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Aggiornato al 21/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Renzo Collura (1920 - 1989) – Paese di Sicilia – 1981

Essere siciliano a Milano.

Quando molti anni fa sono venuto a Milano per un colloquio di lavoro non pensavo che ci avrei poi passato gran parte della mia vita. Una vita che vede tutta la sua prima parte interamente siciliana, quella parte della vita che è l’adolescenza e la gioventù, quando ancora funzionano bene tutte le antenne per recepire, per imparare, per conoscere, per ragionare. Quando ancora i pregiudizi non sono radicati e si rimette in discussione tutto sempre, quando i valori della vita che contano cominciano a scolpirsi nella testa e nel cuore e poi si possono solo scalfire, ma mai più cancellare o sostituire.

Il primo contatto con Milano è stato in un pomeriggio di autunno dopo 23 ore di viaggio con la famosa Freccia del Sud, che era, insieme al Treno del Sole che andava invece a Torino, il percorso di tutti gli emigranti in quegli anni. Emigranti di tutti i livelli, ognuno con la sua speranza, con la sua valigia e il suo cappotto nuovo o rivoltato. Milano mi apparve allora immensa, piena di gente che correva, grigia, con tutti i rumori possibili, con un odore nell’aria che mi sembrò un misto tra la gomma bruciata e uno strano olezzo proveniente da una pentola di bollito misto.

Da allora, da quelle sensazioni sono passati tanti anni, ho vissuto in molte parti d’Italia e anche del mondo, ma Milano è stato il punto di riferimento più abituale, quello dove potevo dire di essere a casa anche se non lo ero e non lo sono mai stato per la verità.

Perché un siciliano mi sono reso conto che, anche se vive fuori dalla Sicilia, è come se vivesse in Sicilia. Pensa di essere temporaneamente in trasferta e che deve tornare, non sa se oggi o domani o dopodomani, ma presto, magari dopo quaranta anni. Continua a leggere le cose siciliane, a seguire le vicende, a tenere contatti, a mangiare le cose che sono le più vicine possibili a quelle siciliane, così come le sue interpretazioni culturali partono dal Mediterraneo e la sua visione geopolitica ha sempre la Sicilia come cartina di tornasole. È l’effetto isola, dicono che succede come ai grandi comandanti di navi che, dopo tanti e tanti anni di navigazione, anche quando smettono di andare per mare, continuano a camminare sulla terraferma dondolando come se il beccheggio continuasse. Così ad un siciliano possono togliergli la Sicilia, portarlo via, ma continua a pensare che quella è la sua terra, il resto è tutto provvisorio e va preso per quello che è, come una grande gita, una grande avventura o, persino, una condanna temporanea.

La Milano dei miei primi anni era comunque straordinaria per le opportunità. I locali con il jazz, i teatri, le persone che si incontravano, i ristoranti, le cose da vedere, i sogni che si potevano fare e la vita che si sentiva scorrere dovunque in tutti. Certo erano gli anni del boom, della speranza, in cui sembrava che esistevano solo giovani anche se l’età di molti era avanzata. Ma esisteva una specie di fluido che attraversava e unificava molti.

Adesso, dicono che Milano si è ripresa, si sta riprendendo ed è vero, almeno a giudicare rispetto a qualche anno fa, ma lo spirito non è più lo stesso. I sogni sono pochi e hanno lasciato il posto a qualche speranza, tutto è più commerciale, c’è meno passione, più tristezza. Certo c’è una ripresa, si nota la voglia di fare che sembrava scomparsa. Ci sono molti giovani perché ci sono tante università e i giovani la stanno colorando molto, perché, come succedeva allora, molti si stanno inventando lavori, percorsi, modi di vivere.

Un tratto Milano ha sempre offerto negli anni, da quelli entusiasmanti della seconda metà del secolo a quelli attuali, passando per quelli che si sono definiti come la Milano da bere a quelli della crisi e del grigiore del grigio, cioè ha sempre offerto l’accoglienza.  Milano ha sempre accolto tutti, non ha preso in giro nessuno, non ha escluso, ha consentito a tanti di vivere, di lavorare, di costruire tutto quello che volevano. Ecco perché oggi si guarda con sorpresa e con una certa apprensione, a questa forma di razzismo che emerge, si guarda ad alcuni aspiranti capi popolo come a persone non degne della storia e della tradizione di questa città, che può vantare una sua cultura e una sua connotazione ben inserita nel continente europeo.

Milano è stata piena di siciliani che vi hanno lavorato e operato nel campo dell’economia, della impresa, dell’arte, del giornalismo e dell’innovazione. Tutti vi hanno abitato con piacere, tutti ci siamo trovati bene e tutti siamo riconoscenti verso questa città che ci ha accolto. Ma il desiderio di tornare presto nella nostra terra, che si può criticare e in certi momenti persino odiare, ma è la nostra terra, rimane intenso. Per noi che viviamo fuori, la Sicilia è la calamita della nostra vita.

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Inserito il:21/09/2015 20:26:00
Ultimo aggiornamento:05/10/2015 09:24:25
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