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Aggiornato al 25/11/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Simon Vouet (Parigi, 1590 - 1649) - Allegoria della Ricchezza

 

Ricchezza

di Vincenzo Rampolla

 

 

Parlando dei poveri, ci si chiede quanti siano, dei ricchi, quanto abbiano. Dei primi si contano le teste, dei secondi la grana che hanno. Di questo si vuole parlare, di ricchezza e di ricchi, di beni e di chi li possiede e come li ha avuti.

C’è il ricco per natura, colui che gode di agi e fortune materiali accumulati dalla famiglia, è nipote di ricchi e figlio di ricchi e partecipa della ricchezza, senza fare nulla di nobile e meritorio, finché non gli tocca l’onere di seguire l’esempio degli avi. Molte le eccezioni e lui se la spassa sullo yacht o al casinò, sorvegliato e protetto da guardie del corpo. Il ricco frequenta solo i suoi pari, per questo non è da tutti disegnare la sua giornata. Facile intuirla, immaginarla. Inutile descriverla. Non è certo quella dipinta dai film e dai media. Si dice che le grandi ricchezze nascano da speculazioni, complicità e imbrogli, talvolta da infamie. A torto o a ragione non mancano candidi esempi, da Krupp a Rockfeller e Bill Gates, per non parlare dei nostri eroi nazionali. Altri dicono che sono le piccole ricchezze a essere fatte di porcherie e intrighi. Lasciamoli dire. Questi ricchi, più hanno e più vogliono. Così si sviluppa l’avidità e l’avarizia e per chi li osserva, il lusso ostentato è l’esempio del torbido benessere che vuole impressionare chi è povero, meglio dire chi è rimasto povero. È recente l’invito di Papa Francesco a essere generosi con i poveri, con l’esempio delle due monetine della vedova…

Esiste anche il ricco per successo, tipico di coloro che sanno gestire il denaro. Per loro vale l’obiettivo e la pianificazione, il progetto aziendale e la proprietà, l’investimento in borsa, il matrimonio azzeccato. Molti dicono che se lo meritano, hanno sgobbato, sono in gamba. Altri ovviamente dissentono, e li mettono tra le bande dei ladroni, sfruttatori di operai, evasori fiscali e collusi con politici. Lasciamoli parlare.

Dice un proverbio arabo: Al cane pieno di soldi, si dice Signor Cane.

Ci sono poi i ricchi per fortuna, quelli che vanno a caccia dei segreti per attirare la buona sorte, hanno un’eredità inaspettata o una vincita al lotto, al grattaevinci, al casinò, al poker on line. Sono quelli che amano il colore che attira i soldi, si addormentano al ritmo del mantra per richiamare palanche e leggono libri che orientano alla meditazione e al controllo mentale per attrarre denaro e divorano testi sul trading on line. Innocui all’apparenza, sono in numero crescente, insidiosi come le radiazioni, pronti a giocarsi la pensione del coniuge o a tentare una rapina in banca per pagare i debiti e continuare a indebitarsi. Socialmente pericolosi cercano la ricchezza per vivere di rendita, per una vita libera dalla condanna del lavoro e dal sogno della ricchezza cadono nella povertà. Grazie a loro sono stati istituiti i Centri di Recupero Dipendenze e Ludopatie (SERD) Unità sanitarie dettate da ansie iper-democratiche per curare le patologie dei viziosi del gioco col denaro dei contribuenti: 30 in Lombardia, 7 a Milano, centinaia in Italia. Per loro la rara ricchezza piovuta dal cielo diviene fonte di malanni e sorprese, assediati da parenti, amici e profeti della porta accanto. Humus fondamentale per la loro crescita sono gli sporchi inviti disseminati dai media da parte di Poste Italiane, Amazon, Apple… e da imbonitori di felicità che propinano acquisti di titoli, investimenti e i modelli viventi di ricchezza raggiunti da attori, presentatori, star, calciatori, artisti, cantanti, esibendo a modello di ricchezza dimore da sogno o auto di lusso. Di alto richiamo è l’ultima trovata: Che pensione avrai, se hai €500.000? con il consiglio finale per i giocatori incalliti: Tieni duro, resisti alle sconfitte (perdite) e continua a seguire lo stesso metodo.

Se vuoi arricchirti in un giorno, finirai impiccato in un anno. Leonardo da Vinci.

Non manca il ricco per frode, categoria molto gettonata: delinquenti di professione, membri di organizzazioni criminali, usurai, specialisti in ricatti e estorsioni, speculatori in borsa e l’elenco dei confratelli è senza fine: politici, imprenditori, bancari, manager, giudici, avvocati, amministratori pubblici e privati, medici, professionisti, militari e dirigenti carcerari. Un po' tutti, esclusi insegnanti, infermieri, pensionati e impiegati di concetto. Eccellono quelli che conoscono la via da prendere, la strada maestra per arrivare alla ricchezza: prendi a destra, prendi a sinistra e prendi da tutte le parti. È recentissimo l’esempio dell’alto prelato di Santa Romana Chiesa che qua e là, con tre fratelli, uno nella falegnameria, l’altro nella birra e il terzo nelle consulenze spirituali, non ha saputo resistere a costruire un quarto business africano con una femmina. Anche sopra e sotto ha preso, da tutte le parti. Il ricco per frode sbandiera la ricchezza, non il povero, pensiero che certo non gli frulla in capo.

