In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 25/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
apoteosi-fascismo.JPG
Luigi Montanarini (1906 – 1998)– Dipinto murale “Apoteosi del fascismo” – CONI Roma

Credere, obbedire, mugugnare.

 

Per la verità l’invito perentorio che il Cav. Benito Mussolini aveva coniato e diffuso tra la popolazione al posto di mugugnare, diceva combattere. Perché voleva che tutto il popolo, oltre che credere e naturalmente obbedire, si preparasse a combattere per conquistare le colonie, per partecipare ad una eventuale grande guerra, come poi è puntualmente avvenuto con le conseguenze che i vecchi ricordano e che i giovani possono solo immaginare.

Credere, obbedire, combattere doveva rappresentare la connotazione principale del paese secondo quel Cavaliere, che si rendeva conto come lo sforzo maggiore era quello di convincere il popolo a combattere e a prepararsi per questo, mentre non aveva dubbi sulle tendenze dello stesso  popolo a credere ed obbedire. Per questo furono inventati il sabato fascista, la ginnastica anche per gli uomini di una certa età, magari impiegati, con la pancetta, per le ragazze con la prospettiva di una maggiore bellezza e quindi con più probabilità di incontrare il principe azzurro. Insomma, tutto per creare o ricreare, secondo quello che si diceva, un passato guerriero glorioso della stirpe italica, come se la presenza dei vari conquistatori, l’incapacità di ribellarsi a chiunque e per qualunque motivo, non fossero mai esistiti.

Il motto fu scritto su tutti gli angoli di tutte le strade di tutti i paesi e veniva ripetuto continuamente per metterlo bene nella testa degli italiani e l’operazione si può dire che riuscì, perché tutti credevano e obbedivano ed erano pronti dicevano, anche se non era vero, a combattere, salvo sparuti gruppi di contestatori mandati via, messi in un angolo o comunque guardati a vista e resi innocui.

Il cav. Benito Mussolini aveva capito comunque che il popolo di questo paese facilmente credeva a tante cose anche se apparentemente strampalate e, meraviglia delle meraviglie, ancora più facilmente obbediva, quasi a voler farsi scivolare addosso qualsiasi responsabilità o necessità di decisione, quasi come se il fare ciò che veniva ordinato procurasse un piacere, un equilibrio psicologico senza il quale si poteva essere preda di strane sbandate o di impossibili utopie. Il grande errore della sua vita fu il pensare che un popolo così ubbidiente e credulone potesse facilmente prepararsi e trasformarsi in un popolo combattente. Non considerò che questo popolo aveva la tendenza fondamentale del giunco, di quella canna che vive vicino al mare, dove spira quasi sempre vento o quantomeno brezza marina, e cioè quella di piegarsi, di non opporsi, di far passare il vento a prescindere dalla sua intensità e poi di rialzarsi soddisfatta. Una tecnica messa a punto in secoli di storia, di rapporti con dittatori e comandanti di qualsiasi razza, tendenza e carattere.

La democrazia nel nostro paese fu instaurata dopo la seconda guerra mondiale e si articolava fondamentalmente nei partiti politici che dicevano di avere, anche per quello che era scritto nella Costituzione, il compito fondamentale di raccogliere il consenso. In effetti quei partiti, soprattutto quelli grandi, quelli confessionali di destra o di sinistra, decisero che il loro compito non era solo di raccogliere il consenso, ma di formarlo, di indirizzarlo, di pilotarlo. Capirono anche loro che il popolo era come sempre pronto a credere e obbedire e che aveva solo bisogno di poter lamentarsi, di poter mugugnare secondo le migliori tradizioni liguri. In altri termini i partiti politici e gli organi istituzionali che si crearono, e che dei partiti erano il riflesso anche culturale, capirono che il paese era nelle loro mani, che la democrazia piaceva soprattutto perché consentiva a tutti di mugugnare, di lamentarsi, di opporsi.

Mugugnare, infatti, consente a tutti di avere posizioni equivoche e cioè di ubbidire mentre si dice che non piace farlo, mentre si dice di essere pronti per opposizioni anche armate se necessario. Naturalmente sono modi di dire che trovano il loro folklore nelle varie regioni e non hanno alcun radicamento con la realtà delle cose.

Solo così, dicono tanti, è possibile spiegare come centinaia di migliaia d persone, milioni di persone votano e seguono leader o individui proclamatosi tali, che raccontano  grandissime panzane evidenti anche a chi non possiede cultura, conoscenza ed esperienza. Però piace credere anche perché credere alle cose più assurde  favorisce il successivo mugugno.

In altri termini per lamentarsi bisogna avere cose di cui lamentarsi e quando non ci sono bisogna inventarsele, tanto è vero che quando qualche protagonista politico lavora manifestamente per sistemare le cose e migliorare la situazione generale, crescono e diventano più feroci le opposizioni. In definitiva, infatti, si tratta in questo caso di toccare nel vivo il desiderio e la speranza più grande della popolazione.

Il fatto è che al popolo italiano piace soprattutto il mugugno per il quale è disposto a qualunque cosa, anche a quella di ubbidire a degli imbecilli, parolai e incapaci!


Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:28/02/2015 07:37:44
Ultimo aggiornamento:09/03/2015 19:52:49
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology