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Aggiornato al 04/06/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Janine M. Ferranti (Rockville Centre, NY, USA – Contemporanea) – Papa Francesco

 

Sul Natale: a cosa serve la Chiesa cattolica oggi?

di Gianluca Ferrando

 

“Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?”  F.Dostojevskji.

 

Mi colpì tempo fa la copertina del Magazine Sette del Corriere della sera, dedicata a Giuseppe Mussari, ex presidente di Monte dei Paschi, durante la fase che portò al crollo fraudolento della banca.

Giuseppe Mussari è una persona che socialmente tutti considerano riprovevole, oggi anche condannato dalla giustizia dello stato italiano. Eppure Sette gli dedicava la copertina ed un servizio con intervista – peraltro piuttosto accondiscendente, ma si sa i cattivi son sempre di serie A o serie B a seconda del mainstream (ma questa è un’altra storia e merita una riflessione a sé).

La cosa proprio per questo mi incuriosì molto e cercai di capire il perché di questa scelta editoriale. Nel fondo della rivista il direttore scriveva che queste storie vanno raccontate “perché si possa imparare dagli errori commessi per non ripeterli più”.

Ecco, la mia riflessione sul Natale e il senso dell’essere Cattolici oggi inizia da qui.

Ho l’impressione che il pensiero dell’uomo stia visibilmente regredendo, perché non ha più riferimenti concettuali e paradigmi che gli permettono di affrontare la vita reale in modo sano.

Infatti, che senso ha dire “capiamo la vicenda Mussari affinchè non si ripeta più”? Non è forse un dato chiaro della storia dell’uomo che questi fatti sono parte della natura umana? Non è forse vero che sono sempre esistiti – prima di Cristo, nel Medioevo, nel 500 e nei tempi moderni - banchieri o mercanti o grandi finanzieri che hanno approfittato della loro posizione per arricchirsi illecitamente sulle spalle degli altri, spesso più deboli? E non c’è sempre stata l’intellettualità del mondo a dire che bisognava capire il perché di queste ruberie per evitare che si potessero ripetere? E che puntualmente si sono ripetute ed oggi ci ritroviamo appunto Mussari o Zonin o Banca Etruria e via dicendo?

Ma allora di cosa parliamo?

Ci vuole qualcuno che ridica - sempre e ogni giorno - al mondo e agli uomini di cosa essi sono fatti e che cosa veramente cercano.

Da Cristiano praticante ogni giorno – ogni giorno – mi faccio la stessa domanda che Dostojevskji si poneva già 150 anni fa. In altri termini, ma cosa serve il Cristianesimo oggi? Cosa serve la Chiesa? Ha senso festeggiare il Natale Cristiano?

Stando in superficie e a leggere e sentire il pensiero dominante, la Chiesa Cattolica è un’ottima agenzia di valori. Nella misura in cui si faccia piazza pulita dei Bertone con i loro appartamenti lussuosi, dei preti pedofili, dei ciellini affaristi, dando una bella ripulita con l’immagine genuina di Francesco, ecco una organizzazione che promuove la carità, il comportarsi bene, il rispetto dell’altro.

Ma a chi interessa veramente una Chiesa così? Interessa a chi la vuole svuotare della sua vera portata rivoluzionaria e renderla un buon cane da guardia dei buoni sentimenti.

Prova ne sia che Papa Francesco – nei discorsi sui media - viene svuotato completamente del cuore del suo messaggio – Gesù unica salvezza dell’uomo – per esaltarne la parte sentimentale, quella del buon padre che accoglie i figli anche di fronte alle loro peggiori nefandezze.

Piace questa Chiesa di Francesco perché sembra fustigare i cattivi (secondo le categorie del mondo, gli avidi, i ricchi,…) e aprire le braccia ai poveri e ai diversi, infatti Francesco piace un sacco ai non credenti, ma non perché avvicina loro alla Chiesa ma, al contrario, perché sembra avvicinare la Chiesa alle loro quattro idee!

Spettacolare a proposito lo svuotamento che i media fanno di ogni evento che la Chiesa Cattolica organizza: dal Sinodo sull’Amazzonia, ai viaggi Papali, dalla Giornata dei Giovani all’Anno della Misericordia. Mi ha colpito in modo particolare proprio quest’ultima: malgrado Francesco si ostini ad annunciare che la Misericordia viene solo da Dio e l’uomo ne può essere un riverbero, i media tagliano il discorso rendendolo un imperativo morale: quest’anno – nell’Anno della Misericordia – ci impegniamo ad essere tutti un po’ più buoni. Che tristezza!

Ebbene io credo invece che di Chiesa e di Cristianesimo, l’uomo d’oggi (io in primis) ne abbia proprio un gran bisogno.

Di Cristianesimo: l’annuncio che Dio è diventato un uomo in carne ed ossa da seguire. Ecco la rivoluzione!

Vera rivoluzione perché chiede:

1 – di seguire qualcos’altro da se stessi e le proprie idee pur buone ma comunque limitate

2 – che questo qualcos’altro è – orrore degli orrori – una realtà fatta da uomini: la Chiesa, con tutto il suo fango maleodorante fatto di bestemmie continue di chi ne fa parte. Eppure, immerso in questo fango, le uniche pepite d’oro per le quali vale la pena darsi da fare. Le pepite del senso pieno della vita, del gusto della realtà, della grandezza ultima del nostro essere.

Mi è capitato di rileggere questo brano dei Promessi Sposi che trovo esempio splendido di questa idea di Fede Cristiana come incontro con una novità sorprendente. L’uomo del male, un Riina o un Bin Laden di quei tempi potremmo dire, incontra un altro uomo toccato dalla fede: il risultato non è un discorso o la reprimenda sui propri errori, bensì un abbraccio. In fondo è quello che tutti cerchiamo.

Appena introdotto l’innominato, Federigo gli andò incontro, con un volto premuroso e sereno, e con le braccia aperte, come a una persona desiderata; «da tanto tempo, tante volte, avrei dovuto venir da voi io». «Da me, voi! Sapete chi sono? V’hanno detto bene il mio nome?».

«Lasciate», disse Federigo, prendendola con amorevole violenza, «lasciate ch’io stringa codesta mano».
Così dicendo, stese le braccia al collo dell’innominato; il quale, dopo aver tentato di sottrarsi, e resistito un momento, cedette, come vinto da quell’impeto di carità, abbracciò anche lui il cardinale. L’innominato, sciogliendosi da quell’abbraccio, esclamò: «Dio veramente grande! Dio veramente buono! Io mi conosco ora, comprendo chi sono».

«Non crediate», gli disse, «ch’io mi contenti di questa visita per oggi. Voi tornerete, n’è vero?». «S’io tornerò?» rispose l’innominato: «quando voi mi rifiutaste, rimarrei ostinato alla vostra porta, come il povero. Ho bisogno di parlarvi! ho bisogno di sentirvi, di vedervi! ho bisogno di voi!».

 

Inserito il:12/12/2019 20:26:05
Ultimo aggiornamento:12/12/2019 20:50:01
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