Aggiornato al 06/12/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Eric Kempson (Hampshire, England, 1955 - Greece) – The Paradox

 

I paradossi della cultura

di Gianni di Quattro

 

La cultura vuol dire avere conoscenza, vuol dire sapere come incrementare questa conoscenza, vuol dire amare la conoscenza. Ma conoscenza è anche esperienza, è anche passato e storia, è anche vissuto e comprende i pensieri, le ideologie, le cose in cui si è creduto e che hanno riempito molti anni della vita di un uomo.

La cultura è una storia personale piena di maturazioni intellettuali, piena di battaglie umane e che vogliono dire maggiore consapevolezza del vivere, avere maggiore coscienza di chi si è e di cosa si vorrebbe, rappresentano un metro per dire a noi stessi se ci piace quello che facciamo, anche se spesso non lo usiamo o possiamo non credere a quello che ci dice.

Ma la cultura può rappresentare anche una limitazione, un condizionamento quando si vuole riuscire a pensare al percorso della vita e alle sue manifestazioni sociali, economiche e politiche verso il futuro. Uno dei tanti paradossi che l’uomo porta con se, quando qualche volta, come si dice in Toscana, il meglio può essere nemico del bene. In altri termini, può capitare che per percepire bene nella sua interezza il percorso che ci porta nel futuro, i condizionamenti culturali, che comprendono le esperienze passate, possano rappresentare una remora a capire, perché rappresentano un diaframma che filtra tutte le sensazioni, tutti i sintomi che si possono avvertire, insomma i segnali che un uomo colto con la mente libera è in grado di percepire.

Il nostro paese è pieno di uomini colti, ma anche di uomini pieni di questi paradossi. Pensiamo alla nostra classe intellettuale, ai tanti e importanti operatori dei media, spesso anche ai tanti uomini dei partiti di qualsiasi parte politica, in buona fede e a prescindere da qualsiasi tatticismo politico.

Perché parlare di questo? Perché è la dimostrazione di una non diffusione del pensiero laico, libero, critico, capace di catturare l’innovazione e di giudicarla. Questo è un paese dove il pensiero laico non è di moda, forse per il pesante e secolare condizionamento ecclesiastico e poi per esperienze politiche infelici del secolo passato. Non ci si può meravigliare del diffuso conservatorismo che anima la maggior parte dei partiti sul palcoscenico e che è anche la caratteristica della maggior parte della popolazione.

Un paradosso culturale, dunque, che rischia di non far prendere al paese il treno del futuro, che rischia di non riuscire a vedere i problemi non solo con gli occhi del passato, a giudicare le persone non solo per quello che sono state, ma per quello che dimostrano di essere.

Penso che sia difficile capire come siamo e come possiamo andare senza considerare questo paradosso culturale che alberga spesso negli uomini di maggior rilievo del paese.

 

 

Inserito il:28/06/2022 14:47:54
Ultimo aggiornamento:28/06/2022 14:53:42
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