Che cos'è rapinare una banca, in confronto al fondarla? B.Brecht

A scavare bene, nel fondo della tana si trova il finto ricco. Sono validi per lui i principi che con il denaro tutte le porte sono aperte e che la ricchezza è uno dei tanti mezzi per vivere felici. Taluni ne hanno fatto lo scopo della vita e pur di perseguirli, il profilo del ricco per inganno è quello dell’uomo che si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la conoscenza senza criterio, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici. Si indebita con amici e parenti, fa la bella vita alle spalle degli altri, se la gode e se ne fotte del mondo. Forse è il migliore tipo di ricco, ma è tutto da dimostrare. In realtà non è ricco, è attore, opportunista, furbone, affitta abiti eleganti e auto di lusso, è scroccone, parassita, si vanta per fare fortuna e se si dà l’aria di avere bisogno di qualcosa, non raccatta nulla.

Gli ebrei non furono mai nomadi, ma sempre e soltanto parassiti. A.Hitler
Ultimo rappresentante della stirpe è il ricco per sfruttamento della beneficenza ai poveri. E spuntano banche e banchieri. A parlare di ricchezza non vanno dimenticati. È ora di tirar fuori qualche cifra. Guardiamo le Fondazioni, ad esempio, numeri alla mano. Se si ha invece a che fare con la povertà non servono le cifre: non ce ne sono, né mai ci saranno.

Siamo all’inizio dell’era della filantropia strategica (Teoria del cambiamento e dell’impatto sociale; 2 giorni di workshop, per 14 ore a €500): da parte dei banchieri è la paura dei poveri, ultimo baluardo da scardinare. Si mette mano ai profili fiscali degli Enti del Terzo settore, con focus sulla fiscalità dei veicoli filantropici e sulle prospettive delle donazioni per privati, delle imprese social impact e degli investitori sociali. Roba per maggiorenni? Niente affatto. Un rapporto dell’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio (Acri) inviato a ogni Associato, gli traccia la condotta da tenere: Dai vita a una Fondazione privata che ti richieda solo di distribuire il 5% delle tue risorse l’anno e ti conceda la detrazione fiscale per l’attività di beneficenza che fai.

Il fatto è che a 10 anni dal lancio del progetto, il patrimonio di un Fondo (con 62 firmatari, poi 72 sulle 88 Associate, Fondazioni piccole, medio-piccole, medie, medio-grandi e grandi) è più che raddoppiato, arrivando nel 2016 a €39,7 miliardi, con 1014 dipendenti, di cui 100 dirigenti. Redditività del patrimonio pari al 3,4% (!) Notevole l’interesse delle Fondazioni per il sistema dei Centri di servizio per il volontariato (CSV). Le erogazioni complessive sono state nell’anno di €1 miliardo. La legge di bilancio 2017 ha previsto il riconoscimento, alle Fondazioni di origine bancaria, di un credito di imposta pari al 100% dei versamenti aggiuntivi a favore dei CSV fino a un massimo di €10 milioni. Ciò ha consentito al sistema dei CSV di disporre di risorse adeguate per il 2017 con uno schema ripetuto per gli anni a venire. Sempre nel 2016, circa 20.300 gli interventi totali, in media di €50.000 per operazione. Settori primari di intervento (55%): volontariato, filantropia, beneficenza, attività e beni culturali. E nel 2016, all’operazione Con i bambini, ad esempio, sono stati destinati €120 milioni.

Morale. La filantropia è potere. Sta diventando un’estensione del potere privato delle “persone benestanti”. Queste già dominano la politica e sono ora in grado di estenderlo anche alle imprese sempre più divise tra ricchi e poveri, con un divario progressivo che nel 2016 ha portato l'1% della popolazione mondiale ad avere più ricchezze del restante 99%. La novità è che i magnati europei hanno aumentato le loro donazioni: la filantropia è sirena. E in Italia un filantropo su 3 crede in cause di rilevanza nazionale e, soprattutto, destina un quinto dei suoi guadagni annuali in donazioni benefiche. (Analisi Centro Studi Fondazione Lang Italia su dati Ocse, Oxfam, Sole 24 Ore, Bnp Paribas, Fondation de France).

Potere e seduzione hanno investito anche la penisola: nel 2015 in Italia il 20% degli italiani più facoltosi deteneva il 61,6% della ricchezza, e un altro 20% aveva il 20,9%. In pratica, il 40% degli italiani più abbienti controllava oltre l'80% della ricchezza nazionale.

Era un esempio per parlare di ricchezza bancaria e di aiuti per la povertà: interventi a pioggia con briciole di €50.000 in media per intervento, pieno recupero con il credito d’imposta e non più di €18 milioni di interessi annui nei caveau di ogni Associato attivo. Attività incontestabile, chiara e legittima, senza che la banca tiri fuori un centesimo dai suoi forzieri, con l’obiettivo di tessere un’infrangibile e intoccabile rete di sostegni a piccole, medie e grandi industrie.

Resta un quesito finale, prima di calare il sipario: va considerato interessante o sorprendente sapere che le ricchezze dei rappresentanti della Chiesa siano originate dall’applicazione o dalla trasgressione dei princìpi di povertà? Nella piramide degli eletti si parla di cardinali, abati e monsignori.

Vobiscum pax.

 

Maestro, vorrei sapere come vivono i pesci nel  mare. Come gli  uomini sulla terra: i grandi si mangiano quelli piccoli. W.Shakespeare

 

(consultazione: fondazioni di origine bancaria - rapporto acri 2016)

 

Inserito il:03/11/2020 15:29:52
Ultimo aggiornamento:03/11/2020 15:56:31
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