In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 18/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Leon Zernitsky (Mosca, 1949 - Toronto) - Illness, Drugs and Health

 

Medicalizzazione del corpo

di Mara Antonaccio

 

Mi perdoneranno i lettori se nei miei scritti spesso reitero alcuni concetti, ma purtroppo molti dei fenomeni sociali che viviamo sono creati, fomentati e strumentalizzati dall’Industria; nel caso degli argomenti da me trattati, alimentare, farmaceutica e cosmetica. Nei nostri Paesi ricchi assistiamo a una crescente medicalizzazione della vita quotidiana, intendendo con “medicalizzazione” l’estensione dell’attenzione medica ad ambiti prima non pertinenti. Molte condizioni e manifestazioni umane, una volta assolutamente normali, sono ora considerate patologiche o comunque non “opportune” e il processo sembra essere inarrestabile.

C’è chi vede alla base del fenomeno gli interessi economici legati al mondo della sanità, che a partire dagli anni ‘80 sembra essere il fattore propulsore di questo fenomeno, soprattutto in alcuni ambiti della medicina come la psichiatria; si pensi al caso della medicalizzazione della tristezza, considerata alla stregua di una malattia e non di uno stato d’animo.

Strana epoca questa, noi poveri Argonauti del Millennio veniamo ingaggiati da un estenuante tira e molla che vede da un lato la lobby alimentare, che fa di tutto per farci ingrassare, ammalare, consumare, e dall’altro quella farmaceutica, che con le sue creme, i suoi rimedi, le sue panacee, ci fa credere di poter tornare come eravamo: belli, magri, dalla pelle di seta e con il ventre piatto!

In questa nostra società, ormai da un secolo a questa parte, la bruttezza non è più una caratteristica fisica dovuta a tratti poco armonici o a proporzioni corporee sgraziate, ma è una patologia. Sicuramente una parte della lobby medica e farmaceutica ha portato avanti la costruzione sociale di questo fenomeno, per allargare il proprio “bacino di utenza” e ci ha insegnato a credere che i denti un po’ storti, magari con la patina dell’età sopra, il seno piccolo o troppo grande, la cellulite siano patologie da prevenire e curare alla stregua del morbillo o del diabete. Tutto ci porta a peggiorare aspetto fisico e salute e molto tenta di riportarci in condizioni accettabili, per lo meno ce lo promette con le ammalianti pubblicità e gli slogan ottimistici. Quel che noto tra le tante aberrazioni, è un costante e ostinato rifiuto di accettazione delle manifestazioni corporee e la loro conseguente medicalizzazione, che tenta di impedire che si palesino o che ne limita gli effetti.

«Dottoressa ho la pancia gonfia», mi sento dire questa frase quasi in ogni consulenza: e che sarà mai! Forse ha mangiato legumi o verdura o ha parlato senza sosta durante il pasto o, meno possibile, è intollerante a qualcosa, queste sono le motivazioni che adduco. Certo che se vengono le coliche, allora approfondiamo. Ecco che l’Industria farmaceutica interviene con le sue pillole sgonfia pancia, gli spray anti flatulenza e i probiotici davvero vivi, che promettono colesterolo sotto i livelli minimi e pance sorridenti. Mi sento guardare come un marziano quando dico ai pazienti che nell’intimità delle loro case, possono abbandonarsi all’eliminazione delle fastidiose flatulenze senza vergognarsi e senza rischiare di radere al suolo rioni cittadini: li vedo, pensano che sia matta, si tratta di reato di lesa apparenza sociale!

Qualche mese fa ho scoperto inorridita, parlando con un collega chirurgo estetico, che molti giovani ricorrono alle punture di botulino sotto le ascelle, per non sudare nei mesi caldi. Certo, avere gli aloni sulla camicia è assimilabile ad aver investito una vecchietta sulle strisce, ti rende socialmente inaccettabile; però qui l’Industria cosmetica ha fallito, neppure i suoi miracolosi deodoranti attivi 24 ore, i super dry e i talchi rinfrescanti hanno salvato i poverini dal pubblico ludibrio. Non possiamo avere peli in nessuna parte del corpo, quindi ci spelliamo, rasiamo, strappiamo, eliminiamo velli ovunque, tranne che in testa, dove devono essere foltissimi, setosi e scivolare come tendoni da teatro, tra le dita di bellissime modelle capellute. E tu che hai i capelli lisci li vuoi arricciare, tu che li hai come i Cinesi li vuoi da Congolese: nessun problema, lozioni, balsami e maschere alla cheratina promettono risultati strabilianti. Se hai quarant’anni e non digerisci il latte sei “gravemente” malato; a nessuno viene in mente che solo noi umani beviamo latte dopo lo svezzamento e che non digerirlo è normale evoluzione della crescita.

No no no! L’Industria degli alimenti speciali non vuole che si sappia, non posso dirvi che vi basta evitare il latte o mangiare formaggi di capra per aggirare il problema, meglio comprare latte e latticini delattosati, fare inutili e costosi test privi di fondamento scientifico e sentirsi malati.

Sul frumento e le farine si aprirebbe un capitolo troppo lungo, visto il successo dei cibi senza glutine, acquistati da milioni di persone convinte di averci dei problemi. E vogliamo parlare dei “colleghi naturopati o assimilabili”, che sembrano tutti usciti dalle visioni di un figlio dei fiori anni ‘60 e pretendono di curare ogni male del Mondo, eliminando dalla dieta dei poveri pazienti: latte, latticini, frumento, pomodori, peperoni e melanzane; quasi tutti diplomati in fantomatiche Accademie da scantinato o sul web. Persino partorire è diventata una malattia, miliardi di donne lo hanno fatto in epoche storiche dove davvero era pericoloso, oggi, momento in cui la mortalità da parto è prossima allo zero, si viene trattate come malate e non come future mamme.

Se si va a ficcare il naso nei dati riguardanti le patologie che concernono il comportamento relazionale, si noterà l’incredibile aumento dei disturbi mentali come ansia sociale, ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, un bambino molto vivace e rumoroso è un bambino malato?), depressione, tristezza: sentirsi in imbarazzo quando si incontrano persone nuove è sintomo di depressione? Alternare giorni allegri ad altri nei quali si è più riflessivi significa essere bipolari?

Riguardo alla tristezza, questo stato d’animo più di altri viene associato ai disturbi dell’umore, ad una malattia insomma. Il modo per distinguerla dalla patologia depressiva è fare chiarezza tra i due tipi di condizione emotiva: è normale la tristezza “con una causa”, dovuta ad un avvenimento brutto della vita, “melanconia”; l’altro tipo di condizione, la tristezza “senza causa”, detta anche depressione o “lutto”, è invece un disturbo medico che, come tale, necessita di cure.

La medicalizzazione della vita sembra essere dunque un processo in continua espansione e sempre più condizionato da interessi economici, che si traducono in un’inquietante costruzione commerciale di realtà patologiche.

Qualcuno dice che la nostra Società sia arrivata al capolinea, comincio a credere che non abbia tutti questi torti…

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:12/01/2019 15:54:20
Ultimo aggiornamento:12/01/2019 16:03:57
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology