso marxista del termine, ma appassionati cultori, artisti magari senza grande creatività, ma con grande talento. E vale inoltre per tutti coloro che lavorano con il pensiero, con l’intelligenza come ricercatori, progettisti, studiosi, letterati e poeti.

Per concludere bisogna rovesciare il ruolo, il modo di essere del nostro paese, bisogna puntare sulla cultura e sulla innovazione non tanto quella tecnologica che pure serve ed è indispensabile, ma sulla innovazione del pensiero, sulla capacità dell’uomo di questo paese di fare passi avanti verso una strada di innovazione, verso la volontà e il piacere di mettersi nel mondo alla testa di un cambiamento vero, non quello di come si attiva la lavatrice da lontano, ma quello che ci rende diversi e orgogliosi di esserlo.

 

Inserito il:12/11/2020 12:04:18
Ultimo aggiornamento:12/11/2020 12:10:58
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