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Aggiornato al 26/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Maurizio Bondesan - Punto interrogativo n. 3 - acrilico su tela

Domande semiserie di un disadattato disordinato.

 

Se la libertà d'opinione è sacrosanta, perché in Italia esiste il proverbio "Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi"?

Che ruolo ha un mullah? E un muezzin? Sultanato e califfato sono la stessa cosa? Ma i sunniti, chi sono?

Corrispondono ad un'area geografica o ad uno stato "morale" e non ancora giuridicamente determinato?

La parola Islam che cosa significa? Dove e quando nasce?  E' solo religione? Quali i suoi insegnamenti?

Le sue articolazioni sono paragonabili alle divisioni che segnano il cristianesimo? Tutti i musulmani sono sudditi di una teocrazia? E' solo colpa dell'Isis?

Ma il Cristianesimo, poi, in ragione di che cosa è diviso al suo interno? Quali sono stati gli avvenimenti storici che hanno determinato l'insorgere di queste fratture? E dalle incrinature originarie, ne sono nate altre, in un effetto domino che dall'inizio dei tempi è arrivato fino al 2015?

Le crociate sono state il primo tentativo di esportazione della democrazia non riuscito perché non esisteva ancora l'Onu?

Un maghrebino e un siriano o un iracheno, un iraniano o un pakistano, di seconda o di terza generazione, vivono mediamente bene in una moderna capitale dell'Europa occidentale, come Berlino, o Londra, o Parigi?

Posso considerarmi davvero francese o tedesco, se mi chiamo Abdul o Jamal, o Mehemet, e sono nato a Colonia o Lione da genitori stranieri?

Quali regole disciplinano il conseguimento della cittadinanza nei diversi stati dell'Europa?

Si ha la possibilità di una reale e concreta, fattiva integrazione?

Perché allora, neanche fossero svizzeri richiamati periodicamente al servizio militare, decine e decine di costoro si recano in alcune zone ben determinate del medio oriente per sottoporsi ad intense sessioni di addestramento militare?

L'intelligence mondiale che nelle rispettive sigle nazionali si incarica di vegliare sulla sicurezza delle persone, crede forse che una volta rientrati costoro si dedichino a strappare qualche fiore dalle aiuole di alcune ridenti località turistiche?

E quale tipo di strategia, a livello di politica continentale, è stata pensata ed implementata per gestire ed affrontare il tema dell'immigrazione? Un problema come quello dei flussi migratori, che permane - in queste dimensioni - da 25 anni e interessa particolarmente l'Italia come varco di ingresso da parte di tutta questa umanità dolente, non andrebbe inquadrato complessivamente in modo diverso?

Come mai su questo aspetto Roma è stata lasciata sola, ed ha sempre e soltanto preso decisioni di carattere emergenziale?

Se il piano Marshall servì a ricostruire l'Europa e nell'Europa l'Italia, per sottrarre le menti e le volontà di milioni di persone devastate dal conflitto alle chimere dell'avanzante socialismo reale, perché non si è riusciti ad eseguire una analoga operazione, sotto il profilo ideologico, culturale, etico, religioso, nei riguardi di chi in Europa è approdato o approda ancora?

Valeva la pena tentare?

Abbiamo realmente compreso che cosa significhi allora far riferimento alle radici cristiane dell'Europa, o siamo fermi e mediaticamente impressionati dall'incidente diplomatico scaturito da una pessima traduzione di un discorso – nei suoi contenuti, in realtà, altissimo - tenuto da Benedetto XVI in quel di Ratisbona?

E perché, quale che sia il problema del momento, devo sentirmi minacciato sempre e comunque, se sono ebreo? A proposito: la questione palestinese, a che punto è?

Siamo ancora convinti che la propria fede, come si sostiene in special modo in occasione di referendum o di consultazioni elettorali, abbia e debba avere impatto esclusivamente sulla propria sfera d'azione personale ma non debba in alcun modo emergere a livello sociale, neppure in forma di aggregazione e di agglomerati che lungi dal sostituirsi all'autorità spirituale di un leader religioso e ai fondamenti dei propri libri sacri, a quella autorità e a quei fondamenti si ispirino a beneficio della costruzione di una società più libera, pluralista, giusta?

Quanti cristiani di confessione cattolica sono in grado di spiegare perché Messa e Celebrazione Eucaristica sono sinonimi?

Quanti sanno come mai le letture della domenica e dei giorni festivi differiscono nel numero da quelle dei giorni feriali?

Qual è il significato dei diversi colori con i quali, nel diversi periodi dell'anno,  l'officiante presiede la celebrazione?

Calendario liturgico e civile sono identici? Dove e quando nasce la differenza?

Se l'islamismo è una religione demograficamente a vocazione maggioritaria, lo deve al fatto che il cristianesimo è in una sorta di eutanasia, troppo preso da dispute interne teologiche e poco incline ad onorare e rispettare quei quattro insegnamenti del fondatore?

Sussistono differenze sostanziali anche all'interno del cattolicesimo romano? Perché un pontefice deve quasi difendersi dall'accusa di vicinanza al comunismo, a motivo delle continue sottolineature e dei doverosi richiami circa il dramma della diffusa povertà? Non avrebbe forse giovato, anche in passato, una riflessione più attenta intorno al capitalismo e alle sue derive, piuttosto che una sua legittimazione tout court?

Perché nelle celebrazioni che hanno avuto luogo ieri in un noto santuario torinese, non ho avuto modo di ascoltare un accenno a quanto accaduto a Parigi?

Non una invocazione, un silenzio, una richiesta di perdono, una implorazione, non una domanda?

Ma soprattutto, e una volta per tutte, perché prima di celebrare degnamente i santi misteri e di riconoscerci peccatori, non spegniamo mai i telefonini?

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Inserito il:12/01/2015 16:15:55
Ultimo aggiornamento:24/01/2015 17:35:14
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