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Aggiornato al 23/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Leonid Afremov (1955 – Bielorussia ) – Autumn stream

Al di là del ponte.

 

Ci sono momenti nella vita in cui le cose cambiano perché è così, è inevitabile. Quando accade è come attraversare un ponte, con la coscienza che al di là c’è un mondo diverso. E durante il tragitto, quando si è sul ponte, mille pensieri affollano la mente con ricordi, nostalgie, rimorsi, speranze e paure.

Per esempio, compiere 80 anni è attraversare un ponte, è andare al di là. Si va nella vecchiaia, si lascia la vita con le sue sfide e le sue speranze e si va in uno stato che Luciano Bianciardi (La vita Agra) chiamerebbe moribundario. Uno stato che sa di provvisorietà, aspettando non si sa che cosa e come questa cosa può arrivare, si sa solo che è vicina, dietro l’angolo e potrebbe far capolino in qualsiasi momento.

Mentre si cammina sul ponte si ripensa alla propria vita, agli errori, alle gioie, alle frustrazioni, alle sconfitte e ai successi. Si ripensa ai sentimenti che l’hanno animata e alle emozioni che si sono provate. Si prende atto che niente più avrà l’intensità, la bellezza, il piacere di prima.

Ma è bello, e conforta pensarci, contare gli amici che si sono conquistati durante il cammino (Machado). A loro va la riconoscenza per essere stati in un modo o nell’altro compagni della propria vita. Si pensa alle persone cui si è stati legati da rapporti di amore e di affetto profondo a partire dai propri genitori e dalla famiglia in cui si è nati e cresciuti. E poi naturalmente si pensa alle persone con le quali si è costruito il proprio percorso di vita e con le quali si sono condivise esperienze e sentimenti.

Si fa anche un esame della propria coscienza, di quello che si è fatto, dei risultati raggiunti, del successo che, almeno così come in generale viene percepito, magari non c’è stato e del perché non c’è stato. Non tanto per scelta ideologica, come direbbe Pasolini, ma per incapacità, per non adeguatezza alla competizione, per dirla, almeno quando si è sul ponte bisogna farlo, con sincerità. Ci si interroga se ci si deve sentire frustrati per questo o farsene una ragione e allora si passano in rassegna gli altri, tutti i valori della propria vita.

Ci si compiace di sentirsi laico e senza pregiudizi, sincero sino al limite dell’autolesionismo, amante della bellezza espressa in qualunque modo, curioso del futuro e tifoso della innovazione, di scoprire di amare la terra dove si è nati e dove sono nati i primi sogni che non si dimenticano, ma di amare anche la terra che ci ha accolti e consentito di vivere e di costruire. La storia dell’emigrazione è difficile da capire da parte di chi non l’ha vissuta comunque e, malgrado la buona volontà di voler capire, è difficile capire il trauma che si produce e che non si cancella mai.

Il passaggio del ponte dura poco, pochissimo, ma sembra una eternità tanti sono i pensieri che si affacciano e le immagini, anche delle persone che non ci sono più.

Essere arrivati al ponte (al ponte degli 80 anni) dà un po’ una sensazione di vertigine, si cominciano a sentire strani scricchiolii, ma c’è la soddisfazione di avercela fatta anche se con fatica, spesso con dolore e, soprattutto, si sente ancora la voglia di continuare.

Ed è con questo spirito, con questi pensieri che faccio gli auguri a tutti, ringrazio, saluto, abbraccio e chiedo perdono a tutti coloro che magari involontariamente sono stati offesi da miei comportamenti. Ringrazio soprattutto quelli che mi hanno voluto bene e con i quali ho condiviso pezzi di vita. Spero che tutti mi sentano perché voglio gridare: vi voglio bene! Vado sul ponte senza paura del vento, con allegria, grazie!

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Inserito il:09/12/2015 15:22:00
Ultimo aggiornamento:31/12/2015 22:19:30
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