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Aggiornato al 26/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Jan Miense Molenaer (1610-1668) – Un ciarlatano con assistente – 1630c.


L'opinionista.

Costretto a letto da una puntualissima influenza stagionale, ho trascorso molte ore degli ultimi giorni tra tv, social network, televisione, lettura di quotidiani. Un'overdose di informazione e di stretto ancoraggio all'attualità che ha avuto  nell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica l'avvenimento intorno al quale si sono comprensibilmente mobilitate le maggiori energie e  risorse di tutti i media italiani.

In mezzo a giuramenti più o meno segreti e patti più o meno infranti, mi sono imbattuto in una figura la cui pericolosità e perniciosità – devo essere onesto – non avevo mai considerato con la dovuta attenzione: l'opinionista.

Si sono moltiplicate le trasmissioni di infotainment, come usa dire oggi, ma gli opinionisti sono sempre i medesimi, in numero esiguo, una setta che richiede probabilmente prove di ardimento fisico e psichico assai ardue da superare quale esame per poter ottenere l'ingresso nella categoria.

Finisce una trasmissione e l'opinionista, per nulla stanco e annoiato, ripeterà le medesime considerazioni nel programma che andrà ad incominciare subito dopo: Rai, Mediaset, La7, gabbie e piazzepulite, servizi pubblici o doppi servizi. Come un allenatore che, finita la partita di calcio della domenica, ripeterà per tre ore a centocinquantadue emittenti di non aver sinceramente visto se il calcio di rigore concesso dall'arbitro a favore della propria squadra fosse effettivamente tale. Mentendo tutte le volte.

Scrive generalmente per un giornale, e pubblicizza il frutto dei personali arrovellamenti notturni sul  profilo facebook o twitter, chiamando a raccolta come un novello gladiatore l'esercito dei propri fans che, nel Colosseo della comunicazione multimediale, bombardano i nemici a colpi di “like”.

Sì, perchè l'opinionista 2015 ha dei nemici: tutti coloro che, per un motivo o per un altro, possono ostacolarne l'ascesa nella corsa assurda alla visibilità, al successo personale, alla notorietà.

D'accordo, ma riposerà un poco, prima o poi? Magari per cena? Niente affatto. Venti e trenta, anzi 8 e mezzo ed eccolo lì, pronto a infrangere la resistenza e la credibilità di chiunque, a colpi di scudisciate verbali.

Perfetto, mi si dirà, ma almeno è un competente, un tecnico a suo modo, qualcuno che conosce verticalmente e approfonditamente un aspetto, un mondo, un settore. La politica estera, il diritto costituzionale, il cinema francese, il campionato di calcio, l'urbanistica, il vino. Sbagliato.

L'opinionista 2015 scrive a proposito di tutto, tutto conosce, tutto twitta, tutto racconta e su tutto ha un'idea. In ogni caso, da bravo e moderno tuttologo, l'opinionista di vino s'intende davvero: almeno così lascia intendere il suo reclamizzato blog a proposito del mondo di Bacco. D'altro canto, non si può mettere in naftalina un diploma da sommeiller.

Frequenta i festival, le rassegne, conosce gli artisti, partecipa – magari nella forma di un piccolo cameo – ai loro film, che poi puntualmente provvederà a recensire positivamente, da bravo professionista super partes.

Con lo stesso registro stilistico, il medesimo vocabolario crossover che ha ormai contaminato ogni aspetto del nostro vivere, si esprimerà in ogni ambito, dicendo che “non si possono cambiare le regole del giuoco a partita in corso” sia per commentare l'ennesimo dietrofront di un leader di uno schieramento  politico rispetto ad un provvedimento legislativo in dirittura d'arrivo, che per esprimere perplessità rispetto ad una diversa interpretazione data da un arbitro di calcio rispetto ad un episodio falloso occorso due volte in una partita e differentemente sanzionato.

Perché l'opinionista viaggia leggero, col suo dizionario prêt-à-porter  fatto di costrutti prefabbricati e incisivi, post berlusconiani, capaci di colpire l'immaginario dell'ascoltatore. Questo conta, colpire l'immaginario, suscitare una riflessione sarebbe troppo.

Non basta. Pur avendo poco più di quarant'anni, ha conosciuto e frequentato personalmente gli intellettuali più disallineati, le personalità più controverse ed irregolari, gli artisti più scomodi. Ne racconta aneddoti circostanziati e precisi, rievoca particolari - presi dall'album dei ricordi di famiglia – risalenti ad anni nei quali, probabilmente, intento a giocare con il triciclo non avrebbe mai pensato di diventare un opinionista.

Vi manca Giorgio Gaber? Nostalgia delle canzoni di Fossati? Dei libri e degli articoli di Edmondo Berselli? Volete sapere davvero cosa si nasconda dietro al mancato rispetto del patto del Nazareno? Vi interessano particolari inediti della vita politica del presidente Mattarella?

L'opinionista saprà certamente rispondere, ma io preferisco avere una mia opinione.

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Inserito il:03/02/2015 09:02:30
Ultimo aggiornamento:03/03/2015 20:20:12
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