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Aggiornato al 23/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Hailey E Herrera (Bryan, TX - United States) - Sea Turtle

 

I want slowness!

di Davide Torrielli

 

Il nostro mondo come dicono ormai i più, viaggia veloce, rapido e l’aspettare, la pazienza e l’attesa di un qualcosa non fa più parte del bagaglio culturale delle generazioni che emergono; spesso l’evoluzione della tecnologia come dei modi di esistere infatti, prediligono il tempo di esecuzione a dispetto della qualità del servizio reso.

Un po’ in tutti gli ambiti, quindi, la pressione cui si è sottoposti per aumentare la velocità di esecuzione di beni e servizi come delle proprie prestazioni, sta causando delle vere e proprie patologie ansiose: lo stress correlato stesso, entrato a far parte dei criteri di valutazione come indice misurabile da parte dei medici aziendali, è un aspetto che sino a poco tempo fa era sconosciuto ai più ed ora, invece, rappresenta un parametro valutativo del benessere, si fa per dire, riscontrabile all’interno di un ambiente lavorativo.

Io non posso essere classificato come vecchio a quasi 54 anni ma, ricordo con precisione, i giorni in cui il mio papà, che sul lavoro mi ha insegnato tantissimo, mi fece accedere ancora studente in azienda per esaminare quali che fossero i metodi del lavoro di gruppo.

C’era chi faceva i conti sulla carta, con calma e senza sbagliare molto, chi scriveva a macchina le lettere di offerta e chi le spediva al possibile cliente chiuse in una bella busta intestata nella quale si metteva anche un pesante depliant cartaceo colorato; poi il tutto veniva affidato a Poste e Telegrafi con tanto di francobolli sopra. L’attesa poi era di giorni nell’aspettare che il cliente ricevesse la busta, l’aprisse, e decidesse se chiamare o meno per chiedere una variante e poteva anche capitare che tutto si ripetesse daccapo!

Nel frattempo, il cervello aveva modo di ragionare e capire se quanto stavamo proponendo era il meglio o no e se qualche idea migliore poteva emergere.

Poi, magari arrivava l’ordine per posta…. Ed allora c’era tutto il tempo di fare le cose per bene, scegliere i materiali dopo aver fatto la progettazione come si deve.

Ricordo poi l’arrivo del fax a carta termica che fu apposto di fianco al telex, normalmente usato spesso dai nord africani … e via così, iniziò, la corsa delle corse.

Non desidero annoiare il lettore con l’assurdità del comportamento odierno che ci vede impazziti a gestire centinaia di mail in entrata ed uscita che altro non fanno che contribuire ad aumentare la dose di stress, il tasso di errori e diminuire certamente la qualità di beni e servizi perché se devo viaggiare alla velocità della luce scriverò cazzate dopo averle pensate e produrrò schifezze piene di errori ma di certo, in modo veloce.

Nelle comunicazioni, nelle velocità di processo così come in tutti gli ambienti, si corre più veloce per produrre qualcosa di più veloce ancora come se andare a 1 Tb invece di 100 Gb ci migliorasse la vita e ci facesse star meglio.

Il nostro cervello è una macchina meravigliosa ma nella maggior parte delle sue versioni qui sulla Terra, ha dei limiti e pensare deve tornare ad essere possibile, riflettere su che cosa caspita occorre rispondere necessita tempo se fatto bene e come si è sempre detto, fare le cose in fretta, porta sempre e solo errori.

Alcuni comparti della nostra vita hanno finalmente visto emergere politiche contrarie e modi di pensare controcorrente al punto che lo Slow come modo di essere inizia a tornare di moda e laddove approda, porta solo benessere. Mangiare con calma è provato che riduce l’obesità, rallenta l’assorbimento dei cibi e migliora lo stato emotivo e così fare sport: avere poco tempo per farlo è deleterio, va fatto anch’esso con calma, avendo tempo a disposizione anche solo per allacciarsi le scarpe per bene e farsi la doccia con serenità; sorrido dentro di me nel vedere come molte persone impostano la sveglia al mattino contando i minuti precisi in stile Fantozzi per poi correre come ossessi in modo nervoso e frenetico come se cinque minuti di tempo in meno possano contribuire a migliorare il proprio sonno! Ridicolo, non si pensa mai a quanto male fa dover correre per recuperare cinque minuti in più passati nel letto invece di sorseggiare il proprio caffè con ostinata calma mentre altri si affannano.

Pc superveloci perché l’utente non ha pazienza nell’aspettare un decimo di secondo in più, altrimenti si spazientisce e cambia selezione, denota un modo di essere che corre rapido verso la patologia. doversi sbrigare ad esprimere un concetto in meno di 30 secondi altrimenti poi , … sai, chi ti ascolta perde la concentrazione…, è una autentica follia.

L’uomo sta rapidamente correndo verso il suo limite fisico, approcciato il quale dovrà necessariamente rendersi conto che slowness è benessere e che la fretta come dicevano i nostri anziani, è cattiva consigliera.

E quindi, invece di correre tanto per arrivare primi, rendersi conto di aver fatto tutto male, tornare indietro e rifarlo, è un comportamento decisamente stupido, mentre probabilmente l’essere equilibrati ed affrontare i problemi con l’approccio dello Slow Solving, porta senz’altro tanto bene e soprattutto abbassa la pressione.

Quindi, ragazzi formiconi, dimezzate la velocità: avrete il tempo per guardarvi intorno, vedere chi vi è vicino e magari accorgervi che vi sta sorridendo e, perché no, se non vi sconvolge, scambiarci quattro parole senza mandargli una mail.

Te curas

 

Inserito il:17/01/2020 11:51:55
Ultimo aggiornamento:17/01/2020 11:58:16
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